Robert Plant: live report del concerto di Napoli

Tappa intermedia di un mini-tour in Italia, la serata all’Arena Flegrea di Napoli rappresenta il secondo appuntamento live con una delle leggende del Rock, Robert Plant. La voce dei Led Zeppelin è pronta a calcare i palchi italiani in tre imperdibili serate a Milano, Napoli e Taormina. Ad affiancarlo in questa tournee i Sensational Space Shifters.  

Una notte magica quella del 22 luglio 2016, una notte in cui una leggenda del rock incontra la città di Napoli in un concerto denso di emozioni, colori, significati. Per una notte Napoli diventa capitale del rock, e il trono è occupato da Robert Plant, cantante che non ha bisogno di troppe presentazioni tanto è grande il peso del suo nome. Nella splendida cornice di un’Arena Flegrea messa a nuovo e ritornata alla sua primigenia bellezza, il cantante dei Led Zeppelin ha intrattenuto gli oltre 6 mila fan accorsi per godersi l’ennesima prova dal vivo di una delle inimitabili voci della storia della musica.

Sono circa le 20.30, l’anfiteatro non è ancora gremito quando sul palco sale Mike Sanchez e i The Portions, ovvero Tom Bull (chitarra), Nick Whitfield (basso) e Mark Morgan (batteria). La proposta dei nostri è un divertente e scanzonato rock and roll che vede Sanchez ricoprire il ruolo di aizzatore e intrattenitore. Si crea subito un buon feeling tra band e pubblico e la mezz’ora complessiva della performance risulta un piacevole antipasto per quello che ci aspetta.

Sono le 22:00 circa quando finalmente sul palco si palesa la folta chioma bionda di Robert Plant accompagnato dai suoi Sensational Space Shifters, formazione composta da Justin Adams (chitarre, benedir e cori), John Baggott (tastiere, synth), Billy Fuller (basso), Juldeh Camara (violino africano, banjo africano), Dave Smith (batteria e percussioni) e Liam “Skin” Tyson (banjo, chitarra e cori). In camicia azzurra (un omaggio ai colori della squadra di calcio locale?) e pantalone nero Plant non si perde in troppi chiacchiere e parte subito forte con due brani estratti dalla discografia in solitario del cantante, “Poor Howard” e “Turn It Up”. L’energia è tanta, quasi palpabile, e il primo scossone forte arriva sulle note di “Black Dog” (riarrangiata con una base ritmica differente), brano dei Led Zeppelin che riscalda il cuore di quattro generazioni di fan accorse per rivivere momenti come questo. La scaletta segue quella già proposta per la precedente tappa a Milano e ecco alternarsi brani come “Rainbow” e “All The King’s Horses” o “Fixin’ To Die” a brani del calibro di “What Is and What Should Never Be”, con un Plant felino nelle movenze e un carisma magnetico; la toccante e commovente “Babe I’m Gonna Leave You”, l’ipnotica “Dazed and Confused”.

Oltre un’ora e mezza di musica in cui si fondono rock, blues, folk e musicalità africane, in un caleidoscopio di emozioni e suoni resi alla perfezione dalla prova dei singoli musicisti. Su tutti lui, Robert Plant. Non ci nascondiamo dietro un dito, i sessantotto anni del cantante inglese si sentono tutti, sul palco non troviamo certo lo stesso performer di qualche anno fa. L’età si vede e si sente tutta, ma la capacità di tenere il palco, di creare empatia e intrattenere il pubblico, quelle movenze ammalianti e sensuali, unite a una timbrica ancora calda e potente nonostante gli acciacchi, fanno di questo concerto un’esperienza irripetibile. Non manca l’omaggio di Plant alla canzone napoletana con una versione acustica di “Torna A Surriento” (con testo in inglese) a riprova di come sia un musicista in grado di catturare i suoi fan. Sul palco compare anche un torta per due musicisti che compiono gli anni e dagli spalti parte il motivetto di “Happy Birthday To You” con Plant nei panni del direttore del core. Momenti che abbattono la distanza tra band e pubblico e rendono più partecipato uno spettacolo che altrimenti resterebbe finto e algido.

La chiusura del concerto è affidata a classici del repertorio dei Led Zeppellin: il pubblico salta in piedi e accorre sotto il palco sulle note di “Whole Lotta Love”, in un tripudio generale. L’adrenalina è ormai in circolo, Plant lo sa e regala l’ennesimo brano leggendario, “Rock and Roll”, prima che il sipario cali sulle note della toccante “Going To California”.

Una notte indimenticabile, una notte che lascerà sicuramente il segno nella mente e nei cuori di chi ha amato questa band, questo cantante, e l’indelebile marchio che hanno lasciato nella storia della musica. Gli anni passano, le mode si susseguono, gli acciacchi ti ricordano che non sei più il giovanotto che metteva a ferro e fuoco i palchi di tutto il mondo. Questa notte, però, Robert Plant ci ha dimostrato ancora una volta di essere una leggenda. Punto. Ogni altra discussione sarebbe solo fiato sprecato.

Questa la setlist completa del concerto di Robert Plant:

Poor Howard
Turn It Up
Black Dog
Rainbow
What Is and What Should Never Be
No Place to Go/Dazed and Confused
All the King’s Horses
Babe I’m Gonna Leave You
Little Maggie
Fixin’to Die
I Just Want To Make Love To You/Whole Lotta Love

Encore 1:
Bluebirds Over The Mountain/Rock and Roll

Encore 2:
Going to California

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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