Porcupine Tree: Live Report della data di Trezzo Sull’Adda (MI)

Metti un venerdì qualunque in quel di Trezzo sull’Adda, provincia di Milano! Ti aspetti una serata all’insegna della buona musica ed invece assisti ad una vera e propria dimostrazione di intensità emotiva sia da parte del gruppo principale, i Porcupine Tree, sia da parte del supporting act, i loro conterranei Oceansize (definiti “amazing” dallo stesso Steven Wilson); per contro la reazione del pubblico è piuttosto fredda quasi fosse una delegazione di osservatori ONU inespressivi e poco entusiasti di quello che si trovano di fronte…peccato perché queste due band meriterebbero ben altro trasporto ed apprezzamento.

Certamente trovarsi davanti cinque stralunati inglesi che come pezzo d’apertura ti piazzano una ‘The Charm Offensive’ tutt’altro che di facile assimilazione (soprattutto per chi non la conosce) può dare una visione distorta di quello che invece si rivelerà uno show musicalmente ineccepibile con un sublime lavoro delle tre chitarre (Vennart/Durose/Gambler non fanno “una cosa” uguale) ed il possente ma al contempo tecnico drumming di Mark Heron che pesta come un dannato sul suo curioso drumkit (perfettamente simmetrico). Mike Vennart è il vero catalizzatore del concerto: movimenti da “posseduto”, abbigliamento sgargiante e doppio microfono uno adibito al cantato soffuso e l’altro allo screaming più intransigente anche se un certo rammarico ci coglie per la scaletta che nonostante presenti le intense ‘Meredith’ e ‘Music For A Nurse’, taglia completamente fuori il capolavoro ‘Effloresce’ uno degli album ‘alternative’ più influenti degli ultimi anni.

Veloce cambio di palco affidato agli stessi membri della band e largo all’ennesima suggestiva prova live per i Porcupine Tree, una band una certezza! I pezzi presentati si differenziano abbastanza dalle ultime calate italiche (ad esempio si parte con ‘Open Car’) nonostante questa sia la “second leg” del tour di promozione a ‘Deadwing’: largo quindi a ‘Start Of Something Beautiful’ (realmente da pelle d’oca), ‘Arriving Somewhere But Not Here’, così come ad alcuni pezzi scartati dalla versione del CD finita nei record store come ‘So Called Friend’ (trascinante) e lo strumentale ‘Mother And Child Divided’. Wilson cerca di far di tutto per coinvolgere la platea ed il solito Gavin Harrison si carica sulle spalle una sezione ritmica solida ed imprevedibile. Nonostante tutto la gente sembra persa in qualche viaggio psichedelico, inebetita ad osservare i musicisti senza essere adeguatamente partecipe e ciò si ritorce a boomerang sull’atmosfera generale della serata che risulta un po’ asettica ed ‘immobile’ (se ne accorge anche Wilson che comunque non rinuncia a prodigarsi nella classica parte del leone). Chiudono un set tutto sommato frettoloso una new version del classico ‘Radioactive Toy’ e la solita sognante ‘Trains’. Entusiasmanti solo per chi se n’è accorto…peccato!

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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