Sabaton: Live Report e foto della data di Milano

In questo 28 Gennaio, con il concerto dei Sabaton all’Alcatraz di Milano, si consuma davanti ai nostri occhi un chiaro esempio di consacrazione. La combo svedese ha iniziato la sua carriera tra più di un pregiudizio e si è fatta strada a colpi di musica e dedizione alla causa, con il suo power metal a volte un po’ scontato ma di sicuro effetto. E oggi, finalmente, di fronte ad un Alcatraz stracolmo (per quanto parliamo ancora della venue più piccola dell’intero tour attualmente in corso), vediamo e sentiamo solo commenti positivi da ogni dove.
I Sabaton sono cresciuti, si sono insinuati nel panorama metal piano piano, con umiltà, e oggi dobbiamo accettare che non si tratta più della combo di cinque anni fa. Oggi i Sabaton sono una band di prima categoria, e questo live lo ha dimostrato ancora una volta.

Ma per raccontare l’intera storia, dobbiamo fare un passo indietro…

AMARANTHE

Ad aprire la serata ci pensano gli svedesi Amaranthe, un gruppo eterogeneo che propone un genere decisamente particolare, a cavallo tra stili e mondi diversi. Rimaniamo alquanto stupiti di fronte alla grande affluenza già alle 19, quando la band sale sul palco per scaldare il pubblico e prepararlo ad Apocalyptica e, naturalmente, Sabaton. Il popolo metallaro assiepato sotto al palco non è solo numeroso, ma anche rumoroso, segno che gli Amaranthe sono riusciti a ritagliarsi una buona fetta di fan, nonostante la proposta musicale – e chi conosce la band lo sa bene – finisca spesso per addentrarsi nel mondo dell’elettronica più poppettara e anche dance.
On stage, gli Amaranthe sono sicuramente scenografici, ci pensa la bella e brava Elize Ryd a tenere alta l’attenzione dei presenti, accanto alle due voci maschili di Nils Molin e Henrik Englund. Nei 10 pezzi proposti, il pubblico si scatenano più di quanto avremmo pensato: difficilmente gli Amaranthe sapranno mettere d’accordo tutti, ma appare evidente come siano riusciti a guadagnarsi un buon gruppo di seguaci anche nel nostro paese.

APOCALYPTICA

Siamo appena agli inizi della serata e gli Apocalyptica si presentano sul palco accompagnati da capelli fluttuanti e meravigliosi violoncelli. La curiosità da parte di chi scrive è tanta: nessuno mette in dubbio la professionalità e la bravura di questi musicisti, ma basterà a tenere alta l’attenzione per un’ora di show?
Per non tenervi sulle spine, la risposta è . L’ora a disposizione degli Apocalyptica passa in fretta, complice la capacità del gruppo di catalizzare la scena, impresa di certo non facile per una band “atipica” come loro. Opinione personalissima, rimane il dubbio sulla tenuta di un intero concerto da headliner, ma questa è una storia che avremo modo di approfondire in altri contesti.
Invece, lo show dell’Alcatraz regala momenti strumentali che tornano alle origini delle cover dei Metallica, con “Seek & Destroy” e l’acclamatissima “Nothing Elese Matters” in pole position: dove la band non ha una voce, ci pensa il pubblico a riempire il vuoto. E l’emozione, forse, è ancora più grande; o forse grande al pari di quando la voce ce la mette di nuovo Elize Ryd, che torna sul palco per eseguire “Seemann”, cover dei Rammstein, e la toccante “I Don’t Care”, che con “Grace” chiude il dittico di “Worlds Collide”.
E così, dopo aver fatto il pieno di virtuosismo, non ci resta che attendere la preparazione del palco per scendere in trincea al fianco dei Sabaton.

SABATON

Chi conosce e segue i Sabaton da tempo si sente a perfetto agio tra i riti della band, quei momenti riproposti di spettacolo in spettacolo che ti fanno sentire a casa. Il “The Great Tour”, però, esordisce con una novità, quando l’intro è affidato ad una versione strumentale di “In Flanders Fields”, dal nuovo album “The Great War”. E mentre il pubblico si prepara ad esplodere in un boato di esaltazione, ecco le parole magiche: “we are Sabaton, and this is Ghost Division”; si dà il via alle danze.
La band arriva sul palco con una carica palpabile e la solita, inossidabile presenza scenica, che porta dritta dritta alla title track del nuovo disco, esaltante e già perfettamente nota ai fan presenti.
Con “The Attack Of The Dead Men” arriva la prima sorpresa: i Sabaton si allontanano pochi secondi, per ricomparire con una maschera antigas sul volto, che richiama l’episodio storico narrato nella canzone e che viene mantenuta per tutta la durata del pezzo dal granitico Joakim Brodén, solito animale da palcoscenico anche in queste vesti.
Immaginate la scena: filo spinato e sacchi di sabbia a delimitare lo spazio del palco, un carro armato su cui campeggia la batteria di Hannes Van Dahl e un enorme schermo sullo sfondo a proiettare video e immagini che accompagnano ogni pezzo; mancano solo i giochi pirotecnici che, per ovvie ragioni, la band non ha potuto portare all’Alcatraz (ma che abbiamo avuto modo di ammirare nella nostra trasferta a Stoccarda lo scorso 18 Gennaio) e lo spettacolo sarebbe completo.
Poco male, una scaletta eseguita con precisione, passione e alchimia tra i membri del gruppo è più che sufficiente a farci dimenticare qualche effetto speciale in meno.
I brani di “The Great War” si prendono una buona fetta di setlist, ma il pubblico apprezza, eccome, sia “Seven Pillars Of Wisdom” che “The Red Baron”, anticipata da una chicca del chitarrista Tommy Johansson. Reduce da una storia con una ragazza italiana, il buon Tommy sfoggia competenze linguistiche inattese e, prima di introdurre il brano, intona al piano “Una Canzone D’Amore” degli 883. Abbiamo già visto questa gag ancor prima che “The Red Baron” venisse scritta, ma sentire uno svedese parlare in italiano finisce inevitabilmente per strappare un sorriso.
Siamo praticamente a metà dello show, quando Joakim Brodén convoca sul palco gli Apocalyptica, con cui i Sabaton divideranno la scena per le prossime sei canzoni: a partire da “Angels Calling”, recentemente ri-registrata proprio con la band finlandese.
I Sabaton sanno come fare contenti i fan, alternando con maestria pezzi vecchi e nuovi, ed ecco arrivare il trittico “Dominium Maris Baltici”, “The Lion From The North” e “Carolus Rex”, dritto dritto dall’album omonimo. Un nuovo cambio d’abito accompagna i brani, con il gruppo che sfoggia delle casacche militari in stile settecentesco, a richiamare la Grande guerra del Nord rievocata nel concept album, tra i più acclamati dai fan della band svedese.
Il tempo vola quando ci si diverte, quando il pubblico dell’Alcatraz fa a gara a lanciare oggetti sul palco (un reggiseno, una bandiera italiana, un pacchetto di caramelle che Joakim apre e assaggia – coraggioso – e una banana) o a cantare a squarciagola l’inno goliardico “bevo, bevo…” (peraltro finito nel video recap della data di Milano).
I Sabaton ridono, scherzano con i fan, si godono questo momento di consacrazione, ed è già ora dell’encore: come nel più classico degli schemi, il gruppo saluta tutti (“è martedì, domani c’è scuola e si lavora, abbiamo promesso alle vostre mamme di farvi andare a letto presto”), salvo poi tornare sulle note di un video che anticipa l’immancabile “Primo Victoria”. Può andare meglio di così? A modesto parere di chi scrive, sì, perché “Bismarck” da sola vale il prezzo del biglietto: una resa live incredibile per un pezzo carico come una molla e che, quanto a favore del pubblico, quasi insidia la successiva “Swedish Pagans”, da anni anticipata dal coro dei fan della band.
Due rapidi calcoli ci fanno capire che siamo in dirittura d’arrivo, e la conclusione è affidata ad una traccia che è già un classico, “To Hell And Back”, peraltro incentrata su una battaglia – quella di Anzio – combattuta sul suolo del nostro paese. Un finale col botto, letteralmente, quando un’esplosione di card a tema “The Great War” si sparge sulla folla presente all’Alcatraz, mentre i Sabaton ringraziano e posano per la foto di rito con il pubblico, il loro pubblico, quello che stasera non potrà trovare nessuna pecca in un’esibizione pressoché perfetta.
I Sabaton non sono più una band in ascesa: i Sabaton, signore e signori, hanno raggiunto la vetta.

Setlist:

Ghost Division

Great War

The Attack of the Dead Men

Seven Pillars of Wisdom

The Lost Battalion

The Red Baron

The Last Stand

82nd All the Way

Night Witches

Angels Calling (con gli Apocalyptica)

Fields of Verdun (con gli Apocalyptica)

The Price of a Mile (con gli Apocalyptica)

Dominium Maris Baltici (con gli Apocalyptica)

The Lion From the North (con gli Apocalyptica)

Carolus Rex (con gli Apocalyptica)

 

Encore:

Primo Victoria

Bismarck

Swedish Pagans

To Hell and Back

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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