Pain Of Salvation: Live Report dalla Svezia

Lokomotivet, Eskilstuna

12 Settembre 2003

I Pain of Salvation? Sono l’ottimo gruppo prog metal del loro esordio discografico, sono il gruppo prog con aperture sinfoniche di ‘The Perfect Element’ o sono il gruppo rock intimo e personale di ‘Remedy Lane’? Ognuna di queste classificazioni perde ormai di significato all’indomani dell’uscita del nuovo disco, del quale questo spettacolo teatrale è stato un’anteprima… Nell’ora di show c’è stato spazio per qualsiasi influenza musicale possibile, tanto che ormai si stenta a riconoscere in questa band un semplice gruppo rock. La cosa che più affascina dello spettacolo è la perfetta armonia tra la band e l’orchestra classica di nove elementi, sicuramente valorizzata da un missaggio dei suoni impeccabile.

L’incipit della rappresentazione è affidato ad un pezzo strumentale per l’orchestra composto dall’eclettico Daniel Gildenlöw, chitarrista fantasioso, ma soprattutto cantante espressivo e personale. Poi entra in scena il biondo singer il quale c’introduce nello spirito del concept, con delle melodie sincopate, su di un tappeto armonico squisitamente folk.

Qui s’inizia a capire il viaggio che il protagonista fa attraverso la storia dell’uomo, e del suo rapporto con Dio, tema che porta l’ascoltatore a riflettere sulle proprie responsabilità nei confronti del mondo in cui viviamo.

Il percorso musicale continua, la musica cambia, il viaggio arriva a descrivere “Mr.Money”, simbolo di una civiltà ai suoi massimi livelli tecnologici, ma ai suoi infimi livelli morali. La musica si concede delle strizzatine d’occhio ai Pink Floyd di ‘Dark Side Of The Moon’, condito da un’interpretazione vocale da musical di pregevole fattura. Finiranno qui le sorprese? Assolutamente no: si prosegue con un’incredibile composizione prog in una impressionante simbiosi tra band e orchestra; da paura l’unisono al fulmicotone tra chitarra elettrica e flauto traverso dal sapore vagamente fusion: da questo pezzo si capisce che l’idea dell’orchestra non è stata semplicemente un modo poco originale di accompagnare un concerto rock, come hanno fatto moltissimi, pur illustri, predecessori, ma un intrigante strumento per allargare i confini della composizione musicale.

A questo punto il colpo di scena: quello che sembrava uno specchio al centro del palco si rivela essere una grande pozza d’acqua, nella quale il personaggio interpretato da Daniel finisce per immergersi, consapevole di aver “oltrepassato il limite” e di ritrovarsi come recitano le liriche “Re del mondo intero… Re delle rovine”. Lo show volge alla conclusione, ma c’è ancora spazio per una toccante ballata e un’altra composizione dalle tinte più progressive, nella quale il secondo chitarrista Johan Hallgren esegue un assolo tra i più toccanti che il sottoscritto abbia mai sentito.

L’ultima song riprende il tema iniziale dai toni popolari con una linea melodica che non può fare a meno di rimanere scolpita nella mente degli ascoltatori. Il finale pirotecnico è il pezzo forte della serata: due minuti di trascinante ritmica in cui tutti gli elementi della band si ritrovano a percuotere gli oggetti più impensati, in un crescendo di pura energia tribale.

‘Be’ è un progetto coraggioso e atipico, sarà fonte inesauribile di odio o amore, ma allo stesso tempo è anche una composizione trasversale, che forse riuscirà da un lato a far conoscere questo versatile gruppo al di fuori dell’ambiente prog-metal, dall’altro ad ampliare le prospettive dei loro fans di vecchia data.

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