Rammstein: Live Report della data di Berlino

Le luci nella notte di Berlino. Una frase per riassumere il magnifico show di una band che, nel bene o nel male, fa delle atmosfere urbane il suo credo stilistico e musicale. Il tour mondiale di supporto alla nuova release ‘Reise Reise’ passa per la capitale tedesca con tre date nell’avveniristico complesso del Velodromo, situato nella ex Berlino est. E’ da questa zona della città che viene la band tedesca che tiene sempre a specificare e a ricordare al giornalista di turno che la loro musica nasce da questo contesto. Cioè da una Berlino diversa da quella proiettata verso l’occidente mondiale (Ovest, ndr). Da una Berlino nella quale arrivavano poche influenza e poca musica. Dalla Berlino dagli spazi enormi, dei palazzoni, delle poche luci, della periferia insomma. E’ forse la provenienza geografica il segreto della originalità del combo tedesco. Gli inserti elettronici sembrano nascere direttamente dalle notti in fuga dalla polizia sovietica o nei tentativi di passare il famoso “Checkpoint Charlie” (unico passaggio dall’est all’ovest, ndr). Dunque ‘Reise Reise’ si configura come un viaggio che li porta a chiudere il cerchio; un viaggio che manda indietro i tedeschi fino al punto di partenza dal quale tutto è nato. E infatti la band sembra rendersi conto dell’importanza storica ed affettiva della data. Niente è lasciato al caso. Sicurezza, pass photo, cancellate e pubblico organizzati nel migliore dei modi. Tutto risulta coerente e complementare ad una macchina logistica perfetta che permette la realizzazione di un grande show sotto molti punti di vista. Ad avere l’arduo compito di aprire la serata sono gli Exilia. Gli italiani danno prova di grandissimo carisma, compattezza sonora e ottimo songwryting. Il pubblico apprezza anche grazie alla buonissima interazione della singer Masha con il pubblico. Grandi le esecuzioni di ‘Stop Playing God’, ‘Starseed’, ‘The World Is Falling Down’ e di ‘Heaven’s Gate’. Il paragone con i Guano Apes sembra d’obbligo ma in realtà non darebbe giustizia a nessuno dei due. Dunque esame superato per la band milanese, capace di scaldare un pubblico che non era li per loro. Ma arriva il grande momento. Sugli archi di apertura della titletrack di ‘Reise Reise’ cala il sipario e ne escono sei individui conciati nei modi più strani. L’impatto sonoro è devastante e la voce del singer Till Lindemann è sempre molto marziale e poco propensa di natura alla melodia. Si prosegue con l’ottima ‘Keine Lust’ e successivamente con ‘Dalai Lama’, tutte splendidamente eseguite. Il pubblico è letteralmente in delirio. I tedeschi sono coscienti della forte carica adrenalinica che riescono a trasmettere e non hanno bisogno di interagire più di tanto con coloro che sono venuti da tutta la Germania e anche dall’estero per assistere ad una loro performance. Travestimenti, scenette divertenti (quasi sempre ne è protagonista Flake, ndr) e anche ogni minima espressione facciale fa parte di uno spettacolo che ha una forte sceneggiatura alle spalle. E’ difficile capire come le fiamme che spuntano da ogni parte del palco non brucino i componenti della band. Con incredibili effetti ottici sembra che il corpo di Richard (Kruspe, ndr) o di Till Lindemann passi attraverso le fiamme. I tedeschi pescano nel repertorio partendo dal primo album. E’ così che ci fanno ascoltare ‘Du Richt So Gut’ o ‘Sonne’, ‘Ich Will’ o ancora ‘Engels’. Tutte praticamente perfette, eseguite con pathos e contornate da incredibili trovate sceniche. A metà concerto cominciamo a vedere gli effetti di uno show così devastante. Persone che vengono trasportate in barella per malori, altri sopraffatti dall’adrenalina e ragazzini che vengono scaraventati aldilà delle transenne da micidiali passamano. Loro continuano imperterriti come una macchina da guerra. Snocciolano a ripetizione ‘Du Hast’ e la cover di ‘Stripped’ dei Depeche Mode. E’ qui che il bassista Oliver Riedel si lancia con un canotto sul pubblico, facendosi trasportare come fosse in mare. Una scena apocalittica. Tutto prosegue nel migliore dei modi, con i Rammstein in forma smagliante. Indimenticabili ‘Steim Um Steim’ e ‘Ohne Dich’, con migliaia di persone con gli accendini accesi e molti di loro con le lacrime agli occhi. ‘Moskau’ sembra lanciarci ancora più ad est, con sonorità che disegnano perfettamente i paesaggi del profondo est; è forse questa la dote più grande di questi sei musicisti: riuscire a trasportare in note le sensazioni che si vivono viaggiando per il mondo. Assimilare sensazioni e trasmetterle agli altri attraverso la forma d’arte più bella, la musica. ‘Amerika’ sembra più potente e compatta, meno canzonetta rispetto a come suona nelle versioni in studio. Tanti hanno sognato di assistere ad un loro concerto, magari dopo aver visto il ‘Live Aus Berlin’. Noi ci siamo stati e vi confermiamo tutto. Tanto di cappello ai ragazzi venuti dall’est…

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