Rock The Castle: Live report e foto del Day 2 con Slash feat. Myles Kennedy And The Conspirators, Black Stone Cherry e altri

Il secondo giorno del Rock The Castle 2019, incentrato su sonorità hard rock classiche e moderne, è sicuramente quello più caldo per quanto riguarda l’aspetto meteorologico. La popolazione che affolla il prato del Castello Scaligero è molto più variopinta di quella del girono precedente, e rocker di tutte le generazioni si affollano sotto il palco, in cerca di un po’ di refrigerio e di ottima musica.

EVEN FLOW

In perfetto orario, un altro aspetto positivo del festival che rimarrà invariato per tutti e tre i giorni, sono gli Even Flow, una delle molteplici band in cui milita Marco Pastorino. Con una carriera abbastanza ragguardevole alle spalle, la band propone il suo progressive metal e dando dimostrazione del suo valore e delle ottime capacità tecniche di tutti i musicisti. Un antipasto interessante.

FM

E poi dicono che le persone avanti con gli anni, durante le ore calde del giorno, non dovrebbero uscire. Gli FM se ne fregano altamente di tutti i consigli dettati dal buonsenso e sfoderano, come era già successo alcuni anni fa in occasione di un Frontiers Festival, un’esibizione da cardiopalma, sicuramente uno dei momenti migliori della giornata. Sette brtani, equamente ripartiti fra diversi album della band, eseguiti con uno stile impeccabile, cori elaborati e una presenza scenica tanto semplice quanto efficace. Ottimi risultati per una band che non ha la minima voglia di invecchiare.

RICHIE KOTZEN

Richie Kotzen, apparentemente, non ha difetti: è bello, suona in modo clamoroso, canta alla grande e ha la capacità di avere inanellato, nel corso dei suoi molti anni da solista, una serie di album dei generi più disparati. Anche questa esibizione, nella sua bravità, ci mostra un artista completo e di livello superiore. Con lui anche una band perfettamente capace, che non segue sempre il copione ma se anche improvvisare qualche breve jam su ogni pezzo, conferendo uno stile proprio a ogni momento. Nel finale c’è anche spazio per la cover di “Stand” dei Poison, uno dei brani più celebre del repertorio di Kotzen, che non sempre viene eseguito dal vivo durante i suoi concerti da solista. Approvazione unanime da parte dei presenti, forse anche un po’ sorpresi di trovarsi di fronte a uno spettacolo di questa caratura quando siamo ancora nella prima parte del pomeriggio.

SEBASTIAN BACH

Il caldo non sembra dare tregua, e se ne accorge anche Sebastian Bach, che entra in scena dominandola, come sempre. La chioma bionda con qualche capello bianco è ancora al suo posto, la presenza fisica è ancora notevole, con Bach che corre, fa il solito numero del microfono fatto roteare sopra la testa e si fa in quattro per concentrare l’attenzione di tutti su di sè. Il repertorio è incentrato quasi esclusivamente sui pezzi dei primi due album degli Skid Row, dal momento che quest’anno ricorre anche il trentesimo anniversario dall’uscita del loro debut album. C’è quindi modo di riascoltare “Slave To The Grind” e “Monkey Business“, ma anche “Sweet Little Sister“, “Piece Of Me” e, ovviamente, le hit “18 And Life” e “I Remember You“. La voce non è più quella di una volta, ma Bach riesce bene a portare a termine il suo compito, aiutandosi appena con qualche modifica alle linee vocali più acute. Per finire, Bach si conferma un ottimo intrattenitore, che tira anche un paio di sonori vaffanculo al riscaldamento globale e a Donald Trump, molto apprezzati dai presenti.

DEE SNIDER

Sebastian Bach ha fatto del suo meglio, ma poi arriva Dee Snider e non c’è nieente da fare. La sua personalità è talmente dirompente da spazzare via tutto il resto, e da adattarsi alla perfezione anche au suoi nuovi brani, legati a un repertorio solista che, diciamo la verità, fatica un po’ a prendere piede. Sarà, forse, anche per una band validissima sotto il profilo tecnico, ma forse un po’ troppo heavy metal nei suoni, che se da una parte sono adatti per il repertorio recente, ma lo sono meno quando la band torna ad analizzare il repertorio dei Twisted Sister. Ad ogni modo, il repertorio è piuttosto vario, e riprende anche brani tratti dal passato dei Twisted Sister, come “Under The Blade” e “You Can’t Stop Rock ‘n’ Roll“. Nonostante i suoi 64 anni, Dee Snider è un’autentica macchina da guerra, inarrestabile, senza dubbio il miglior frontman della giornata in quanto a carisma e tenuta di palco, per quanto anche la voce regga bene con il passare degli anni. “For The Love Of Metal” e “I Am A Hurricane” sono i brani migliori del nuovo repertorio, anche se, ribadiamo, forse la band scelta non è la migliore possibile.

BLACK STONE CHERRY

La loro posizione molto in alto in tutta la giornata li carica forse di qualche responsabilità in più, comunque i Black Stone Cherry si rivelano perfettamente all’altezza della situazione e, in un’ora a loro disposizione, regalano uno spettacolo colorato, scatenato e ricco di groove. La band ha imparato, nel corso degli anni, a rielaborare la lezione appresa dalle band southern rock di prima generazione, e ha realizzato un proprio stile, che si è ormai consolidato. La resa live dei brani tratti dall’ultimo album, “Family Tree”, come “Bad Habit“, “Burnin‘” e “Last Tree“, è veramente buona, e si accosta senza troppi problemi a tracce più vecchie del repertorio dei Black Stone Cherry, come “Me And Mary Jane“, che viene eseguita nelle primissime fasi del concerto e “Cheaper To Drink Alone“. Da sottolineare infine l’ottima presenza scenica della band.

SLASH FEAT. MYLES KENNEDY AND THE CONSPIRATORS

Chi si aspettava un concerto, come qualche anno fa, incentrato in buona parte sul repertorio dei Guns ‘n Roses, forse sarà rimasto deluso. Slash e la sua formazione scelgono infatti un’esibizione in cui resta solo “Nightrain”  a fare da ponte con il passato storico del chitarrista. Per il resto, il tutto si muove come un meccanismo perfettamente oliato, grazie a una band in ottima forma, capace di dosare le energie e di apparire a scomparire a comando, in modo da lasciare i riflettori puntati su Myles Kennedy e, naturalmente, sullo stesso Slash. L’area del Castello Scaligero è pienissima di pubblico (anche se il pienone vero e proprio si registrerà il giorno seguente con gli Slayer) e la band ripaga tutti con uno spettacolo impeccabile. Da una parte abbiamo un Myles Kennedy in forma smagliante, accogliente e comunicativo verso i presenti, dall’altra abbiamo uno Slash su cui il passare degli anni sembra non incidere minimamente. Forse l’unico aspetto che si sarebbe potuto cambiare è la lunghezza e la numerosità di assoli a cui Slash si dedica con tutto se stesso, semplicemente per il fatto che, alla lunga, questi assoli sembrano un po’ tutti uguali a loro stessi. Per il resto, con una setlist incentrata in buona parte su estratti dall’ultimo album, “Living The Dream“, e alcuni ripescaggi dal passato da solista di Slash, il live è l’ennesima dimostrazione dell’ottima forma del chitarrista e della perfetta unione della band. Anche il nuovo innesto, il secondo chitarrista, Cory Churko, sostituto temporaneo di Frank Sidoris, ha dimostrato di essersi amalgamato bene con il resto della band. Si chiude così una giornata un po’ pesante dal punto di vista climatico, che però ha saputo ripagare in pieno chi ha avuto la pazienza di sopportare qualche disagio, seppure mitigato dagli accorgimenti presi dagli organizzatori, che si sono rivelati effficaci anche in questo caso.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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