Orphaned Land: Live Report e foto della data di Retorbido

Tornano in Italia, come sempre durante i loro tour promozionali, gli israeliani Orphaned Land, questa volta per la prima parte del loro tour promozionale per l’uscita di Usung Prophets & Dead Messiahs” (la recensione), un disco complesso che parte dal mito della caverna di Platone ed esplora una serie di mali del mondo attuale. La prima delle due date nella penisola si tiene al Dagda Live Club, locale a misura d’uomo, accogliente e dall’ottima acustica.
I primi a salire sul palco sono però i Road To Jerusalem, che a dispetto del nome provengono dalla Danimarca, e di cui fanno parte tra gli altri Michael Skovbakke dei Konkhra e Andreas Holma degli Scar Symmetry. Difficile inquadrare il genere della band, che si caratterizza comunque per sonorità a tratti delicate, a tratti sostenute, con elementi di rock classico alternati ad altri più sperimentali che sconfinano nel progressive e nell’ambient.

ROAD TO JERUSALEM

Negli ultimi anni, gli Orphaned Land hanno sempre portato con loro in tour band di apertura molto interessanti e uniche anche sotto il profilo scenico. L’ultima volta, nel 2016, c’erano stati i cinesi Voodoo Kungfu, questa volta ci sono i Subterrean Masquerade, altra band israeliana, con una formazione da sette elementi e due cantanti. Il genere proposto ha molti punti in comune con quello degli headliner, ma il loro symphonic prog è più estremizzato in tutte le sue parti, sia quelle legate alla musica orientale che quelle in cui è lo screaming da metal estremo a farla da padrone. Ottimo anche l’aspetto scenografico della performance, condotta in modo particolare dal cantante Vidi Dolev, che durante il cambio palco si aggira tra gli altri con in mano un bastoncino di incenso e con tanto di pausa meditativa, salvo poi scatenarsi senza sosta durante il live. I Subterrean Masquerade inseriscono anche un mantra nel finale e vengono raggiunti sul palco dai Lunarsea, che si esibiranno dopo di loro e a cui verrà reso il favore durante il loro live. Ottime doti sceniche, originalità della proposta musicale e una generale di trovarsi di fronte a una band unica nel suo genere sono le impressioni che rimangono al termine di questo breve live.

SUBTERREAN MASQUERADE

Riuscire a fare di meglio dopo un’esibizione così ammaliante non è cosa semplice. L’unica cosa che si può fare è dare vita a uno show totalmente diverso. Ed è quello che i romani Lunarsea fanno, in particolare perchè concenntrati nel festeggiare il decennale dall’uscita del loro album “Route Code Selector”, che per l’occasione viene riproposto in buona parte. Il loro death metal melodico rientra maggiormente nei canoni del genere ed è quindi più semplice e immediato da ascoltare, e anche se i Lunarsea sono la band dall’esibizione più “canonica” rispetto alle precedenti e a chi li seguirà, si ha modo di assistere a un live ben strutturato e opera di una band estremamente compatta.

LUNARSEA

Chi ha già visto gli Orphaned Land dal vivo sa che anche loro sono un gruppo che dal vivo non lesina energie, limitando al minimo gli intermezzi parlati tra un brano e l’altro e lasciando spazio alla complessità ammaliante dei loro brani. Così capita anche questa volta; l’unica domanda che ci si potrebbe porre è quale sia la resa live dei nuovi brani, e considerando che ad “Unsung…” viene lasciato molto spazio nella setlist, il respopnso è del tutto positivo. Oltre a “The Cave”, con cui si apre il live, c’è spazio anche per “We Do Not Resist” e per l’altro singolo “Like Orpheus”, per “In Propaganda” e per “Yedidi”. Si ha modo comunque di riascoltare anche alcuni estratti da “Mabool”, come “Birth Of The Three” e “The Kiss Of Babylon”, che per l’occasione viene riproposta per intero, anche con la sua parte iniziale in growl, che negli ultimi anni era stata messa da parte. Estratti più recenti sono invece “All Is One”, “Let The Truce Be Known” e “Sapari”, mentre nei bis c’è spazio per un’intensa esecuzione di “The Beloved’s Cry” eseguita solo da Kobi Farhi e Chen Balbus alla chitarra. Circa un’ora e venti di live che lascia soddisfatti sotto tutti i punti di vista; Kobi si conferma come un frontman perfetto, che sa alternare momenti di grande coinvolgimento del pubblico ad altri estremamente intimi e raccolti, accompagnato in questo da tutto il resto della band, una formazione ormai consolidata che non si può immaginare in altro modo.

ORPHANED LAND

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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