Pain Of Salvation: Live Report della data di Segrate (MI)

Dopo tanti anni tornavo ad assistere ad un concerto al Circolo Magnolia così come dopo un po’ di tempo tornavo sotto il palco ad un’esibizione dei Pain Of Salvation che ho ritrovato in uno stato di forma eccelso, il migliore da una decina d’anni a questa parte, segno che la verve mostrata nel recente “In The Passing Light Of Day” non era solo un fuoco di paglia “da studio”.

Tralasciando in questa sede il rapporto personale che mi lega a questo gruppo ininterrottamente dal 1998, non posso esimermi dal segnalare come la serata fosse dedicata ad Alberto Granucci, fondatore della più recente incarnazione del Pain Of Salvation Italian Fan Club, deceduto recentemente in giovane età e alla quale Daniel Gildenlöw non ha fatto mancare la sentita vicinanza sia sui social che prima dell’esibizione.

Assistiamo un po’ distrattamente all’esibizione dei Port Noir ma non per la mancanza di appeal da parte degli svedesi, anzi il trio autore del valido “Any Way The Wind Carries” riesce a scaldare, in maniera abbastanza inusuale per un opening act, il pubblico milanese grazie ad un’esibizione pulsante grazie ad una formula di rock progressivo con qualche tinta “neo” tipica degli anni ’80 ma anche alcune escursioni nel groove djent attuale ed un utilizzo delle voci davvero azzeccato.

Delle luci pulsanti introducono i tempi stoppati, irregolari, a tratti violenti ma anche cantabili di “Full Throttle Tribe” e di colpo sembrano riposti in naftalina i passaggi soffusi dei “Road Salt” o le rivisitazioni di “Falling Home” così come le ultime esibizioni “rivedibili” dei nostri in terra italica (se escludiamo il tour tributo a “Remedy Lane” che ha preceduto l’uscita della versione ri-mixata e live); questa line up è ormai stabile da anni ma a questo giro gli ingranaggi sembrano davvero incastrarsi a dovere e il concerto a cui assisteremo si confermerà come uno dei migliori live visti negli ultimi mesi e che va a candidarsi già come uno degli highlight del 2017.

Onestamente mi aspettavo di trovare gli svedesi in ottimo stato di forma perché “In The Passing Light Of Day” al di là delle qualità o meno che possiede (ho sentito i pareri più discordanti) trasmette proprio l’energia che abbiamo ritrovato nel tendone del Magnolia e che è stata accolta da un pubblico altrettanto vigoroso; anche gli altri estratti infatti, come “Reasons”, “Meaningless” e (verso la fine del concerto) una incredibile “On a Tuesday” sono sembrati grezzi il giusto ma forse ancor più accattivanti dal vivo. Certo quando in scaletta sono apparse tracce come “A Trace Of Blood”, “Rope Ends” e soprattutto “Beyond The Pale”, composizioni che toccano un range di emozioni davvero insostenibile (in senso positivo ovviamente) è stato inevitabile non pensare ai primi lavori pressoché inattaccabili (produzioni a parte) dei Pain Of Salvation che buona parte delle band attuali si sognerebbe di comporre ma devo dire che l’amalgama coi pezzi più recenti è stato sorprendente.

Il gruppo ha suonato coeso ed in maniera tecnicamente eccelsa pur non puntando alla mera esibizione strumentale; dal punto di vista vocale invece lo show è stato immenso sia perché tutti i membri partecipano ai cori ma soprattutto perché Ragnar Zolberg è un cantante a tutti gli effetti e non si poteva pretendere una “spalla” migliore per quel talento naturale che è Mr. Gildenlöw; il biondo islandese era peraltro visibilmente compiaciuto (lo si è visto anche per le effusioni fuori dal locale) del fatto che tra il pubblico ci fosse sua madre, a Milano per motivi lavorativi legati al Salone del Mobile.

Ha chiuso lo show una toccante versione della title track dell’ultimo lavoro, che pur non avendo toccato le mie corde nella versione da studio (come al contrario è successo per buona parte dei die hard fan con cui mi è capitato di parlare) si è dimostrata, coi suoi passaggi tragici, romantici e declamatori il degno e toccante epitaffio di un concerto intensissimo anche per chi aveva già una certa confidenza con l’affascinate lato artistico dei Pain Of Salvation.

Leaders, not followers!!!

alberto.capettini

view all posts

Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login