Royal Hunt: live report della data di Brescia

Quando sono in tour, I Royal Hunt non tralasciano mai un passaggio, anche se limitato a una data, nei nostri territori, dove la band viene sempre accolta più che bene e ripaga sempre con esibizioni perfette il calore e l’affetto senza limiti ricevuti. Non possiamo parlare di dati di vendita, ma a giudicare dall’affluenza, non solo della data di Brescia, ma anche dalle precedenti a cui chi scrive ha avuto modo di assistere, la band di Andre Andersen e del ritrovato DC Cooper sembra essere fra quelle enormemente sottovalutate, e a torto. Il ritorno del primo frontman, che aveva realizzato negli anni ’90 gli album che, non c’è santo che tenga, sono rimasti i preferiti nella memoria dei fan, è una carta vincente che fa guadagnare ulteriori punti a una band che comunque dal vivo non si risparmia mai e sa garantire esibizioni impeccabili. DC Cooper è simpatico, interagisce moltissimo con il pubblico, lo stimola (anche se non ce n’è molto bisogno, la band sa far innamorare di sé da subito), scende dal palco (e inciampa al buio nei gradini del Colony) durante “Message To God” e non risparmia neppure una briciola della sua inesauribile energia. Bisogna anche ricordarsi che DC Cooper, anche a distanza di anni, ha mantenuto inalterate le sue grandi qualità vocali, altro elemento a favore di tutto il concerto (in caso di dubbi, consigliamo l’ascolto del doppio live “1996” per poter fare confronti). La formazione a cinque, nonostante sia priva delle coriste, è comunque estremamente valida, Andre Andersen, abbarbicato a fondo palco insieme alle sue fide tastiere, rimane sempre un personaggio carismatico e sembra ancora il capitano di una nave che urla comandi ai suoi marinai. Il repertorio proposto in quasi due ore di esibizione riprende, ripercorre con attenzione buona parte del repertorio, ormai considerevole, della band. Citiamo ovviamente, l’esecuzione di diversi brani dall’ultimo album, A Life To Die For” (la recensione), che anche dal vivo mantengono la loro grande qualità e sono carichi di emozione; calano gli estratti da quel capolavoro che risponde al nome di “Paradox”, ma si torna anche più indietro nel tempo, con una raffinata versione di “Clown In The Mirror” e una corale “Time”, acclamata da tutti i presenti. Ancora una grande prova, quindi, da parte di questa band, che migliora con il passare degli anni e meriterebbe solo una maggiore visibilità e maggiori riscontri a livello di pubblico.

 Due band hanno invece aperto la serata. Cominciano gli italiani Infinity, formazione a cinque con voce femminile e due chitarre, dedita a un power metal abbastanza standard e che richiede ancora qualche aggiustamento, soprattutto per via di una voce che in certi momenti risulta molto incerta, ma che dimostra la chiarezza di intenti da parte loro. È poi il turno dei Clouscape, svedesi massicci, anche loro, come saranno poi i Royal Hunt, estremamente cordiali e comunicativi verso il pubblico, nonché bravi esecutori, anche se non è ben chiara la direzione dei loro brani, che alternano situazioni heavy power ad arrangiamenti e sovra incisioni quasi techno, poco interessanti e che spiazzano. Ad ogni modo, la grande prova degli headliner lascia solo ricordi positivi a tutto l’andamento della serata.

Setlist Royal Hunt:

– Double Conversion (intro)

– One Minute Left To Live

– The Mission

– Tearing Down The World

– Hard Rain’s Coming

– Running Wild / Makin’ A Mess

– A Life To Die For

– ColdCity Lights

– Time

– Clown In The Mirror

– Half Past Loneliness

– Last Goodbye

– Message To God

Encore:

– Hell Comes Down For Heaven

– Instrumental Mix

– Epilogue

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