Rhapsody Reunion: Live report e foto della data di Bologna

Immaginatevi 20 (facciamo 21, dai) anni fa. Belli, con i capelli lunghi, senza il becco di un quattrino e con “l’internet” che ancora non dettava legge in ogni angolo dell’universo-mondo. Immaginate ora un vostro amico – nerd ed ovviamente metallaro – passarvi l’oscuro cd (ovviamente copiato con i primi masterizzatori che impiegavano secoli a “scolpire” una singola canzone) di una band triestina con “incursioni” toscane. Immaginate la vostra sorpresa, mascella slogata ed una domanda inquietante a turbare sonno e sogni: “Ma questi sono italiani?

Avere oggi 20 anni – sì, ok sempre 21 – in più e ricordarsi il primo “vagito” RHAPSODY chiamato “Legendary Tales” come fosse ieri è un qualcosa di epico. Una band inaspettata, sorprendente, ruffiana (serve anche quello giovini ndA.) ed ancora più grande con “Symphony Of Enchanted Land”. Album maestoso, potente, melodico: in un articolo determinativo “IL”.

E poi tante altre avventure tra spade incantante, draghi, castelli, ballate quasi “branduardesche” e la voglia di proseguire la strada a testa alta. Qualcosa però nella storia si inceppa a più riprese, si perdono per strada diversi componenti, si incrociarono per strada Christopher Lee, Joey de Maio e si arrivò addirittura a raddoppiare la proposta con i Rhapsody of Fire ed i Luca Turilli’s Rhapsody. Insomma il caos. Ma come tutte le saghe a lieto fine ecco il momento di svolta, la conclusione prossima e gloriosa: gli ultimi concerti con gli amici di un tempo (Alex Staropoli a parte) verso le Enchanted Lands.

Mano alla Emerald Sword, c’è un drago da ammazzare.

Ma prima della pugnace prestazione dei Rhapsody ecco arrivare due band per un “necessario antipasto per le folle”. Non come le brioches di Maria Antonietta. Abbiamo una testa da tenere attaccata al collo.

SCARLET AURA

Una Doro direttamente da Bucarest. Aura Danciulescu con i suoi Scarlet Aura hanno avuto il compito di “scaldare” il folto pubblico della Zona Roveri con una mezz’ora di metal melodico di forte derivazione germania. Una band sostanzialmente piuttosto anonima, con ancora enormi margini di crescita a livello compositivo. Le canzoni proposte dai nostri non hanno certo brillato per inventiva o chissà cos’altro, ma hanno lasciato il segno per la buona prestazione di Aura che si è dimostrata frontwoman di buon livello. Unica canzone degna di nota di un set piuttosto piatto “You’re Not Alone”.

Sincero il tributo a Dolores O’Riordan dei Cranberries, ma la versione di “Zombie” dei nostri è stata tutto tranne che accettabile. Avanti i prossimi e sotto con le prove e la composizione, di strada da fare ne abbiamo tanta ed il tacco 12 non è certo comodo.  A stento sufficienti.

BEAST IN BLACK

“Ciao Mamma da grande voglio essere i Judas Priest”. Non solo Rob Halford, ma tutti e 5 gli uomini di pelle ed acciaio di B’Ham. Una scelta portata avanti con passione ed orgoglio dai ragazzi di Helsinki e da Yannis Papadopoulos (voce in “hyper-falsetto” ) sopra tutti. Una voglia di essere come Rob Halford quasi da copiarne le movenze e gli atteggiamenti on stage. Giaccone super borchiato a parte. Nessuno è perfetto. Ma detto questo gli uomini dal grande freddo si sono dimostrati più che validi musicisti ed intrattenitori. Dopo aver diffuso “Nightcrawler” dei Priest (bizzarro, vero?) ecco che i nostri iniziano a picchiare duro con “Beast In Black”, “Eternal Fire” e “Blood Of Lion”. Una buona prova, kids entusiasti in transenna e canzoni sostanzialmente orecchiabili.

Menzione d’onore per la folle “Crazy Mad Insane”, dal piglio sintetico anni ’80 accompagnato da una specie di “visori ipertecnologici” indossati da Anton Kabanen (chitarra), Kasperi Heikkinen (anche lui chitarra) e Mate Molnar (al basso) che sullo schermo facevano transitare una parola a testa del titolo della canzone. Geniale e divertente. Uno spettacolo discreto per una band valida ma che difficilmente brillerà mai di luce propria.

 

RHAPSODY

La tensione è palpabile. La vedi negli occhi di almeno 3 generazioni di metallari arrivati per ascoltare la band italiana. Capisci di far parte di una vera e propria celebrazione di un modo di fare musica che ai tempi sembrava pacchino, pomposo e da prendere poco sul serio, ma che oggi viene rimpianto da tanti per la sua sincera passione e per la notevola abilità nel costruire canzoni ancora oggi attuali. Capisci di essere pronto al concerto quando senti rombare “In Tenebris”, che annuncia la prima canzone della serata: una “Dawn Of Victory” decisa e convincente.

La band è convincente, Fabio Lione cattura subito il pubblico  mentre Luca Turilli sembra letteralmente indemoniato: una corsa quasi isterica da un lato all’altro del palco accompagnata da una voglia evidente di regalare alla folla presente uno show memorabile.  E poi via con una versione velocissima di “Wisdom Of The Kings” seguita da una “Village Of Dwarves” che ci fa ricordare che in un certo qual modo un tipo di folk metal attualmente tanto in voga è stato invento da questi signori qua. Si va avanti con “Power Of The DragonFlame”,”Gates Of Infinity” e “Knightrider of Doom” prima di una bella e toccante versione di “Wings Of Destiny”.

Applausi e qualche lacrima. Siamo metallari, cribbio! Mica automi senza cuore.

Tempo per ricordare un amico e tempo per ricordare una delle fasi più “bizzarre” (detto in senso positivo ovviamente) della storia dei nostri: quella della collaborazione con Christopher Lee. Il Dracula cinematografico (ma anche Saruman, Conte Dooku, Scaramanga e tanti altri cattivi ancora) è stato ricordato con tenerezza da Lione. Per lui la band ha eseguito “Riding The Winds Of Eternity”. Subito dopo la suite “Symphony Of Enchanted Land” cantanta nella parte centrale con Nicoletta Rossellini dei Kalidia.

Impressionante la versione di “Con Te Partirò” cantata da Fabio Lione. Così come molto carina la storia dell’incontro con Andrea Bocelli. Fabio ha raccontato al pubblico di aver incontrato Bocelli, e raccontadogli di essere anche lui cantante è stato preso da una sorta di timore dicendo di cantare in una band di rock sinfonico. Pronta la risposta del cantante pisano: “In fin dei conti non è quello che facciamo?”. Boato del pubblico ed avanti con la prossima canzone.  Prima di questo momento anche due “soli” per Patrice Guers al basso e Alex Holzwarth alla batteria.

Ultimo miglio in vista. Arriva “Holy Thunderforce” e la band non sembra voler scendere dal palco. Lione regge ancora come fosse la prima canzone (nonostante abbia raccontanto di uno sballottamento aereo post-Brasile che ha un pochino incrinato la sicurezza vocale) e la folla presente non aspetta altro che i bis. Arrivano subito con “Rain Of A Thousand Flames” e “Lamento Eroico” prima dell’obbligatoria “Emerald Sword” cantanta insieme ad Alessandro Conti (voce nella versione “turilliana” dei Rhapsody, dei Trick Or Treat e partner in crime del buon Fabio in “Lione-Conti”). Uno spettacolo nello spettacolo ed un ottimo modo per salutare un pubblico caloroso e festoso.

In fin dei conti la serata di Bologna l’abbiamo vissuta tutti come fossimo Samvise Gamgee dopo la partenza di Padron Frodo dai Rifugi Oscuri. Usciti dalla Zona Roveri il senso di malinconia e di “abbandono” veniva alleggerito dalla certezza di un amico ritrovato sulle assi di un palco.

In fin dei conti siamo tutti Samvise. “Bene, siamo tornati”.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per n-mila testate e prodigioso “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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