Robert Plant: live report della data di Piazzola Sul Brenta

Anche la seconda data italiana di quest’anno per Robert Plant  and The Sensational Space Shifters si svolge in una location ottima e suggestiva qual è la piazza di fronte a Villa Contarini, nel padovano, al cospetto di una frotta di fan di tutte le età e di tutte le tipologie, osannanti di fronte a questo monumento di storia del rock che ci onora della sua presenza. Anche il cielo, che man mano nel corso della serata passa da un azzurro perla a un grigio scuro che promette tempesta, ha pietà degli astanti e non fa cadere nemmeno una goccia di pioggia, anzi delizia con soffi di vento leggero che rendono vivibile anche la calca delle prime file.

Spendiamo una parola sul gruppo di apertura, i North Mississippi All Stars. Capeggiati da Luther Dickinson, che non è il figlio di Bruce (voce fuori controllo che ha cominciato a girare sempre nelle prime file), ma del produttore Jim, la band è una di quelle situazioni atipiche dove i musicisti si scambiano i ruoli in più di un’occasione, tirano fuori strumenti insoliti e, soprattutto, affidano la maggior parte della loro esibizione all’improvvisazione. I pezzi suonati, quindi, non sono veri e propri brani, ma più scherzi sonori, senza testi di senso compiuto, ma più che altro una serie di cori, che il musicista di turno dietro il microfono fa scandire al pubblico per attirare l’attenzione. Non manca poi il coup de théatre: tutta la band scende dal palco, strumenti alla mano, e va a farsi un giro in mezzo all’arena, ancora mezza vuota, ovviamente suonando. Interessanti a inizio concerto, col passare del tempo danno molto l’impressione di essere tutti chiacchiere e distintivo, con poca sostanza di fondo e costruiti e regola d’arte semplicemente con l’obiettivo di impressionare senza basi solide.

Che Robert Plant abbia abbandonato da tempo la strada del rock per dedicarsi a sonorità più orientaleggianti ed esoteriche è ormai noto. Non ci sarà quindi, probabilmente, da aspettarsi nulla di diverso dal suo prossimo album in studio, che uscirà in autunno. Nel frattempo, c’è modo però di godersi un lungo viaggio nei ricordi, basato su brani dei Led Zeppelin, ma non solo, riarrangiati in versioni per la maggior parte acustiche. Robert Plant è una di quelle persone, ormai rare, a cui basta entrare in scena per far percepire il grandissimo carisma che lo caratterizza. Accompagnato dai Sensational Space Shifters, che non si fanno mancare niente e senza mai eccedere sanno realizzare momenti di pura poesia, Plant sa benissimo che la sua esperienza e il suo nome gli permettono di fare praticamente tutto quello che vuole (in ambito musicale, si intende), ed è esattamente quello che fa. Cosa più importante di tutte, il suo riproporre in chiave etnica e folk, per la maggior parte, alcuni dei suoi maggiori successi, funziona alla grande e convincerebbe anche i più scettici. È vero, quando, nel finale prima dei bis, parte il riff di chitarra di “Whola Lotta Love”, quello vero, senza modifiche di sorta, l’anfiteatro esplode di una gioia unanime, ma anche il resto del concerto non è da meno. Plant, armato del suo carisma dirompente, di una band di prim’ordine e di una voce che, pur avendo perso le punte di un tempo, ha ancora punti da giocarsi, è riuscito a reinventarsi, a rimettersi in gioco, riuscendo perfettamente nell’intento di essere ancora credibile. In molti, dopo anni e anni sul palco (e non parliamo solo di musicisti rock, sia ben chiaro), corrono il rischio di diventare semplici caricature di loro stessi; Robert Plant, per fortuna, è anni luce da questo rischio.

Setlist:

–          No Quarter
–          Turn It Up
–          Spoonful
–          Black Dog
–          Rainbow
–          Going To California
–          The Enchanter
–          Babe, I’m Gonna Leave You
–          Little Maggie
–          Fixin’ To Die
–          Whola Lotta Love

Encore:
–          Nobody’s Fault But Mine
–          Communication Breakdown / Rock ‘n Roll

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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