Over The Rainbow: Live Report della data di Bologna

Serata molto importante, organizzata sempre grazie all’intervento di Bologna Rock City, quella che vede arrivbare a Bologna gli Over The Rainbow nella loro unica data italiana. Il power – prog sinfonico dei romagnoli Ancient Bards apre la serata, e chi ancora non conoscesse questa giovane ma promettente band può rendersi conto immediatamente delle capacità di questo sestetto, guidato dalla singer Sara, per nulla intimorita nel trovarsi su un palco delle dimensioni di quello dell’Estragon, di fronte a un pubblico per forza di cose competente e preparato. C’è da dire che il genere proposto forse non è del tutto in linea con quello del resto della serata, ma nemmeno questo sembra preoccupare la band, che esegue pochi brani ma efficaci.

Tocca poi agli eroi di casa, quei Markonee che negli ultimi anni sono stati a volte oggetto del commento “nooooo, ma ci sono ancora i Markonee come opening band?”. Stavolta però l’occasione è particolarmente rilevante, in quanto il gruppo presenta in anteprima il secondo CD, “See The Thunder”, previsto per la metà di novembre con un’etichetta di tutto rispetto come la Escape Music. Per l’occasione quindi, i Markonee si lanciano in un repertorio che comprende quasi esclusivamente brani del nuovo album (con l’eccezione di “Markonee”, che ormai fa parte del repertorio storico), come “Way 2 Go”, l’omonima “See The Thunder”, la raggiante “Brand New Day”, “The Big K” e “The Cross Between The Lines”. Ineccepibile lo show come sempre, con una marcia in più questa volta, dovuta appunto all’uscita del nuovo lavoro.

Arrivano quindi le 22:40, l’Estragon purtroppo è pieno solo per metà e fa la sua comparsa sul palco Paul Morris, tastierista degli Over the Rainbow, finalmente sul palco. “Tarot Woman” apre lo show ed il pennellato Joe Lynn Turner si immedesima in R.J. Dio senza far rimpiangere il suo predecessore. Subito i volumi non sono completamente apposto ma tempo due brani e tutto inizia a filare via liscio. Turner è chiaramente il mattatore della serata, classico look in pelle da tamarro e carisma da vendere. Onestamente citare la scaletta proposta della band sarebbe una perdita di tempo, considerando che sono stati suonati tutti i più grandi classici dei Rainbow di qualsiasi MK, ovviamente con maggior spazio per l’era Turner, ma c’era da aspettarselo. Apice assoluto “I Surrender” con le prime file in visibilio e la band che frulla che è uno spettacolo. La sensazione però che si ha è che gli Over the Rainbow non siano amalgamati come una vera band: se da un lato Turner e il bassista Greg Smith appaiono visibilmente divertiti e coinvolti, dall’altro troviamo un Paul Morris spesso caduto in errore in svariate occasioni, distaccato e svogliato. Discorso a parte per Rondinelli alla batteria, che si esibisce con un ottima prova coronata dall’assolo ai tamburi chiamato a gran voce dal pubblico; Blackmore (Jurge, figlio) forse soffre un po’ la pressione, ma comunque svolge un lavoro notevole, pulito e degno del padre. Aldilà di queste considerazioni, non si può che rimanere affascinati dai brani senza tempo che la band propone: “Kill The King”, “Jealous Lover” lasciano senza fiato. Insomma, senza guardare al capello, si è trattato di un occasione unica e speriamo non irripetibile per ascoltare dell’ottima musica che in altri modi difficilmente sentiremo dal vivo. Concerto per nostalgici? Direi assolutamente di no considerando l’energia che gli Over the Rainbow hanno donato a brani con più di trent’anni di storia. Con qualche rimaneggiamento nella line up si potrebbe raggiungere un livello anche più alto, ma noi intanto ci accontentiamo e ce ne andiamo contenti ed appagati della nostra sete di hard rock rainbowniano. Nota a margine, l’Estragon così vuoto per una band di questo valore non ha bisogno di ulteriori commenti.

anna.minguzzi

view all posts

Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login