Sabaton + Eluveitie: Live Report della data di Milano

Il 2012 è sicuramente l’anno dei grandi ritorni. Uno dei più attesi è stato quello che ha visto gli svedesi Sabaton tornare a calcare le scene italiane. A distanza di due anni dalla loro ultima esibizione in Italia (Milano, 2010, in veste di headliner, ndA), il combo svedese torna alla carica con un nuovo album, “Carolus Rex” e una rinnovata e stabile lineup (ricordiamo l’ingresso dei tre nuovi membri Thobbe Englund, Robban Back e Cris Rorlande, ndA) pronta a far di nuovo parlare di sé. Grandi erano le aspettative per questo “Swedish Empire Tour“, che vedeva, al fianco degli svedesi, gli svizzeri ELUVEITIE e gli Ungheresi WISDOM, qui alla loro prima prova di fronte ad un pubblico trepidante in fila già durante il primo mattino.

Ad aprire le danze sono questa volta gli Ungheresi Wisdom, che hanno portato sul palcoscenico un power metal dalle sonorità vecchio stampo alla Edguy, forse fin troppo vecchio, dando quella sensazione di “visto e sentito da troppo tempo”. L’ultima fatica della band, “Judas” (2011), proposta interamente nella setlist insieme al singolo, “Wisdom”, estratto dall’omonimo album (2007) non ha riscontrato molto successo tra gli astanti, forse poco convinti da un vocalist che, involontariamente, dà l’impressione di voler emulare il ben noto Tobias Sammet, senza riuscirci.  A nulla è valsa la cover degli Iron Maiden,  “Wasted Years”: il pubblico, spietato e insindacabile, ha decretato “pollice verso” per i Wisdom. Giovani, esuberanti  e pieni di energie, questi ragazzi ungheresi, se vogliono acquistare credibilità, dovranno trovare un loro percorso, allontanandosi da quelle influenze così radicate da cancellare ogni minima traccia di originalità.

Dopo il successo tanto meritato nella data che li ha visti protagonisti ed headliner al Paganfest di Bologna lo scorso marzo, gli Eluveitie tornano nuovamente in Italia. Acclamati e amati dal pubblico italiano, gli svizzeri si apprestano a presentare in sede live l’ultimo lavoro discografico pienamente accolto dai fan, “Helvetios”. Sulle note del “Prologo“, introdotto dalla voce dell’attore scozzese Alexander Morton, ha inizio lo show. Nonostante alcuni inconvenienti di natura tecnica, quali il suono non certamente fra i migliori e qualche piccolo problema natura fisica che ha coinvolto il frontman Chrigel Glanzmann (che ha comunque dato un’ottima prova al microfono), il pubblico ha molto gradito la prestazione della band e lo show proposto si consuma in quaranta minuti di pura follia. La scaletta scelta per questa data è stata escogitata puramente al fine di promuovere “Helvetios”, strategia che, a giudicare dal grande entusiasmo dei fan, sembra aver funzionato: infatti è anche curioso come durante questo tour la band abbia scelto di proporre “Divico”, brano che, dopo dieci anni di progettazione, ha visto la luce solo pochi mesi fa. I più nostalgici, come la sottoscritta, hanno sentito la mancanza di classici come “(DO)minion”, “Tegernako”, “Quoth The Raven” nella scaletta, ma hanno comunque lasciato che le nuove proposte colmassero questo piccolo vuoto. Con  “Havoc”, gli svizzeri concludono uno show comunque carico di energia e di pogo, lasciando il pubblico ancora caldo nelle mani della band successiva.

Dopo l’esibizione piuttosto buona degli svizzeri, finalmente fanno il trionfale ingresso gli svedesi Sabaton, in una veste del tutto rinnovata grazie ad una ritrovata e stabile line up. Con “Ghost Division” prende vita quello che sarà uno show sicuramente memorabile…  Già dalle prime note, la platea risponde positivamente. I fan presenti sono più che eccitati e dimostrano il loro calore e il loro entusiasmo cantando a squarciagola ogni singolo brano proposto di questo set, che potremmo definire “on demand”: difatti la band ha lasciato che parte della scaletta fosse scelta dal pubblico, che non si è fatto sfuggire l’occasione di richiedere i propri brani preferiti. Ovviamente non potevano mancare gli estratti dall’ultimo album, “Carolus Rex“, pubblicato a fine maggio e già incredibilmente gradito ai fan. La seconda parte del live ha visto in apertura Joakim Brodén eseguire al pianoforte un brano da “Fist for Fight“, primo album dei Sabaton, pubblicato dall’etichetta italiana Underground Symphony. Notevole poi come gli scandinavi siano riusciti ad incantare una sala in tumulto con un brano in svedese, “Karolineans Bon”, la versione in lingua madre di “The Carolean’s Prayer”. Chapeau a Brodén, vero showman, capace di far pendere la folla dalle sue labbra come pochi. L’assenza dei problemi tecnici che hanno insidiato i loro predecessori, le prestazioni eccellenti e il loro alto livello di interazione con il pubblico hanno reso l’esibizione dei Sabaton la migliore della serata, soddisfacendo tutti gli spettatori. Il flop di un paio di anni fa aveva lasciato l’amaro in bocca a molti, ma la band si è dimostrata all’altezza del suo ruolo, sorprendendo piacevolmente anche i più scettici.

Testo di Arianna G

Foto di Mairo Cinquetti

Mairo Cinquetti

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Inguaribile punkettone e amante di tutto ciò che fa tupa-tupa. La mia dimensione ideale è dentro al pit, armato di reflex e pronto a immortalare tutti ciò che va oltre la musica.

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