Play It Loud 2014: live report del festival

Per un’intera giornata, torniamo indietro nel tempo, nel bene e nel male. Riprende, dopo alcuni anni di pausa, il Play It Loud, festival ideato dall’etichetta My Graveyard Productions, che da sempre manifesta il suo occhio di riguardo verso le sonorità tipiche del celebre periodo degli anni ’80. Il festival, giunto quindi alla sua quarta edizione, ricomincia in grande stile, nella cornice del Colony Club di Brescia, quindi tornando vicino, da un punto di vista geografico, ai locali che ospitarono le prime due edizioni. Riprendere in dettaglio il lavoro delle dieci band che si sono esibite, per un totale di quasi dodici ore di musica, sarebbe un’impresa titanica, ma un commento su ogni gruppo è sicuramente doveroso, anche se non necessariamente nello stesso ordine con cui le band si sono esibite.

Il bill di quest’anno ci mostra, come del resto è sempre stato, un occhio di riguardo verso le band italiane. Si comincia con i milanesi Ruler e si prosegue con gli Axevyper, con il look di quelli che ci credono veramente, al punto da proporre un repertorio con pezzi in parte cantati in italiano, e si finisce, più avanti nel pomeriggio, con i National Suicide, che si scatenano sul palco con travolgente entusiasmo. Axevyper e National Suicide registrano anche un’ottima affluenza da parte del pubblico.

Le band che si esibiscono al Play It Loud non spaziano moltissimo per quanto riguarda i generi proposti, andando da un heavy metal classico che attinge a piene mani dalla NWOBHM per arrivare, in alcuni casi, a un thrash metal primordiale sparato a tutto volume. Due le formazioni composte da tre elementi ciascuna, i canadesi Cauldron, che nonostante la furia esplosiva dei propri pezzi non tralasciano di omaggiare i Rush (il bassista indossa una loro maglietta e suona un Rickenbacker nero, come faceva Geddy Lee a inizio carriera), e gli Holocaust, che suonano con alle spalle la bandiera scozzese e martellano i presenti con una carica e una tenuta di palco comunque impeccabile. Gli Holocaust si esibiscono in Italia per la prima volta in questa occasione, ma non sono gli unici. È la prima volta nel nostro Paese anche per i Volture, cinque statunitensi votati all’heavy metal classico, per i Muro, spagnoli che cantano nella loro lingua madre, riconoscibili per avere nella propria formazione una donna alla voce, per l’esattezza l’unica di tutti i musicisti che si esibiscono nel corso del festival, e naturalmente per gli headliner, i Satan, autori di un’ottima prova, grintosi e dinamici, nonostante la loro performance inizi dopo la mezzanotte. Ottimi anche i Salem, che ci mostrano il lato più melodico dell’heavy metal, mentre rimangono un po’ in secondo piano i Black Rose (forse perché hanno un nome che è uno dei più inflazionati al mondo?). in generale comunque, c’è poco da eccepire sulla qualità delle band che si sono esibite; dal punto di vista umano, invece, è da sottolineare il clima di grande cordialità e cameratismo che si respira da subito. Quasi tutti i membri delle band, prima e dopo le loro esibizioni, si mescolano al pubblico e condividono chiacchiere e bevande di vario tipo con i presenti, in un clima dove non c’è spazio per le rockstar altezzose: ancora una volta un ritorno allo stile degli anni ’80, se vogliamo.

Si conclude quindi un’altra edizione di un festival che, sebbene dedicato ad una cerchia di fan limitata numericamente, è riuscita a farsi riconoscere per il buon livello di organizzazione e per l’alta qualità dei gruppi che vi hanno preso parte. Anche l’affluenza di pubblico è stata buona, anche se con un andamento altalenante fra una band e l’altra. Il Play It Loud è un inno agli anni ’80 in tutte le loro forme, persino in quell’insieme indefinito di persone che hanno passato pomeriggio e sera davanti al Colony, senza mai entrare nel locale, impegnati in nobilissime arti come la gara a chi beve più birra e quella a chi spacca più bottiglie di vetro. Per non parlare dell’ignoto genio che si è divertito a spaccare addirittura un vecchio televisore e a disperderne i pezzi in giro con estrema scrupolosità. Molto divertente…

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