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Rival Sons: Live Report della data di Sesto San Giovanni (MI)

Serata dedicata al rock più puro nella bella location di Carroponte. Tornano infatti dalle nostre parti quelli che forse sono i migliori eredi del classic rock britannico (per essendo loro al 100% made in U.S.A.), vale a dire i Rival Sons

Ad aprire la serata con il botto sono però i nostrani Electric Balloroom. Si tratta di una formazione a me del tutto sconosciuta, ma che sul palco dimostra davvero di saperci fare, supportata dal carisma e dallo charme della bravissima Giulia Osservati. In generale la band, un trio che vede oltre alla voce solo chitarra e batteria, propone un rock duro ed essenziale, venato di blues, ma suonato con un’energia e una distorsione che appesantiscono di molto l’insieme. Il pubblico purtroppo non è molto numeroso, ma apprezza sul serio e alla fine dello show l’applauso è più che meritato. Se capitano dalle vostre parti non perdeteli assolutamente.

Tocca ora ai citati rocker d’oltreoceano e ad essere sincero sono sorpreso dalla persistente scarsa presenza di pubblico, anche se probabilmente la distanza di pochi mesi dall’ultima data dalle nostre parti ha influito su questo risultato. Poco conta comunque per quello che concerne la qualità dello show che vede la band di Jay Buchanan in grande spolvero. Si comincia con un paio di brani tratti dall’ultimo, ottimo, lavoro in studio per poi andare subito in sovraccarico con la superba “Electric Man”.

Il gruppo dal vivo è davvero strepitoso, capace di interpretare secondo le proprie regole un sound che è si antico, ma ancora in grado di regalare grande espressività. Insomma, al di la di ogni elucubrazione sullo stile, l’originalità, etc… loro hanno le canzoni, e non è poco. Brani come l’intensa “Torture”, la groovy “Tied Up”, la superba “Jordan” o la conclusiva “Keep On Swinging” sono coinvolgenti e suonati con uno spirito e un trasporto che li eleva a linguaggio universale, valido per ogni posto e per ogni tempo.

Una serata splendida che ha avuto l’unica pecca nella durata sin troppo risicata dell’esibizione dei Rival Sons. Meno di ottanta minuti sono un po’ pochini per un headliner, soprattutto se qualcuno si è pure fatto qualche centinaio di km per vederli. Li lasciamo quindi si con soddisfazione, ma con la speranza che alla prossima occasione ci offrano qualche minuto in più di grande musica.

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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