Orphaned Land: Live Report e foto della data di Pratteln (Svizzera)

Nonostante gli Orphaned Land passino dall’Europa più o meno una volta al’anno, questa volta non sono passati dall’Italia. Niente paura però, ci viene in aiuto laa Svizzera, che ci accoglie con un sole strepitoso e un locale, lo Z7, da cui passano praticamente tutti, e meritatamente. L’acustica è sempre impeccabile, così come l’organizzazione, e i molti manifesti sparsi sulle pareti invoglierebbero a stabilirsi nel piccolo sobborgo di Pratteln, magari a vendere bratwurst annegati nella senape.

SYSTEMHOUSE 33

Il primo gruppo ad esibirsi, leggermente in anticipo sulla tabella di marcia, sono i SystemHouse 33, una formazione proveniente dall’India e dedita a un thrash moderno che, soprattutto nella prima parte dell’esibizione, ricorda molto lo stile dei Pantera. Nonostante il genere musicale proposto dalla band sia abbastanza dissimile a quello dei due gruppi che seguiranno, la band è autrice di una performance energica e dinamica, breve ma intensa, i cui brani parlano, come ricorda il frontman a fine concerto, parlano di problemi sociali e dell’importanza di reagire, sempre e comunque, alle ingiustizie.

SUBTERRANEAN MASQUERADE

Abbiamo già visto i Subterranean Masquerade in azione lo scorso anno, sempre come opener per gli Orphaned Land, per cui sapevamo a cosa saremmo andati incontro. Lo scorso anno i cantanti erano due, questa volta c’è solo il vulcanico Davidavi Olev, che oltre ad occuparsi delle parti vocali pulite e  dei growl, compie il suo solito show ad alto tasso di adrenalina. Olev salta, corre, si arrampica, risponde a una persona tra il pubblico che lo attacca verbalmente, il tutto in mezzo a una profusione di bastoncini di incenso e alle sonorità della band, miscele interessanti di prog metal e musica etnica israeliana. La loro esibizione è incentrata sui pezzi dell’album “Vagabond”, uscito ormai un paio di anni fa, ma la band annuncia, durante il concerto, che è in preparazione un nuovo full length, che dovrebbe uscire dopo l’estate, e dal quale vengono proposte un paio di anteprime. Uno show cooinvolgente e divertente, per una band che merita di sicuro attenzione da parte di chi è interessato alle contaminazioni fra generi e sa di aspettarsi, da ogni show, qualcosa di differente.

ORPHANED LAND

Quando si vanno a vedere molti concerti, e soprattutto si vedono molti concerti della stessa band, specie se è una band che amiamo in modo particolare, ci rendiamo conto subito se, una volta, c’è qualcosa che non va. Il concerto che gli Orphaned Land regalano al pubblico di Pratteln è uno di quelli che si potrebbero definire “di mestiere”, cioè un compito svolto bene ma privo di quei picchi emozionali che rendono altre esibizioni memorabili. A pensarci bene, il motivo potrebbe essere molto semplice: il tour è quasi finito e la band sembra un po’ più stanca del solito. La stanchezza si percepisce appena, forse solo da chi, come chi scrive, ha visto gli Orphaned Land in azione diverse volte, è come un velo impalpabile che comunque non impedisce alla band di regalare una setlist esemplare. L’ultimo album uscito in ordine di tempo, “Unsung Prophets And Dead Messiah“, viene ricordato con “The Cave“, con cui si apre il live, “We Do Not Resist“, “In Propaganda“, “All Knowing Eye” e “Like Orpheus“. Si torna un po’ più indietro nel tempo con “All Is One“, mentre lo storico album “Mabool” è rappresentato da brani come “Birth Of The Three“, “Ocean Land” e “The Kiss Of Babylon“. Spulciando le setlist dei concerti precedenti, si vede che manca “Brother“, uno dei tanti inni alla fratellanza scritti nel tempo dalla band israeliana, e il finale è affidata alla tradizionale combo tra “Norra El Norra” e “Ornaments Of Gold“. Kobi Farhi alla voce si occupa, come al solito, sia delle parti pulite che del growl, e si prende un momento per ricordare come i messaggi di fratellanza, unità fra i popoli e unità fra le religioni, sono portate avanti ormai da ben 28 anni. Come detto, la band suona in modo impeccabile, professionale come sempre. Una menzione particolare va ai due chitarristi, Chen Balbus, che ha finalmente smesso l’aria da bambinone appassionato di sei corde e videogiochi, e Ivar David Ansalem, meno appariscente ma più maturo nel suo modo di suonare. La band, inoltre, è accompagnata questa volta da una giovane tastierista, che contribuisce ad arricchire gli arrangiamenti dal vivo. Ottima serata, comunque, da ricordare in attesa che la band torni dalle nostre parti

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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