Pain Of Salvation: Live Report della data di Trezzo Sull’Adda

Sempre un piacere ritrovarsi ad un concerto di Daniel e compagnia. A breve distanza dal loro precedente passaggio dalle nostre parti i Pain Of Salvation tornano a deliziarci con il loro incastro quasi perfetto di melodia, tecnica e inventiva. Come già si sapeva la scaletta ricalca in gran parte quella proposta al Rolling Stone pochi mesi fa, ma l’atmosfera è tutta un’altra cosa. Meno pubblico, soprattutto meno curiosi e spettatori distratti, più fan affezionati in grado di far sentire alla band il calore di un ambiente più familiare. Meglio anche i suoni… e infine meglio anche loro, i protagonisti. Sin dalle prime note si capisce infatti di avere a che fare con una band in palla, perfettamente a proprio agio, con una scaletta ormai rodata e felice di esibirsi davanti ad una piccola folla urlante e partecipe come non mai. I titoli sono quelli: “Used”, “Diffidentia”, “Inside”, “Second Love” etc… con la solo ‘Brickwork pt. 1 – I,II,III a differenziarsi dall’altra volta nella prima parte del concerto. Ci sono poi nei bis “Nightmist” e una bellissima ‘Oblivion Ocean’ a segnalarsi come novità. Ma la vera sorpresa arriva solo nel momento in cui viene intonata una versione in tedesco di “Ashes” cantata dal singer dei Dark Suns (e già, come a Milano di spalla c’erano i Dark Suns, nulla da aggiungere su di loro di quanto avete letto all’epoca) e con i cori eseguiti dalla due band insieme. L’ennesima versione semi-goliardica del loro pezzo più conosciuto che come al solito ha fatto storcere il naso a qualche purista e piegato in due dalle risate gli altri. In effetti molti sono stati, specialmente nel finale, i momenti poco seri con mutandoni in giro per il palco e una bella ragazza prosperosa ad interpretare la “Dea Pecunia”, ma anche un finale in cui il gruppo si mette a suonare a caso cercando di far capire che non ce la fa proprio a continuare… E così la festa finisce, in attesa di un ulteriore passaggio che speriamo avvenga presto, perché se una cosa si può dedurre da questa serata è che un concerto dei Pain Of Salvation vale davvero la pena vederlo, anche facessero una data al mese.

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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