Rock Im Ring: Live Report del Day 1 – In Flames

Trasferta altoatesina per la redazione di Metallus.it che in occasione del Rock Im Ring, giunto ormai alla ventesima edizione, si è trasferita dalle parti di Bolzano facendo il pieno di musica, foto e birra.

Il festival, che vanta una location mozzafiato in mezzo al verde e ai costoni delle dolomiti, vede iniziare la sua storia nel lontano 1994 e negli anni, complice il passaparola e un’organizzazione davvero impeccabile, ha visto crescere la sua fama fino ad ospitare band di un certo calibro come Volbeat, Unearth, Pennywise, Dropkick Murphy’s, In Flames e, in occasione della loro unica data italiana, i Refused.

Abituati ai festival milanesi giungiamo con un po’ di indecisione verso la location che, fin da subito, si rivela al di sopra delle nostre aspettative e così ben organizzata da lasciarci subito senza fiato. Niente bagarini, niente conde infinite, personale disponibile e attento, security decisa ma molto gentile, aree ristoro pulite e in grado di accontentare più palati, bagni puliti e non chimici, ordine, timing preciso…e potrei continuare, ma penso che bastino queste poche e semplici righe per far capire che i trecento e più km fatti sono stati ben percorsi.

A causa del solito traffico milanese che rallenta la partenza, riusciamo a raggiungere la location solo poco prima delle 19, quando è appena finito lo show degli Stunde Null e sul palco sta per partire l’esibizione degli Skanners, quintetto bolzanese attivo dal 1982, che nella loro lunga carriera hanno calcato palchi importanti, come per esempio quello del Wacken nel 2010, e accompagnato in tour band di tutto rispetto quali Deep Purple e Dio, giusto per fare pochi ma significativi esempi. Fin da subito la band dimostra di essere energica e a proprio agio sul palco che, per una buona mezz’ora, assaporerà dell’ottimo heavy metal. I suoni, nonostante la location sia molto ampia, sono fin da subito ottimi e questo favorire una performance che, malgrado veda un pubblico esiguo a causa dell’ora, coinvolge gli astanti in maniera impeccabile e sicura.

Dopo un cambio palco di circa mezz’ora, lasso di tempo in cui gli addetti alle pulizie hanno pulito le pochissime carte lasciate da uno dei pubblici più civili mai visti, salgono on stage i God Damn, curiosissimo duetto britannico, che cattura fin da subito l’attenzione di tutti. Genio e sregolatezza è lo slogan che meglio descrive la band che, con influenze molto vicine a Pixies e Nirvana, regalano uno show un po’ fuori dal coro ma molto apprezzato. Il pubblico è ora più numeroso e si dimostra non solo partecipe, ma anche fan cantando alcuni dei pezzi proposti. Come per la performance precedente, i suoni sono perfetti e anche chi vuole gustarsi un panino o stare sul prato, può godersi lo show senza echi o cattive calibrazioni.

Sono da poco passate le 21 quando il palco si tinge di black metal con i Graveworm, band italo-austriaca, che, nonostante i numerosi cambi di formazione, si mantiene in pista dal 1997. Le luci calano, la folla urla e il sestetto, guidato dal carismatico Stefan Fiori, approda sullo stage dando il via ad una performance al cardiopalma della durata di circa un’ora e mezza. Bastano poche note per capire due cose fondamentali: i suoni non sono perfetti, poiché la voce si sentirà a dovere solo dalla metà del quarto pezzo in poi, e lo show che si sta portando avanti è sempre più grandioso. Sotto al palco ormai la folla si fa numerosa e tra un headbanging e un coro ecco partire un bellissimo circle pit, elemento protagonista di quasi tutta l’esibizione. Tra un pezzo e l’altro, che vede una scaletta concitata e apprezzata dagli astanti, va menzionato il continuo coinvolgimento del front man che, per nulla intimidito dalla folta schiera di fan, stabilisce fin da subito un dialogo con il pubblico rendendo così dinamico l’insieme.

Quando l’esibizione giunge ormai al termine il sole è calato, le temperature si sono fatte decisamente più basse e solo la comparsa degli In Flames, che avviene poco dopo le 23, riesce a dare un nuovo lustro a questa prima giornata di festival.

Il parterre trabocca ormai di persone delle più svariate età e stili e qualcuno fa partire qualche coro di incoraggiamento, quando finalmente il quintetto svedese irrompe sulle scena.

La band, estasiata dalla location, si dimostra fin da subito carica e pronta per l’esibizione e il loro entusiasmo, coinvolgente e duraturo, ripaga l’attesa. Anders, grato ai fan di vecchia e nuova ora che hanno permesso e permettono alla band di esprimersi nei contesti più svariati, ringrazia il pubblico urlante che, fin da subito, dimostra di conoscere a memoria tutti i pezzi e che in alcuni punti, tanta è l’energia, sovrasta lo stesso vocalist.

La setlist proposta racchiude vecchie e nuove glorie, anche se a quest’ultime viene dato più spazio. “Only For The Weak”, estratta dal fortunatissimo “Clayman”, apre lo show che fin da subito si fa aggressivo. Se fino a poco prima la security aveva lavorato nel quasi più completo relax, ora recupera il tempo perso! Anders, ormai in preda all’entusiasmo, rincara la dose e tra le uscite da annotare per fomentare il crowdsurfing va assolutamente menzionata “We are not in the fucking Sweden! We are in Italy!”.

Il pogo si fa decisamente più in tempo, i fan continuano a fare dentro e fuori dal pit e il frontman, estasiato dalla partecipazione, decide di abbattere le barriere e avvicinarsi al suo pubblico. Abbracci, strette di mano, microfono condiviso e selfie a cascata, regalano un bellissimo momento di fratellanza che, mi tocca dirlo, diventa ormai sempre più raro tra le band di un certo calibro.

La performance, che sfiora l’ora e mezza di esecuzione, si avvicina quasi al termine e poco prima della combo tanto attesa “Take This Life” e “My Sweet Shadow” il frontman decide per l’ultima volta di prendere in mano il microfono, ma non per cantare bensì per parlare. Rimango molto colpita dal discorso, in quanto Fridén ammette con molta umiltà di aver fatto una performance con qualche errore, ma che questo è lo stile In Flames ed il metal è bello perchè impreciso.

Sugli ultimi pezzi si scatena il delirio, ma ciò non turba il clima goliardico e di serenità che, da milanese, vedo sempre più carente negli show.

Siamo ormai a mezzanotte e mezza e dopo aver chiuso con “My Sweet Shadow” gli In Flames decidono di rimanere sul palco e, quasi a parte inverse, applaudiscono un pubblico che ha contribuito attivamente a rendere indimenticabile questa tappa altoatesina.

Il primo giorno di festival è andato e, ancora euforici dall’evento appena conclusosi, traiamo i primi bilanci che sono assolutamente positivi. Nessun episodio particolarmente aggressivo, grande rispetto e collaborazione tra pubblico e addetti ai lavori, location in ordine e tanti, tantissimi sorrisi tra tutti i presenti.

 

 

SETLIST:

  1. Only for the Weak
  2. Everything’s Gone
  3. Bullet Ride
  4. Where the Dead Ships Dwell
  5. Paralyzed
  6. With Eyes Wide Open
  7. Alias
  8. Deliver Us
  9. Cloud Connected
  10. Drifter
  11. The Chosen Pessimist
  12. The Quiet Place
  13. Delight and Angers
  14. Rusted Nail
  15. The Mirror’s Truth
  16. Take This Life
  17. My Sweet Shadow

Mairo Cinquetti

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Inguaribile punkettone e amante di tutto ciò che fa tupa-tupa. La mia dimensione ideale è dentro al pit, armato di reflex e pronto a immortalare tutti ciò che va oltre la musica.

francesca.carbone

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Scribacchina dal 2008 e da sempre schietta opinionista del mondo musicale. Dagli Iron Maiden ad Immanuel Casto il passo è breve, almeno per me.

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