Richard Sinclair – Accordo Dei Contrari – Prophexy: Live Report

Il Naima Club di Forlì è un luogo di classe, una garanzia che, nel momento in cui si solleva il tendone rosso che funge da porta e ci si siede a uno dei tavoli, mentre il graffito lungo quanto una delle pareti ripercorre tutto il rock che è scaturito dalla via Emilia, si sta per assistere a uno spettacolo di qualità superiore. È capitato in passato con il ritorno in Italia di Johnny Winter, con il passaggio lo scorso autunno di Richie Kotzen ed Uli Jon Roth, e capita di nuovo questa sera, quando è la fusione tra progressive inglese ed italiano ad avere il predominio. Richard Sinclair è un nome molto popolare tra i conoscitori del genere. Oltre ad essere un polistrumentista di rilievo, è da ricordare il suo passaggio in una mezza dozzina di gruppi, il più importante dei quali, i Camel, è una delle pietre miliari della scena di Canterbury. La serata al Naima si profila come una lunga serie di improvvisazioni, dove Sinclair in parte si esibisce da solo, e in parte è accompagnato da due gruppi che stanno viaggiando a braccetto per dare consistenza alla Bologna progressive. Sinclair sale sul palco armato del suo basso e di un curioso berretto con il disegno di Winnie the Pooh, e il pubblico trascorre in sua compagnia una prima mezz’ora, durante la quale Sinclair canta e suona senza praticamente fermarsi mai. Salgono poi sul palco con lui i Prophexy, che prima proseguono il filo interrotto e continuano sulla scia delle improvvisazioni, inframmezzate dall’esecuzione di alcuni classici del prog inglese, come “In The Land Of Grey and Pink” dei Caravan, e poi rimangono per un po’ da soli sul palco ed eseguono due loro cavalli di battaglia, “Tritone” e “C’è vite sulla Luna”. Anche il loro è un progressive finemente cesellato, in continua variazione e di cui è impossibile stancarsi.

Giunge poi il momento dell’esibizione degli Accordo dei Contrari, per i quali la serata è doppiamente importante, in quanto è quella dell’uscita del loro secondo album, intitolato “Kublai”. Giusto per la cronaca, ricordiamo che il loro primo disco, “Kinesis”, aveva vinto il Prog Award 2007 come miglior disco italiano dell’anno. Sinclair riappare sul palco dopo una breve pausa in compagnia solo del batterista degli Accordo, con il quale improvvisa in modo stupendo per qualche altro minuto. Successivamente Sinclair (che nel frattempo ha anche cambiato berretto) scende dal palco, lascia il posto alla band al completo, che esegue un brano, e nel finale si assiste a una nuova sessione integrata fra Sinclair e il gruppo.

Un totale di oltre due ore di musica, nella quale non solo si ha avuto modo di conoscere a fondo un artista dalla grande vena creativa e dallo spessore notevole, ma si è visto come la sua presenza abbia spronato sia i Prophexy che gli Accordo dei Contrari, due gruppi non certo alle prime armi, a dare il meglio di loro stessi. Richard Sinclair è stato lo spunto, lo stimolo forte, che con la sua illustre presenza è riuscito a dare un valore aggiunto alle esecuzioni di due gruppi già di per sé ottimi. È questo l’insegnamento che si trae dalla serata (che avrà comunque un seguito perché Sinclair tornerà in Italia a fine luglio): quando ci si trova di fronte a un mostro sacro, bisogna vincere il timore reverenziale e considerarlo come uno stimolo a dare il mille per cento, di qualsiasi cosa si tratti.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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