Parkway Drive – Architects – Thy Art Is Murder: Live report della data di Milano

Quello del 4 febbraio è stato senz’altro uno degli eventi 2016 più importanti per gli amanti del metalcore. I Parkway Drive sbarcano a Milano, al Fabrique, con il loro tour a supporto dell’ultimo ottimo album “Ire“, lavoro in grado di raccogliere consensi unanimi anche al di fuori della scena metalcore.

Un Fabrique gremito accoglie la band australiana con un entusiasmo che manca da troppo tempo nella scena più propriamente metal: un’orda di ragazzi (e ragazze) letteralmente scatenati. A ben vedere dal successo dell’ultimo già citato album, la band concentra il proprio set sui pezzi più recenti, brani conosciuti dalla stragrande maggioranza della platea e accolti sempre con grande calore dal pubblico milanese.

Dal vivo la band è veramente letale. Un muro di suono mostruoso, pesante ma allo stesso tempo sufficientemente nitido e potente da far paura a ben più noti act estremi più propriamente metal. Protagonista sul palco è senza dubbio il cantante Winston McCall. Forse un po’ stereotipato nelle pose e nelle movenze, ma comunque divertente, con una prestazione vocale veramente muscolare e intensa. Il resto della band forse è un po’ troppo ingessata vista l’energia sprigionata a livello sonoro. Da citare Jeff Ling alla chitarra solista: abbiamo sicuramente visto di meglio e di più originale, ma il gusto melodico proposto in studio viene ben duplicato dal vivo, avvicinandosi a certe cose più melodiche swedish (leggi Arch Enemy).

Impressionante invece l’impianto scenografico portato dalla band sul palco, con un allestimento semplice ma efficace e un set di luci veramente ben progettato, in grado di stordire anche i più avezzi agli spettacoli dal vivo. Performance compressa quella della band, poco più di un’ora ma senza intoppi. Come si diceva, i pezzi più recenti raccolgono un’ovazione quasi pari ai pezzi più storici della band; da citare senza dubbio “Karma” da “Deep Blue”, veramente devastante, insieme alla più melodica e trascinante “Vice Grip“, singolo di punta di “Ire”. La discografia della band viene toccata in tutti i suoi punti con estratti da Killing With A Smile (Romance Is Dead), Horizons e Atlas oltre ai già citati due album. Per gli encore, i Parkway Drive si riservano “Crushed“, pezzo clamoroso dell’ultimo album, e l’inno della band “Home Is For The Heartless“, che chiude con un’ovazione generale la performance della band.

Possiamo discutere per ore sulla valenza qualitativa della scena metalcore e affini, ma l’energia che trasudava questa sera il Fabrique di Milano, non la ricordiamo neppure lontamente a un concerto metal. True story. Ai posteri l’ardua sentenza. Questi comunque meglio tenerli d’occhio perchè con un po’ di curiosità in più, potrebbero trovare facili consensi in un pubblico più propriamente metal.


In apertura altri due act di spicco della scena metalcore. Alle 21 vanno in scena i Thy Art Is Murder che, onestamente, non ci convincono per niente. Un sound molto caotico e troppo stereotipato. Molto meglio gli Architects che propongono un set quasi totalmente incentrato sull’album “Lost Forever / Lost Together“. Niente di particolarmente originale, ma sul palco la band ha un buon tiro e una giusta cattiveria. Peccato per qualche base di troppo che, in alcuni momenti, risulta troppo evidente.


ARCHITECTS


THY ART IS MURDER

Mairo Cinquetti

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Inguaribile punkettone e amante di tutto ciò che fa tupa-tupa. La mia dimensione ideale è dentro al pit, armato di reflex e pronto a immortalare tutti ciò che va oltre la musica.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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