Rock The Castle: Live Report e foto del Day 1 con Mercyful Fate, Blind Guardian e altri

Cosa ha funzionato all’edizione 2022 del Rock The Castle? Praticamente tutto. Nella prima giornata di festival, poi, c’è stata anche la “grazia celeste”, arrivata sotto forma di nuvole che hanno coperto il cielo a metà pomeriggio e concesso un clima rinfrescato e più che vivibile. Ma se anche non ci fosse stato questo contributo ulteriore, il giudizio sarebbe stato positivo sotto tutti i fronti. Organizzazione impeccabile, orari delle band rispettati con fedeltà, gruppi di grande livello, una location fruibile e piena di comodità (dal prato erboso all’acqua potabile gratis). Non a caso, l’edizione per il 2023 è già in programma. Prima però di guardare al futuro, concentriamoci su quanto successo nella prima giornata di festival. 

SADIST

Spetta ai Sadist il compito e l’onore di aprire il festival, davanti a un pubblico ancora non numeroso ma attento e partecipe. Del resto, il periodo è particolarmente produttivo per Trevor, Talamanca e compagni (basti pensare alla biografia della band pubblicata di recente). Poco più di venti minuti a disposizione sotto un sole al momento implacabile sono comunque sufficienti per mostrare ancora una volta il grande valore della loro proposta musicale. Anzi, i Sadist sono un’esemplificazione ottimale di tutte quelle band che sono riuscite ad attraversare i due ultimi anni nonostante le grandi tempeste. Il tempo passa in fretta fra una “Tribe” e una “One Thousand Memories” che si accompagnano a una novità come “Accabadora”. C’è comunque tempo, fra un brano e l’altro, per un ringraziamento da parte di Trevor, che a fine 2020 si ammalò in modo piuttosto serio, a tutti coloro che in quella circostanza gli manifestarono la propria vicinanza. Una conferma solida. 

GRAND MAGUS

Un problema tecnico (il suono di chitarra che non esce dagli ampli) affligge la primissima parte dell’esibizione dei Grand Magus, Gli svedesi sembrano prendere la cosa con gran filosofia, tanto più che il problema è risolto in fretta, e si può tornare a prestare attenzione allo stoner rock proposto e interpretato con la maestria di sempre. Janne Christoffersson cerca di intrattenere con una digressione sulla festa di Midsommar, la festa di mezza estate che ricorre proprio il 24 giugno, ma sembra fare poca presa sul pubblico, che è lì più per la musica che per altro. Poche chiacchiere allora, si riprende a suonare, con estratti dal periodo più recente della loro carriera, fra cui possiamo citare “Iron Will” e “I Am The North”, ma anche “Steel Versus Steel” e la più recente “Untamed”. Un’esibizione capace di scuotere anche gli scettici e che conferma il valore di questo gruppo, le cui sonorità pesanti non risultano mai indigeste.

DEATH SS

Nemmeno la seconda band italiana in calendario oggi ha bisogno di grandi presentazioni. L’atmosfera si fa cupa sul palco dal momento in cui vengono sciorinati i paramenti di quello che sarà uno show profano e provocatorio come quelli a cui i Death SS ci hanno abituati da sempre. Ma i Death SS non sono soltanto fumo, fiamme, ragazze discinte e croci rovesciate. Le atmosfere che sono capaci di evocare con l’esecuzione di brani quali “Baphomet”, “Heavy Demons” o “Kings Of Evil” rimangono tali indipendentemente dalla situazione in cui la band si trova collocata. In parole povere, non importa che i Death SS si siano esibiti in pieno pomeriggio: Steve Sylvester e compagni hanno un carisma così marcato da far piombare tutti gli astanti in un mondo malato e spettrale, guide di un viaggio magico e ipnotico in cui è facile perdersi. 

VENOM

Uno degli indubbi motivi d’interesse di questa giornata del festival era il ritorno dal vivo in Italia dei Venom, band assolutamente determinante per tutta la storia del metal più estremo, fra gli iniziatori del black metal, genere al quale hanno dato il nome col titolo del loro secondo album. Ed è proprio col brano omonimo che hanno aperto il concerto, all’insegna di un sound grezzissimo e potente, in un marasma sonoro che li ha sempre caratterizzati e che continua a farlo a più di 40 anni dalla loro fondazione. Certo, da allora il nome è portato avanti dal solo Cronos, la cui attaccatura dei capelli continua pericolosamente ad arretrare, ma lo spirito è del tutto intatto. La scaletta è consistita fondamentalmente in un greatest hits del loro repertorio soprattutto tratto dai primi album, con titoli quali “Bloodlust”, “Bring Out Your Dead”, “Don’t Burn The Witch”, “Buried Alive”, la title track del loro esordio “Welcome to Hell”, “Countess Bathory”, “One Thousand Days in Sodom”, “In Nomine Satan”, e le conclusive “Witching Hour” e una “In League With Satan” che, col suo ritmo primordiale e il suo ritornello rozzissimo ma efficace, non può non restare stampata in testa, piaccia o meno. Si è trattato sostanzialmente di un concerto ignorante, grezzo e caotico, quindi perfettamente in linea con quello che devono essere i Venom: non certo grandi musicisti (il batterista Danny Needham però è bravo), ma indubbiamente degli efficaci creatori di atmosfere e sensazioni forti. Il fatto di aver più o meno consapevolmente dato il via ad un intero filone dell’heavy metal lo dimostra ampiamente, come il grande riscontro del pubblico presente, che li ha tributati come dei maestri (chi scrive pensava che ci fosse ancora più pogo rovinoso, ma è anche vero che il pubblico cresciuto con loro, gente quindi più o meno mia coetanea, se lo facesse finirebbe in traumatologia…). Quello che è certo è che fra la band di Newcastle e perlomeno la gran parte dei loro derivati, magari ben più convinti di loro nelle tematiche sataniste, c’è l’enorme differenza che i Venom hanno un’autentica attitudine rock’n’roll, e tutto ciò è emerso con evidente chiarezza. (Daniele Zago)

Setlist:

1. Black Metal

2. Bloodlust

3. Bring Out Your Dead

4. Long Haired Punks

5. Rip Hide

6. The Death of Rock’n’Roll

7. Don’t Burn The Witch

8. Dark Night (of The Soul)

9. Buried Alive

10. Welcome to Hell

11. Countess Bathory

12. One Thousand Days in Sodom

13. In Nomine Satanas

14. Witching Hour

15. In League With Satan

BLIND GUARDIAN

Hansi Kürsch è innamorato dell’Italia, in stile bravo turista tedesco, del castello scaligero e del sole che è tornato a fare capolino ma ha ormai perso gran parte della sua forza riscaldante. Ma non perdiamoci in chiacchiere, dice lui dopo questo elogio al Paese che lo ospita, abbiano poco tempo e tutto un album da suonare. Anche perché l’impressione generale è che una buona fetta di pubblico sia qua in modo particolare proprio per l’esibizione dei Blind Guardian, che festeggiano il trentennale di un album incredibile come “Somewhere Far Beyond” e lo eseguono per intero durante il loro show. Brani come “Time What Is Time”, “The Quest For Tanelorn” e “The Bard’s Song” sono ormai capisaldi imprescindibili per tutti coloro che ascoltano certi sottogeneri del metal, e anche se li abbiamo ascoltati più e più volte, inseriti nella cornice del Rock The Castle assumono una connotazione più magica e quasi onirica. Che piacciano o meno, l’esibizione dei Blind Guardian è uno dei punti più alti non solo della giornata in corso, ma dell’intero festival; i brani scorrono fluidi e tutti i componenti della band, nuovi innesti e vecchia guardia, compiono un lavoro impeccabile. E non si tratta solo dell’essere appagati dopo un’attesa di anni, è proprio il livello superiore della band a essere espresso qui nella sua connotazione più limpida. 

Setlist:

-Into the Storm
-Welcome To Dying
-Somewhere Far Beyond
-Time What Is Time
-Journey Through The Dark
-Black Chamber
-Theatre Of Pain
-The Quest For Tanelorn
-Ashes To Ashes
-The Bard’s Song – In the Forest
-The Bard’s Song – The Hobbit
-The Piper’s Calling
-Somewhere Far Beyond
-Mirror Mirror
-Valhalla

MERCYFUL FATE

Il ritorno in Italia dei Mercyful Fate, a 23 anni di distanza dalla loro ultima data nel nostro Paese (avevano suonato al Gods of Metal del ‘99), in più come headliner, era decisamente una chicca da non perdere, un’occasione veramente unica di vedere in azione i danesi, che come quantità di concerti non hanno mai ecceduto. E l’attesa è stata ampiamente ripagata da un concerto a dir poco formidabile. Immersi in una scenografia essenziale ma efficace, con i “soliti” simboli che li hanno da sempre caratterizzati, dalla croce rovesciata alla testa di caprone nel pentacolo, hanno eseguito una scaletta col repertorio incentrato sul mini lp d’esordio e i primi due storici album,

“Melissa” e “Don’t Break The Oath”, la cui title track è stata usata per aprire il concerto. Unica eccezione l’inedita, ottima “The Jackal of Salzburg”. Un King Diamond in eccellente forma vocale e protagonista di frequenti cambi di maschere e abiti di scena, ha guidato una band in stato di grazia, con una formazione validissima, che se vede come altro unico membro storico il chitarrista Hank Shermann, ha negli altri membri (fra cui nientemeno che Joey Vera, bassista degli Armored Saint) dei musicisti preparatissimi e immersi nel loro ruolo in modo pienamente convincente. Ascoltare brani come “A Corpse Without Soul”, “Black Funeral”, l’arpeggio inquietante di “Melissa”, la terremotante “Evil” o le tonalità di “Come to The Sabbath”, suonate con tanta potenza, tecnica ed intensità, è stato di quanto più coinvolgente ed emozionante. Chi scrive non è mai stato troppo attratto da tematiche occulte e sataniste, anzi, ma c’è da dire che se c’è una band che forse più di ogni altra è riuscita a ricrearle in musica, immergendo totalmente in esse l’ascoltatore, ebbene, questi sono stati i Mercyful Fate. Le atmosfere inquietanti dalla grande complessità strutturale che li hanno da sempre caratterizzati, nell’esecuzione live non hanno perso nulla, anzi. Nella stessa sera c’è stata l’occasione di vedere due fra le band seminali per quanto riguarda le origini del primo black metal, dalle caratteristiche opposte: il rozzo minimalismo dei Venom e le trame raffinate e articolatissime dei Mercyful Fate. Per tutti gli appassionati del genere, ma dell’heavy metal in generale un’occasione imprescindibile. La band di King Diamond in ogni caso è stata la vincitrice della prima giornata del Rock in the Castle con un concerto memorabile. (Daniele Zago)

Tracklist:

1. The Oath

2. The Jackal of Salzburg

3. A Corpse Vithout Soul

4. Black Funeral

5. A Dangerous Meeting

6. Melissa

7. Doomed by The Living Dead

8. Curse of The Pharaons

9. Evil

10. Come to The Sabbath

11. Satan’s Fall

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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