Satyricon: Live Report della data di Milano

Sarebbe quanto meno sterile sollevare una polemica sul mutamento stilistico dei Satyricon, ancora di più alla luce della splendida performance che i norvegesi hanno tenuto in questa serata di inizio Dicembre di fronte alla platea del Rolling Stone. Lo spirito è sempre quello di un tempo, ma la grinta e la sana voglia di divertirsi (al di là di quello che dovrebbe essere il genere di riferimento…) vantano un’energia del tutto nuova.

Per la cronaca, prima del diabolico duo si esibiscono gli Zonaria, un ensemble svedese dedito al solito melodic death/black che guarda agli ispiratori del genere con alcune parti di tastiera a ricordare i Dimmu Borgir e gruppi affini. Ottimi mestieranti, dotati anche di una presenza scenica di tutto rispetto, ma fondamentalmente senza idee degne di nota.

Il clima cambia nettamente con l’ingresso sul palco di Frost, che siede dietro le pelli suscitando un’ovazione del pubblico. E poi è il turno di Satyr, che abbandonato il face-painting e i bracciali borchiati, indossa questa sera un’elegante camicia e un paio di pantaloni a vita bassa. I puristi storcono il naso e vola qualche parolone, ma al di là del perenne stato di gravidanza della madre degli imbecilli, il Sig. Sigurd Wongraven è l’immagine perfetta per il cambiamento della band ed ha una gran voglia di divertirsi insieme ai suoi fan. Diciamoci la verità: la produzione recente dei Satyricon non brilla certo come le gemme del passato, eppure, i brani tratti dai tentennanti “Now, Diabolical” e “The Age Of Nero”, dal vivo scoprono un’insospettata energia. Sarà che Satyr ci mette l’anima e sfodera doti da front-man paurose, per lo meno rapportate agli amabilmente impalati colleghi del Nord, sarà anche che i turnisti svolgono un lavoro a dir poco ottimo, in particolare le due asce Steinar Gundersen e Gildas Le Pape, due veri diavoli macina riff. Lo stesso Frost pare concedersi qualche preziosismo tecnico in più e dà l’idea di essere a proprio agio. E così, brani come “My Skin Is Cold”, “Now, Diabolical”, “Commando”, “The Wolfpack”, “Black Crow On A Tombstone”, “The Pentagram Burns”, “Fuel For Hatred” e “K.I.N.G.” (queste ultime riservate per il finale) mostrano uno spirito rock’n’roll dal quale è impossibile non farsi contagiare, spinte da una band in magnifica forma. Ma se lo show questa sera vuole essere soprattutto intrattenimento, non mancano comunque richiami a un passato che i due norvegesi non rinnegano affatto, ma che ripropongono con grande orgoglio: spazio dunque alle inattese e apprezzate “Havoc Vulture”, “Walk The Path Of Sorrow” (tratta da “Dark Medieval Times”) e a fine concerto, dal magnifico “The Shadowthrone”, ecco arrivare un’impeccabile riproposizione di “Hvite Krists Dod”. Una serie di brani resi ancor più enfatici dall’opera della brava tastierista Jonna Nikula.

Il finale, prevedibilmente affidato alla drammatica “Mother North”, vede la band congedarsi non senza aver regalato al pubblico milanese un profondo inchino. I Satyricon mostrano dunque di aver acquisito tutte le doti necessarie a una grande live band e quello del Rolling Stone è stato forse il loro migliore spettacolo in Italia.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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