Queen + Adam Lambert: foto e report del concerto di Piazzola Sul Brenta (PD)

E’ un cielo scuro e decisamente minaccioso quello che ci accoglie all’apertura del Postepay Sound di Piazzola Sul Brenta. Un cielo che però non scoraggia le migliaia di persone accorse nella piccola città della provincia di Padova per assistere all’unica data italiana dei Queen insieme ad Adam Lambert.

Inutile arrivare al concerto ipotizzando paragoni con l’illustre passato. Ciò che è stato, non tornerà e quindi l’unica possibilità è quella di godersi appieno uno show  che ha riscosso consensi in tutto il Mondo. Flash e The Hero introducono la band sul palco che scatena poi il pubblico con la doppietta “One Vision” / “Hammer To Fall“.

L’attenzione è ovviamente puntata tutta su Adam Lambert, voce di questa nuova incarnazione dei Queen da qualche anno a questa parte. A nostro parere, la performance del cantante unisce in modo convincente (non sempre in maniera piena) quello che può essere considerato un buon tributo (imitare sarebbe un crimine, fare tabula rasa del passato forse sarebbe ancora peggio) e una discreta dose di personalità e di estro.

Il set è idealmente diviso in due parti. La prima si conclude con “Somebody To Love” e presenta in successione abbastanza serrata alcuni dei classici della band, con in primo piano assoluto Lambert. Ottime “Fat Bottomed Girls“, “Another One Bits The Dust” e una super trascinante “Don’t Stop Me Now” che manda in delirio platee e tribune. Da citare assolutamente la tripletta “Seven Seas Of Rhye” / “Stone Cold Crazy” / Killer Queen che ha accontentato anche i fan della prima epoca della band.

Da metà set, il concerto invece prende una piega differente, con l’attenzione che si sposta dal vestiario stravagante di Lambert (il guinzaglio al collo fetish di inizio concerto resterà uno degli highlight del 2016) alle performance di Brian May e di Roger Taylor. Da qui infatti comincia un divertente turn over al microfono e alla batteria. Inizia anche il momento più toccante della serata, con Bryan May alla voce per “Love Of My Life“, con le prime immagini di Freddy Mercury alle spalle e May visibilmente emozionato. A ruota troviamo Roger Taylor al microfono per “A Kind Of Magic“, mentre a questo punto alla batteria troviamo il figlio, Rufus Tiger Taylor (già visto con i The Darkness): i due si sfideranno a colpi di batteria pochi minuti dopo, con due set montati sul palco.

Torna Lambert sul palco per un’ottima Under Pressure, alle cui vocals contribuisce tutta la band. L’unica performance veramente deludente la troviamo però in questa sezione, con I Want It All decisamente scarica, sia vocalmente che musicalmente, senza la potenza heavy rock del brano originale. Segue “Who Wants To Live Forever“, con una mega palla da discoteca che scende sul palco, andando a ricreare l’atmosfera del famoso film Highlander. A questo punto siamo quasi alla fine, ma è ancora il momento di Brian May che propone il suo brano solista Lost Horizon, in un’atmosfera veramente suggestivo: May si piazza su una pedana che si eleva dietro la batteria, portandolo esattamente al centro del mega schermo circolare posizionato a fondo palco, che proietta immagini stellari insieme a un bel gioco di laser. E Bohemian Rhapsody? E’ arrivato anche quel momento, uno dei più toccanti della serata, con il duetto tra Lambert e le immagini / voce registrata di Mercury. Chiude Radio Ga Ga. I bis sono ovviamente affidati a We Will Rock You e We Are The Champions.

In tutta onestà, non avevamo grandi aspettative. Non sapevamo cosa aspettarci e forse avevamo paura di rimanere delusi. Ma la realtà è che lo show è stato veramente convincente. Brian May dal vivo è ancora incredibilmente efficace e caratteristico, si diverte ancora sul palco e probabilmente era emozionato tanto quanto il pubblico presente nell’Anfiteatro. Taylor picchia ancora forte e, insieme al figlio, ha dato vita a un approccio ritmico veramente variegato. Lambert forse non è esattamente la migliore voce per interpretare i pezzi dei Queen, ma è indubbiamente un ottimo cantante, con una presenza scenica in grado di catturare l’attenzione di decine di migliaia di persone, consapevole del fatto di dover essere accettato come un sostituto di un cantante che mai si potrà sostituire. Scenografia splendida, palco non mastodontico ma ben studiato soprattutto grazie a un impianto luci veramente bello e ben progettato. Come sempre l’Anfiteatro Camerini si rivela tra le migliori venue all’aperto per la musica dal vivo (non è la migliore solo perchè va a pari merito con quella di un’altra città) sia in termini di accoglienza, di organizzazione e di ottimi suoni e volumi.

Tutto perfetto insomma; Brian May e Roger Taylor hanno dimostrato questa sera di aver vinto la loro nuova scommessa, potendo così portare ancora in giro per il Mondo i brani di una delle più grandi rock band della storia.

 

 

 

 

In apertura gli Electric Pyramid

 

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Pierfranco aserea

    Non sono d’accordo solo su una cosa . I whant it all , era PAZZESCA !!!!!! Non so Come si possa dire che era deludente . Mah …..

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  2. Davide

    I want it all non è semplice da fare live che renda come nel disco…la base di chitarra è piena di “sovraregistrazioni” che live è impossibile fare. Sulla parte vocale sono d’accordo che è un po’ debole, ma per il resto potenza allo stato puro…

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