Pain Of Salvation: Live Report della data di Milano

E venne il giorno della prima esibizione italiana da headliner anche per i talentuosi Pain Of Salvation, band che ci permettiamo di additare tra le più originali ed innovative del panorama rock/metal degli ultimi anni. Nonostante la contemporanea uscita nei negozi della rappresentazione live su DVD dell’ultimo concept partorito dalla fremente inventiva di Daniel Gildenlöw, ‘Be’, il concerto del Rolling Stone ha sorvolato cronologicamente tutta la discografia degli svedesi, portando all’esecuzione di alcuni pezzi che mancavano da tempo nel repertorio dal vivo dei nostri ed escludendo purtroppo alcune perle (soprattutto da ‘Remedy Lane’) che avrebbero fatto felice buona parte del pubblico: ovviamente non si può accontentare l’audience nella sua totalità ma quando questi “tagli” sono dovuti alle rigide restrizioni di orario imposte dal Comune di Milano ed al fatto che il set del gruppo di supporto è rimasto immune da ritocchi allora un pizzico di rammarico e risentimento è più che lecito.

Partiamo proprio dal gruppo di spalla, i tedeschi Dark Suns, che purtroppo confermano e forse aggravano l’impressione che avevamo descritto in sede di recensione: punti in comune con un sacco di band d’elite (Opeth, Pain Of Salvation stessi, Anathema, Katatonia) ma personalità quasi assente e soprattutto partiture noiose ed eccessivamente dilatate (salvo qualche spunto di chitarra ritmica e tastiere). Il set è interamente incentrato sul nuovo ‘Existence’ e l’unico pezzo con un certo appeal è risultato a conti fatti ‘You, A Phantom Still’…peccato per l’immaturità ancora palese ed il set discretamente lungo che ha rubato minuti preziosi agli headliner.

Una fetta sostanziosa di pubblico inizia a fare il proprio ingresso al Rolling Stone poco dopo le 21h00 coi più esagitati ad accalcarsi nelle prime file: è il segno tangibile che i Pain of Salvation stanno per fare il loro ingresso che avviene puntualmente sulle note di ‘Epilogue’ (bonus track strumentale presente sull’edizione giapponese di ‘The Perfect Element’). Neanche il tempo di gustarci questa dolce melodia che subito veniamo “azzannati” da ‘Used’ opener ideale (sia di quel capolavoro che risponde al nome di ‘The Perfect Element – Part 1’ sia on stage) che racchiude le fondamenta del Pain Of Salvation sound: aggressività (vocale e strumentale), gioco di chitarre moderno, sezione ritmica impazzita e aperture vocali da brivido…che biglietto da visita! Purtroppo i suoni (o meglio i volumi) sono settati male e ciò caratterizzerà (anche se con un discreto miglioramento) tutto il concerto di un gruppo esente da critiche oggettive per quanto riguarda invece l’esecuzione tecnica e lo spessore artistico. Dopo un breve accenno all’ultimo arrivato della discografia rappresentato dalla tutto sommato ordinaria ‘Diffidentia’ inizia un viaggio a ritroso nei meandri della storia del gruppo di Eskilstuna partendo dal seminale ‘Entropia’: dal debut sono tratte ‘People Passing By’ (splendida nella parte solistica centrale di Gildenlöw e Hallgren) che si rileverà uno dei picchi della serata con le sue venature funky miscelate ad ampie dosi di metal e ‘Foreword’ (che invero sarà eseguita a sorpresa più avanti nella serata su pressante richiesta delle prime file). Impressionante la carica che hanno sprigionato ‘Inside’ ed ‘Inside Out’ (estratti di ‘One Hour By The Concrete Lake’) rese pesanti e veloci come macigni (la parte metal, quasi thrash, della proposta dei Pain Of Salvation ha qui preso chiaramente il sopravvento) e che hanno fatto da ideale contraltare alla più contenuta ‘Ashes’ estratta invece dal successore. Come dicevamo in apertura si sarebbe potuto osare di più con i pezzi di ‘Remedy Lane’: passi per la cadenzata ‘Ending Theme’ ma la sdolcinata ‘Second Love’ (eseguita per altro in maniera ottimale) è parsa un chiaro momento di relax vocale per il singer (nel bis ci sarà spazio anche per la sempre emozionante ‘Undertow’) che si lancia poi in quello che normalmente definiremmo “gran finale” cioè la riproposizione di alcune parti (non le più significative per la verità) di ‘Be’ come ‘Deus Nova’, ‘Dea Pecuniae’ (glorioso blues incentrato sulla figura di Mr. Money interpretato ovviamente da un Gildenlöw sornione e teatrale) e ‘Martius/Nauticus II’ a chiusura di concerto; si è sentita la mancanza di tracce come ‘Lilium Cruentus’, ‘Nihil Morari’ e soprattutto ‘Iter Impius’ ma si sa che questo oscuro e profondissimo concept resterà un episodio a sé stante sia nella produzione discografica dei nostri sia nelle loro performance live.

A livello umano questi ragazzi si sono dimostrati ottimi intrattenitori (vedi la sfida “vocale” organizzata a distanza contro il pubblico transalpino) e, più importante, egregi musicisti. Daniel Gildenlöw non ha più bisogno di presentazioni e oltre ad essere un chitarrista decisamente originale rimane un singer con pochissimi rivali al giorno d’oggi: voce calda, aggressiva, dolce, acuta e roca in un frullato di espressività realmente unico!!! Le sue “spalle” sono tutte di prim’ordine: la sezione ritmica agile e cangiante (il tribale Langell a fine concerto è stato da urlo) ha sospinto il gruppo per tutta la durata del concerto con un’enfasi anche maggiore rispetto alle prove da studio, Fredrik Hermansson ha mantenuto il solito atteggiamento distaccato e composto sul retro del palco dipingendo splendidi affreschi tastieristici con un approccio antitetico alla maggior parte dei keyboard player attuali che si lanciano unicamente in scale vorticose atte a dimostrare un’abilità tecnica che spesso è solo specchietto per le allodole, ed infine Johan Hallgren (sorta di biondo Mini-Predator a causa della capigliatura rasta) ha riempito la scena con la sua mimica da attore consumato e il suo lavoro di chitarra subdolo ma indispensabile per l’economia dei pezzi.

Conclusioni: concerto ottimo, resa sonora discreta, inaspettata affluenza di pubblico e un’esibizione degna del nome che i Pain Of Salvation si stanno pian piano costruendo tra l’audience rockettara più esigente.

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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