Soto: Live Report della data di Varedo

È proprio il caso di dire: “metti una sera a cena”!

Sì perché per l’ultima data del tour della sua band più recente (S.O.T.O.) il mitico Jeff Scott Soto ha scelto l’Italia e in particolare il Crazy Driver Rock N’ Grill di Varedo (scelto in sostituzione del Blue Rose Saloon di Bresso come indicato in locandina) per la conclusione del suo tour europeo e anticipando di un paio di giorni il reunion show dei Talisman al Frontiers Rock Festival.

Dopo aver realizzato che il palco è praticamente inglobato all’interno di questa hamburgheria e trovandoci in posizione un po’ defilata riusciamo a malapena a carpire qualche nota dell’esibizione dei Vanadine anche se ci sembra che gli svizzeri siano stati ben accolti dalle persone fronte palco.

Chiaramente l’esibizione di un cantante storico come Soto (che personalmente non vedevo da vivo dal 2003) necessitava di un’attenzione maggiore anche visto il livello molto alto dei suoi due ultimi lavori “gemelli” in studio: “Inside The Vertigo” e “Divak”; e il nostro ha superato le nostre aspettative sia perché a cinquant’anni suonati ha ancora una voce ed una presenza scenica invidiabili sia perché è accompagnato da una band di veri talenti.

La scaletta è stata chiaramente incentrata sui due lavori citati, che hanno messo in luce la verve hard n’ heavy del cantante di origino portoricane, il solismo chitarristico del bravissimo Jorge Salán, la possente sezione ritmica Edu Cominato/David Z e l’istrionismo di BJ (ex leader dei misconosciuti brasiliani Tempestt) che si è cimentato con chitarra ritmica, tastiere e cori; davvero ottime “Freakshow”, “21st Century” unita al classico dei Talisman “Colour My XTC” e “Fall From Grace”.

Non sono mancati momenti amarcord di marca Talisman con “Tears In The Sky” e “I’ll Be Waiting” e Yngwie Malmsteen’s Rising Force con le immortali “I Am A Viking” e “I’ll See The Light Tonight” (quest’ultima da brividi nonostante i suoi 31 anni); dopo la pausa il concerto è diventato una sorta di jam session tra i pezzi più disparati (cito in ordine sparso “Livin’ On A Prayer”, “Crazy Train”, “The Trooper”, “Under Pressure” ) fino al commovente tributo a Prince con una scontata ma sentita esecuzione di “Purple Rain”.

Citazione goliardica in chiusura dei fantomatici Steel Dragon (“Stand Up And Shout”) e Steel Panther (“Community Property”) per un Soto assolutamente umile, che sa prendersi e prendere in giro nonostante capacità interpretative sopra la media.

E tutto ciò con ingresso gratuito! Un plauso quindi a tutti: musicisti, organizzazione, locale e pubblico!!!

Jeff Scott Soto Tour 2016

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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  1. Alberto Capettini

    Ma dai, non sapevo ci fosse Matteo…

    Reply

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