Queen + Adam Lambert: Live Report e foto della data di Bologna

Tutti i grandi eventi musicali saltati per pandemia stanno per essere man mano recuperati. La data dei Queen con Adam Lambert a Casalecchio di Reno, nel bolognese, è stata addirittura raddoppiata per un enorme numero di richieste; noi eravamo presenti a quella del 10 luglio.

Un palasport gremitissimo di spettatori ha accolto la band britannica come nelle grandi occasioni. Un boato ha accolto l’apertura del concerto affidata a “Now I’m Here”, per una prima parte del live dedicata soprattutto ai classici dei seventies, pezzi immortali quali “Hammer to Fall”, “Somebody to Love”, “Killer Queen” e “Don’t Stop Me Now”, il tutto accompagnato da immagini proiettate dal ledwall alle spalle del palco, in questa fase a tema teatrale. La sensazione è quella di trovarsi davanti a una grande celebrazione, dove i due membri storici confermano, se mai ce ne fosse bisogno, di essere rispettivamente uno dei chitarristi più personali ed influenti della storia del rock, col suo suono unico ed inimitabile, ed un solidissimo batterista nonché un eccellente cantante. Lambert, sempre più padrone di una situazione che lo carica di un’eredità impossibile, si conferma un cantante letteralmente strepitoso, dalle capacità vocali straordinarie e con una presenza scenica rimarchevole. Certo, è perfettamente inutile fare paragoni con un passato di una portata a dir poco leggendaria, il punto è che canta meravigliosamente bene senza scimmiottare nessuno. Quello è il ruolo che è stato chiamato a fare e lo fa nel migliore dei modi, anche quando, con una scelta un po’ ruffiana, intona il “Nessun Dorma”, dalla Turandot di Puccini, cavandosela alla grande: certo non è un cantante lirico, ma a suo modo funziona eccome, e d’altronde non è una novità la connessione fra i Queen e l’opera lirica.

Il concerto si svolge in più parti, con la seconda che vede un’altra infornata di classici, con Taylor alla voce per “I’m in Love With My Car” e poi “Bicycle Race”, cantata da Lambert a cavallo d’una moto, e poi classici relativamente più recenti della loro carriera quali “Another One Bites The Dust”, uno dei rari momenti in cui nell’intro è stato illuminato il bassista Neil Fairclough; e a riguardo c’è da dire che i musicisti che accompagnano la band (completavano la formazione il tastierista Spike Edney, da una vita collaboratore dei Queen, e il percussionista Tyler Warren) hanno suonato senza i riflettori puntati, con le luci ad esclusiva dei leader, a parte ovviamente quando sono stati presentati da May, esibendosi anche in momenti solisti.

Un cambio di palco in situazione più “intima” si fa per dire) con Brian May sulla passerella centrale ad intonare, voce e chitarra acustica, “Love of My Life”, cantata assieme al pubblico, l’arrivo della batteria in loco, l’esecuzione fra gli altri, di “Crazy Little Thing Called Love” e “Under Pressure” con Taylor a sostenere le parti vocali di David Bowie. La chiusura di questo stage è affidata a “Who Wants to live Forever”, da cui parte un lungo assolo di May, molto d’atmosfera, con sfondi a tema astronomico (lui, laureato in astrofisica), e poi il palco pieno per un’altra infornata di classici, da “Tie Your Mother Down” alla conclusiva “Bohemian Rapsody”, accolta con un boato dal pubblico. I bis, affidati a “We Will Rock You” e al gran finale di “We Are The Champions” hanno concluso un concerto che è stato essenzialmente una grande celebrazione di un mito del grande rock. Si può discutere ad oltranza (senza venirne a capo) se questi siano o meno i veri Queen, se la loro operazione sia o meno legittima (da tanti anni John Deacon si è ritirato), e il senso che può avere un’operazione del genere. Quello che è sicuro è che si è trattato di un concertone in cui tutti gli elementi caratterizzanti la band, dalla sontuosità, alla spettacolarità, al glamour, a quel pizzico di kitsch, sono stati rispettati come da copione. Una grandiosa autocelebrazione in cui i presenti hanno avuto l’opportunità, in circa due ore e mezza, di ascoltare brani che hanno fatto storia in una situazione che ridicolizza qualsiasi tribute band. Questa è la loro dimensione attuale, e a quanto pare i fatti hanno dato loro ragione. A pieno titolo, aggiungiamo.

Setlist

  1. Now I’m Here
  2. Hammer to Fall
  3. Somebody to Love
  4. Killer Queen
  5. Don’t Stop Me Now
  6. Nessun Dorma
  7. In The Lap of the Gods
  8. I’m in Love With My Car
  9. Bicycle Race
  10. Fat Bottomed Girls
  11. Another One Bites The Dust
  12. I Want it All
  13. Love of My Life
  14. ’39
  15. These Are the Days of Our Lives
  16. Crazy Thing Called Love
  17. Under Pressure
  18. A Kind of Magic
  19. I Want to Break Free
  20. Who Wants to Live Forever
  21. Guitar Solo
  22. Tie Your Mother Down
  23. The Show Must Go On
  24. Radio Ga Ga
  25. Bohemian Rapsody
  26. We Will Rock You
  27. We Are The Champions

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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