Rose Tattoo + Girlschool: Live Report e foto della data di Londra

Le occasioni per vedere dal vivo i Rose Tattoo in terra europea, al momento, non sono moltissime. La band, ad esempio, manca dall’Italia dal 2008, quando si esibirono alla prima giornata del Gods Of Metal, incastrati fra gli Apocalyptica e gli Avenged Sevfenfold. Per fortuna però, Angry Anderson ha deciso di imbarcarsi in una nuova impresa e ha programmato un tour abbastanza lungo in molti Paesi europei. La Islington Academy è un locale non molto grande, composto da platea, balconata e un palco non molto alto, collocato in un piccolo centro commerciale di una zona molto centrale di Londra. Basta avvicinarsi al locale nelle ore precedenti l’apertura per trovarsi di fronte a una nutrita schiera (la serata registrerà il sold out) di rocker di carriera, con un’età media che, se non supera i sessant’anni, ci va molto vicino. Non pensate però che aquesto equivalga a un live tranquillo e poco partecipato. Anzi, il calore, il riscontro, gli applausi e le manifestazioni di affetto sono state tali che Angry Annderson, quello stesso vecchio rocker rincagnato che ha riempito di parolacce e di sputi gli intermezzi fra un brano e l’altro, si è avviato verso il backstage visibilmente commosso, prontamente consolato dall’abbraccio del suo compagno di avventure, l’ex bassista degli AC/DC Dave Evans.
Stiamo andando troppo avanti con il racconto. Ad aprire le danze ci pensa una band che, a differenza degli headliner, è di casa anche sui palchi italiani. Le Girlschool sono per una volta a casa loro e appaiono come sempre in buona forma, con una Enid Williams particolarmente ispirata, essendo a conti fatti la migliore fra le cantanti della band, supportata da una Kim Mcauliffe come sempre precisa alla chitarra e più “grezza” nel suo cantato e corredata dagli assoli tumultuosi di Jackie Chambers e dalla ritmica precisa di Denise Dufort alla batteria. Tre quarti d’ora di esibizione per loro, con un’alternanza fra brani più recenti come “Come The Revolution” e “Take It Like A Band” e pezzi appartenenti al repertorio più storico, come la conclusiva “Emergency” e “Demolition Boys“. Ottimo antipasto in attesa del piatto forte.

Giudicare una band in cui è rimasto un solo membro storico (a causa anche del fatto che molti ex componenti sono purtroppo deceduti nel corso degli anni) non potrebbe essere semplice. Quando però questo unico membro risponde al nome di Angry Anderson, ogni dubbio viene spazzato via con un colpo di spugna. Il suo carisma è l’anima fondante dei Rose Tattoo, così come lo è la sua voce, che nonostante sia ben lontana dall’essere ricca di virtuosismi di sorta, è un vero e proprio marchio di fabbrica, e fa piacere notare come, in un’ora e quaranta di concerto, con pochissime pause fra un pezzo e l’altro, la sua voce non subisca nessun cedimento, una cosa non scontata per un frontman di 71 anni e con alle spalle una vita non proprio semplice. La oresenza più longeva, a parte lui, nella formazione attuale della band, è quella di Dai Pritchard, che per tutta la sera gestisce la slide guitar, quello strumento che rende tanto caratteristico il sound del gruppo, e che fa parte dei Rose Tattoo dal 2007. C’è però un altro nome di rilievo che spicca nella formazione, ed è quello di Dave Evans. Ora, qualcuno potrebbe obiettare che non ci voglia chissà quale capacità per suonare i pezzi dei Tatts (così come quelli degli AC/DC); in realtà il muro sonoro solido, profondo, preciso prodotto da Evans è quello di un professionista navigato, insostituibile e senza il quale la resa live non vsarebbe stata la stessa. E’ da sottolineare poi anche l’ottimo lavoro alla batteria da parte di Jackie Barnes, unico ad abbassare l’età media dei musicisti presenti sul palco e autore di un’ottima prova.
Il repertorio portato live spazia dai primi successi, come “One Of The Boy”, con cui si apre il concerto e che compie quarant’anni giusti proprio nel 2018, e spaziando poi anche nel repertorio degli anni ’80 grazie ad esempio a “Assault & Battery“, “Scarred For Life” e a “Juice On The Loose“. C’è spazio comunque anche per i pezzi più recenti; è il caso di “Man About Town” e “Once In A Lifetime“, che fanno parte dell’ultimo full length dei Rose Tattoo, ovvero “Blood Brothers”, così come si torna ancora più indietro, alle origini della carriera della band, con “Tramp”. C’è spazio anche per un medley fra “We Can’t Be Beaten” e “Bad Boy for Love“, su cui la band allaccia un’improvvisazione strumentale molto ben fatta, prima dei due pezzi forse più noti della band, ovvero le vecchie “Astra Wally” e “Nice Boys“. Con i loro pezzi composti da riff curati e immediati e i loro testi che parlano di storie politicamente scorrette, risse di strada e rabbia più o meno repressa, i Rose Tattoo sono un emblema di quel rock and roll puro in grado di sopravvivere alle mode del momento. Lo dimostrano, appunto, le lacrime di Angry Anderson a fine concerto; alla fine sono proprio questi personaggi così spontanei che restano nel cuore dei fan più a lungo.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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