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Rhapsody Reunion + Epica + Labyrinth: Live Report e foto della data di Milano

Fotografie by Matteo Donzelli

Credo che sia innegabile affermare che quando, qualche mesetto fa, si venne a sapere che ci sarebbe stato un Farewell Tour a 20 anni di distanza dall’esordio dei Rhapsody “Legendary Tales” e che questa gustosa pietanza sarebbe stata arricchita dalla presenza di Epica e Labÿrinth, anche i detrattori del power più sinfonico e “cinematografico” devono aver ammesso l’importanza dell’evento.

E sicuramente di evento si è trattato, sia per il folto pubblico che ha inondato l’Alcatraz in una soleggiata serata di giugno sia per lo show stesso, caratterizzato da un costante livello qualitativo, in positivo chiaramente (complimenti quindi a Rock In Park, Vertigo e Alcatraz stesso).

È ancora decisamente presto (ma si sa, a Milano non si può sforare troppo con gli orari) quando i Labÿrinth salgono sul palco per il loro breve concerto; avevamo già avuto modo di valutare positivamente la coesione della formazione attuale in occasione del Frontiers Metal Festival e a questo giro abbiamo potuto ascoltare alcuni pezzi tratti dal nuovo e convincente lavoro “Architecture Of A God” come la title track e “Bullets”; certo i nostri avrebbero meritato un minutaggio maggiore ma dato che in questa occasione Rhapsody Reunion e Epica erano co-headliner avrebbero occupato il palco per tutto il resto della serata.

Spazio quindi agli olandesi che portavano nuovamente a Milano il loro spettacolo di supporto a “The Holographic Principle” puntando su una scaletta decisamente tirata nonostante i soliti arrangiamenti orchestrali pomposi guidati dalle tastiere (e dalle basi) di Coen Janssen (che con un kit munito di ruote e una tastiera ellittica gira il palco in lungo e in largo); la magniloquente intro “Eidola” introduce la sempre affascinante Simone Simons che da lì in poi lascerà che la coppia di chitarristi Jansen/Delahaye guidi il carrozzone grazie anche alla spinta di una sezione ritmica un po’ scolastica ma mai doma.

Pezzi come “Edge Of The Blade”, “Universal Death Squad”, “Beyond The Matrix” e “Consign To Oblivion” sembrano concepiti per aizzare e coinvolgere il pubblico che dimostra un particolare affetto per gli Epica, band che sta davvero vivendo un momento d’oro.

Quando il Dragone si staglia sul telone posto dietro alla batteria, l’aria si fa frizzante e l’attesa palpabile per l’occasione unica di vedere riuniti Luca Turilli e parte dei “suoi” Rhapsody (Leurquin/Guers) con Fabio Lione e la “macchina” Alex Holzwarth; da qualche tempo era ormai noto che per questo Farewell Tour, dopo il quale i nostri proseguiranno le proprie carriere separatamente, i Rhapsody originali (piccola inesattezza biografica anche se non si hanno più notizie della prima sezione ritmica Carbonera/Lotta) avrebbero riproposto dal vivo tutto il primo “Symphony Of Enchanted Lands”.

Se da una parte le attese sono state assolutamente ripagate, con i musicisti sul palco davvero impossibili da criticare ed un Fabio Lione che sta attraversando una seconda giovinezza vocale (vedi soprattutto negli Angra ma anche con Vision Divine e Eternal Idol) impossibile non rimanere contrariati dall’assenza delle tastiere sul palco; è fatto ormai noto che con le basi si può ovviare a tutto (dagli arrangiamenti, ai cori a intere parti strumentali) e non entriamo nel merito della scelta di Alex Staropoli di rimanere fuori da questa commemorazione ma sarebbe stata cosa gradita avere almeno un session player sul palco, perché onestamente vedere la band che si fermava perché in sottofondo partiva un assolo di tastiere o una parte di pianoforte è stato quantomeno straniante (e ci sono tornate alla mente le polemiche che funestarono la band ad inizio carriera proprio inerenti alle sporadiche esibizioni live).

Certo è che con pezzi del calibro di “Emerald Sword”, “Wisdom Of The Kings”, “Beyond The Gates Of Infinity”, “Riding The Winds Of Eternity” e le attese e apprezzate aggiunte (tra le altre) di “Land Of Immortals”, “Dawn Of Victory” e “Holy Thunderforce” i nostri hanno avuto gioco facile a tramutare la loro esibizione in una mastodontica parata di pezzi epic symphonic power dai coloriti contenuti fantasy.

 

 

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Antonio

    Ho visto i Rhapsody (nelle diverse declinazioni e formazioni) negli ultimi sei anni diverse volte….
    2011 Alcatraz ROF
    2012 Trezzo ROF
    2014 Metal for emergency ROF
    2015 Ubiale power sound ROF
    2016 Trezzo LTR
    2017 Alcatraz Reunion

    Il concerto del 2011 e quello del 2017 sono stati i migliori, x una serie di motivi…. la scaletta (bellissima), la band (si vede quando un musicista si diverte e diverte), un Lione in stato di grazia (irraggiungibile)….Mancava il tastierista? Posso dire che non se ne accorto nessuno, nel senso che la musica dei Rhapsody prevede tante ma tante basi che 5 o sei musicisti sul palco fa poca differenza. Differenza che invece la fanno i musicisti presenti, tutti bravissimi, felici e sorridenti. In più mettiamoci una scaletta impressionante ed abbiamo un concerto unico ed irripetibile.

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