Porto Antico Prog Fest: Live Report e foto dell’edizione 2021

La musica dal vivo si sta risvegliando. Era importante, quindi, essere presenti a uno dei festival che per fortuna, si stanno svolgendo (nel rispetto di tutte le misure di sicurezza richieste) all’interno del nostro Paese. Per questa occasione siamo andati in trasferta a Genova dove, nella cornice del Porto Antico (sistemata e modernizzata grazie a un progetto molto riuscito dell’architetto Renzo Piano), si è svolta l’edizione 2021 del Porto Antico Prog Fest. Due giorni all’insegna della musica progressive articolata in molte delle sue forme, che ha visto la partecipazione di vecchie glorie del genere ma anche di nuove leve di tutto rispetto. 

Day 1 – 17/07/2021

MAGIA NERA

I primi ad esibirsi per questa nuova edizione del festival sono gli spezzini Magia Nera, una band con una storia abbastanza singolare alle spalle. Formatisi a fine anni ’60 e sciolti nel 1972, si sono riformanti pochi anni orsono per debuttare discograficamente nel 2017 con l’LP “L’Ultima danza di Ophelia”, bissato dal recente “Montecristo”, dal quale hanno proposto alcuni brani. Fautori di un hard prog con qualche reminiscenza post beat tipica di tante band dell’epoca, il loro ritorno ai live dopo tanti anni ha pienamente convinto. Certo, non tutto è stato perfetto, e qualche piccola ingenuità si è potuta talvolta riscontrare, ma tutto questo lo diamo come dato positivo, in quanto figlio e caratteristico di un’epoca che (purtroppo) non c’è più. In definitiva, la band guidata dal cantante e chitarrista Bruno Cencetti ha offerto uno spaccato di fantasia, creatività e spontaneità che attualmente, anche in gruppi tecnicamente preparatissimi, non è affatto scontato trovare. Per chi scrive una delle scoperte più interessanti del festival. (Daniele Zago)

MELTING CLOCK

Lo spirito che anima i Melting Clock, la seconda band a esibirsi nella giornata, è del tutto simile a quello dei Magia Nera, anche se l’età dei musicisti e la loro storia è del tutto differente. I Melting Clock sono più giovani all’anagrafe, ma calcano il palco da professionisti consumati e riescono a far fronte ad alcuni problemi tecnici dell’ultimo secondo con spirito di adattamento e adattabilità. La band esegue un progressive rock moderno, reso più delicato dalla situazione parzialmente acustica, in cui si spazia ad ampio raggio nei contenuti dell’album “Destinazioni” e c’è spazio anche per un inedito. I Melting Clock hanno poi un primato personale, in quanto sono l’unica band, fino a ora, che si è esibita per due volte all’interno del Porto Antico Prog Fest. Il che evidenzia, ovviamente, le loro capacità indiscutibili. (Anna Minguzzi)

GLEEMEN/GARYBALDI

Capiamo e condividiamo l’intento di ricordare, con l’esibizione dei Gleemen, un musicista come Bambi Fossati, che forse alcuni metallari non ricorderanno, ma che è stato molto importante nell’ambito della scena progressive rock genovese e nazionale. Anche l’idea di base è buona, cioè quella di far tornare insieme sul palco alcuni musicisti di generazioni diverse, che condividono appunto il fatto di avere suonato insieme a Fossati. L’opinione però è che questa esibizione in particolare non abbia reso particolare giustizia all’importanza dell’artista. Ci sono, certo, alcuni momenti interessanti, come l’arrivo sul palco di un altro chitarrista genovese, Massimo Gori dei Latte E Miele, per alcuni brani, ma in altri momenti si sfiora la noia e le esecuzioni non sono proprio impeccabili. La parte finale del live, poi, in cui i Gleemen lasciano il palco e fanno posto ai Groove Monkey per un omaggio a Hendrix (il modo di suonare di Bambi Fossati si ispirava fortemente a quello di Hendrix), sembra più che altro un modo per “allungare il brodo” senza lasciare contenuti sostanziosi. Peccato. (Anna Minguzzi)

THE TRIP

Headliner della serata è stata la riproposizione della leggendaria prog band, in origine italo britannica (ma genovese di base operativa), guidata in questa versione, dallo storico batterista Pino Sinnone, presente sui loro due primi dischi, da qualche anno rimessosi in pista per riproporre la musica che a suo tempo l’aveva visto protagonista. Il concerto si è incentrato sull’esecuzione integrale di “Caronte”, album del 1971, peraltro recentemente ripubblicato con la formazione attuale con la denominazione “Caronte 50 Tears Later”. Sinnone (che a 79 anni compiuti si è dimostrato in forma musicale eccellente) è anche l’unico membro di quella formazione ancora vivente, e come ha sottolineato più volte, l’intento degli attuali Trip non è certo quello di sostituire dei grandi musicisti come Joe Vescovi, Bill Gray e Arvid Andersen, giudicati giustamente insostituibili, ma di proseguire la loro musica. E bisogna dire che l’operazione è riuscita, con l’attuale formazione che ha suonato tutto il repertorio con convinzione, conferendogli però un tocco personale, senza voler imitare pedissequamente il materiale originale. Buone le personalità coinvolte, a partire dal vocalist Andrea Ranfa, il chitarrista Carmine Capasso, il bassista Tony Alemanno e il giovane tastierista Dave D’Avino nel non facile compito di tributare con la propria personalità un musicista straordinario quale Joe Vescovi, che era a tutti gli effetti il leader della band originale, compito che si può tranquillamente dire ben riuscito. Un ulteriore elemento di interesse è l’annuncio da parte di Sinnone che l’anno prossimo, in cui raggiungerà il traguardo degli 80 anni d’età, è prevista la pubblicazione di un nuovo disco a marchio The Trip, contenente tutto materiale originale, dopo tanti anni. Probabilmente il modo migliore per chiudere il cerchio di una storia ultra cinquantennale, non quindi vivendo di gloria riflessa, ma avendo il coraggio di mettersi nuovamente in gioco con materiale inedito. (Daniele Zago)

DAY 2 – 18/07/2021

BLIND GOLEM

La seconda giornata del festival vede l’esibizione di tre band. I primi a salire sul palco sono i Blind Golem, che abbiamo avuto già modo di vedere in scena di recente. Il genere proposto dalla band veronese si inserisce nel quadro variegato del festival per il loro hard rock coperto da venature progressive, che rimandano agli Uriah Heep del periodo Ken Hensley. La loro performance è ottima anche in questo caso, con la band amalgamata alla perfezione, un’altra caratteristica che abbiamo già osservato nei live dell’ultimo periodo, che sfrutta al massimo il tempo a disposizione. (Anna Minguzzi)

FUNGUS FAMILY

Formazione genovese attiva dal 2002 e autrice di quattro dischi, l’esibizione dei Fungus Family segna un momento di forte personalità. Qui infatti prevalgono sonorità rilassate e dilatate, un prog con influenze psichedeliche, space e folk, ricche di dinamiche e alternanze di stati d’animo e sempre caratterizzate dalla robusta voce di Dorian Deministrel (anche alla chitarra acustica). Effettivamente i chiaroscuri continui sono una delle caratteristiche che più colpiscono gli ascoltatori, ora ricche di momenti acustici e pastorali per poi passare in crescendo di riff pesanti quasi hard. Il tutto si può definire un continuo flusso musicale ricco di improvvisazione, come ai migliori tempi, suonato senza pomposità o virtuosismi gratuiti, ma sempre con un attento sguardo di insieme, con gli ottimi musicisti coinvolti ben più attenti a dare una direzione coerentemente imprevedibile alla loro musica piuttosto che a mettersi in mostra. Le atmosfere, l’approccio e l’attitudine sono quindi molto feak e anni ’70, senza però progettare il tutto a tavolino, ma ottenendolo per naturale predisposizione e cultura musicale. Una musica libera, fatta per liberare la mente. Bravissimi e incredibilmente veri. (Daniele Zago)

RANESTRANE

Ci è capitato anche in altre occasioni di assistere a uno spettacolo di sonorizzazione, in cui viene proiettato un film, spesso a carattere musicale, e una band esegue dal vivo l’accoimpagnamento (una modernizzazione di quello che succedeva nel periodo del cinema muto, in pratica). Questa è anche la scelta fatta dai RaneStrane, quartetto romano dalle capacità consistenti, che ha scelto di eseguire per intero “The Wall” dei Pink Floyd mentre in contemporanea viene proiettato il film omonimo di Alan Parker. I musicisti stanno praticamente fermi ai lati del palco, quindi, e il maxischermo è al centro. La fusione dei due elementi, cinema e musica, crea sempre uno spettacolo in cui l’attenzione, non cade mai, e non importa se si conosce a memoria l’album, o se ci ricordiamo solo le parole di “Another Brick In The Wall”, perchè la perfezione esecutiva delle RaneStrane, abbinata alle immagini e alla musica, esercita magnetismo irresistibile. A film concluso, è difficile staccarsi dall’atmosfera visionaria che si è creata, mentre intorno il mondo genovese continua a girare e il sole è tramontato dietro il Porto Antico. Le RaneStrane, comunque, non intendono spezzare l’atmosfera in modo così brusco e chiudono il festival con una manciata di brani tratti dalla loro trilogia ispirata a “2001 Odissea nello spazio”. Festival riuscito alla perfezione, grazie anche all’impegno di Black Widow Records nella scelta dei progetti da proporre, a un pubblico attento e competente e, perchè no, a un’ambientazione magica e scenografica. (Anna Minguzzi)

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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