Oprhaned Land: Live Report e foto della data di Calenzano (FI)

La seconda e ultima tappa italiana del tour con cui gli Orphaned Land festeggiano i loro 25 anni di carriera si svolge a un giorno di distanza da quella a Borgo Priolo, nell’Oltrepò pavese. Fuori tira un gran vento e le nuvole impediscono di vedere la tanto decantata super luna, ma il Cycle Club è caldo e confortevole e ospita un pubblico di varie nazionalità, che non avrà problemi ad animare ancora di più la serata. I concerti iniziano presto e, quando entriamo nel locale, i Crisalida, che sono i primi in scaletta, si sono già esibiti ed è in pieno svolgimento il live dei russi Imperial Age. Lo show riprende fedelmente quello della sera prima, e abbiamo modo di apprezzare nuovamente i perfetti arrangiamenti e i complessi intrecci vocali dei tre cantanti, le lunghe parti strumentali e in generale la buona amalgama tra i componenti del gruppo, solidi e compatti nel portare avanti un metal sinfonico vicinissimo a sconfinare nell’eccessivo, ma comunque di piacevole ascolto.

Avendoli già sentiti in azione la sera prima, siamo preparati allo shock sonoro che i cinesi Voodoo Kungfu portano con sè, e ce lo ricordiamo già dal cambio palco, quando da dietro le quinte si sentono grida che presumibilmente provengono dal frontman Nan Li che si sta scaldando la voce. Anche questo show è identico a quello della sera precedente in tutto: dai costumi etnici dai ricami colorati alla sconvolgente apparizione sul palco del frontman e la sua maschera mostruosa, che si toglie dopo un brano per svelare un corpo ricoperto di tatuaggi (salvo poi ricomparire in scena con quello che è indubbiamente sangue finto in testa) e una presenza scenica devastante, dall’alternarsi in ogni brano di parti lentissime e accelerazioni improvvise per arrivare alla presenza algida sul palco da parte di tutti i musicisti, che interagiscono con il pubblico solo in un’occasione, ovvero per introdurre il brano “Born On June 4th“, dedicato ai fatti di Piazza Tienanmen del 1989. Diversissimi dal concetto di metal a cui siamo abituati, i Voodoo Kungfu hanno forse qualcosa di sgradevole nella loro musica, ma è proprio questo che li rende così incredibilmente affascinanti. Da evidenziare anche che tra i presenti c’è un ragazzo, evidentemente cinese (ricordiamoci che Prato e la multiculturalissima Firenze sono a un tiro di schioppo), che canta tutti i pezzi della band con grande trasporto.

Tocca poi agli Orphaned Land, che smeettono gli abiti pesanti a favore delle tuniche lunghe e dei piedi scalzi di Kobi Farhi e dell’apparizione in due occasioni di Amira, la bella danzatrice del ventre. Per quanto riguarda i brani proposti, non ci sono differenze rispetto alla serata precedente, a parte il primo bis, che non è dedicato a Leonard Cohen ma a un’intensa versione in duetto di “The Beloved’s Cry“. Per il resto, si rimane sull’alternanza tra brani vecchi e più recenti, partendo da “All Is One” e andando a ritroso, da “Sapari” a “Birth Of The Tree” e ancora prima, a “El Meod Na’Ala“. Insomma, un excursus storico in oltre vent’anni di carriera di tutto rispetto, portato avanti con un’esecuzione impeccabile sia per i brani recenti che per quelli più datati. Gli Orphaned Land non hanno il minimo cedimento durante la loro performance, anche se il tour è ormai in fase avanzata e la stanchezza potrebbe ancheì, legittimamente, iniziare a farsi sentire. Il loro intreccio costante tra metal, progressive e musica etnica, il loro alternare il cantato in inglese con quello in ebraico, sono tutti tratti distintivi che non perdono il minimo smalto e che anzi, ogni volta di più, perdurano nel loro fascino. Dopo i cori finali di “Norra El Norra” e “Ornaments Of Gold“, con il consueto agitarsi di mani, la band si mostra molto disponibile verso il pubblico presente (c’è anche una coppia con bandiera israeliana al seguito), mentre è da ricordare come, durante tutti i concerti, i membri delle band che non sono impegnati sul palco sono sotto di esso a sostenere i colleghi. Un altro segno di come la musica possa legare culture diverse indipendentemente dal proprio Paese di origine e dal proprio credo.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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