Open Fire Fest 2007: Live Report

Nel contesto della Festa della Birra di Gropello Cairoli, nei pressi di Pavia, ha luogo la seconda edizione dell’Open Fire Fest, ottima iniziativa volta a dare visibilità alla musica di casa nostra e a giovani band emergenti. Metallus è andato a curiosare questa divertente tre giorni…

VENERDI’ 20 LUGLIO

Si comincia!

Ad aprire le danze dell’Open Fire Fest sono gli industrial rockers pavesi Nafoi, band nata dalle ceneri degli Amniotica. Il loro è un rock alternativo piuttosto pesante con interessanti testi in italiano (chissà perché si autodefiniscono “ignoranti”?) amalgamato alle basi elettroniche del DJ. Il breve show scorre senza intoppi consegnandoci un act professionale e in grado di divertire con delle composizioni semplici ma di sicuro effetto.

A seguire troviamo il pop/rock melodico dei Logo, band oggi un po’ fuori contesto con le sue sonorità vicine al sound commerciale all’italiana. A prescindere dai gusti personali, i Logo ci sembrano comunque spenti e non molto convinti durante la performance. Brani somiglianti l’uno con l’altro e un approccio in prevalenza acustico e poco vario non aiutano questi ragazzi, che speriamo di ritrovare prossimamente in forma migliore.

Si cambia nettamente registro con i power metallers Silenzio, anch’essi pavesi e ideale crocevia tra i Dream Theater e gli Stratovarius di vecchia data. I brani sono intriganti e di facile assimilazione, nonostante la band si diverta a far flirtare il metal sinfonico con degli innesti prog di ottima fattura, ideali a rendere la proposta più varia. Da tenere sott’occhio il fantasioso chitarrista Marco Denari e il vocalist Daniele Da Alberti, dotato di una timbro interpretativo e notevoli doti da front-man.

Terminata la performance dei Silenzio, tocca ai milanesi The Pythons a portare un po’ di sana adrenalina rock’n’roll sul palco dell’Open Fire. La band milanese, aggiunta all’ultimo minuto, dimostra una volta di più competenza e presenza scenica di tutto rispetto. Il set è breve ma i nostri inanellano una serie di brani graffianti e dal refrain irresistibile che fanno immediata presa sugli astanti.

Meno convincente è invece lo show offerto dai Bad Boys, tribute band dei Whitesnake. Da un lato i nostri sono penalizzati da un soundcheck non perfetto, dall’altro devono lavorare ancora per ottenere un giusto insieme. Le basi ci sono e altrettanto la capacità di tenere il palco, ma occorre più convinzione.

E si arriva alle teste di serie con i modenesi Trick Or Treat. Emuli degli Helloween, questo è vero, la band riesce comunque a distinguersi nel calderone del power metal grazie a song accattivanti e disimpegnate. Gli emiliani mostrano una grande confidenza con lo stage, si divertono e intrattengono il pubblico guidati dall’eccellente vocalist Alessandro Conti, un performer dal timbro alla Kiske con enormi potenzialità. I recenti autori del divertente ‘Evil Needs Candy Too’ si prodigano in uno spettacolo da ricordare che tocca le sue vette con le irresistibili ‘Like Donald Duck’ e la rivisitazione di ‘Girls Just Wanna Have Fun’ di Cindy Lauper.

L’attesa però, era in massima parte concentrata attorno ai Fire Trails e a Pino Scotto, icona del rock all’italiana. La band ha dalla sua tutto lo spirito e la grinta di un veterano e ottimi musicisti del calibro del tastierista Larsen Premoli, sempre capace di impreziosire il sound e il nuovo innesto, il virtuoso chitarrista Steve Volta. Le qualità di front-man di Pino sono inossidabili: il rocker dialoga con il pubblico e scalda in fretta gli animi, interpretando i brani con il consueto carisma e l’inconfondibile tonalità graffiante. Il set esplora in buona parte le canzoni composte dai Fire Trials sul recente e ottimo ‘Third Moon’, tra le quali spicca ‘Silent Heroes’, superbo mid-tempo dedicato ai veri eroi. Si chiude con la cover di ‘Long Live Rock’n’Roll’ dei Rainbow e la prima giornata dell’Open Fire Fest ci saluta con un vero inno. Il pubblico è soddisfatto e noi vi diamo appuntamento a domani.

SABATO 21 LUGLIO

La giornata di Sabato tralascia in parte le sonorità metalliche per dedicarsi al rock a tutto tondo, oggi omaggiato nelle sue varie sfaccettature.

E’ il punk rock ad aprire lo spettacolo. I primi a salire sul palco sono i Nice Price, giovanissima band pavese legata a un pop-punk di ultima generazione che rimanda ai vari Finley, Simple Plan, ultimi Green Day e via dicendo. Scanzonati e divertenti, senza grosse pretese artistiche si rendono comunque piacevolissimi per chi ama il genere.

Ben più incazzosi e tamarri sono invece i Tosters! Sempre di punk melodico si tratta ma la band convince per un approccio disincantato e graffiante, un vocalist dalla simpatia travolgente e soprattutto un approccio vagamente demenziale da scompisciarsi dalle risate. I brani si lasciano ascoltare con piacere e divertono, semplici da un punto di vista esecutivo ma con ritornelli e linee melodiche azzeccate. I Tosters ci salutano con l’imperdibile cover della sigla di ‘Daitarn III’, il “robot spia della polizia”…

Il registro diventa nettamente più serio e dal forte spessore artistico non appena salgono sul palco gli Inguine Di Daphne, six-piece partenopeo trionfatore del concorso Orquestra. La band si lascia apprezzare innanzitutto per la sua creatività, quest’unione molto rara tra una dimensione musicale e una teatrale che si sublima nelle danze e nei brevi monologhi della performer Senada Smit, che a tratti coinvolge anche i musicisti. La proposta della band, legata a testi di natura concettuale, è una sorta di trait d’union tra il dark malinconico dei Cure, bruschi innesti metallici, rock progressivo, il tutto amalgamato con stupefacente naturalezza. Una musica che mette in moto le cellule cerebrali e solletica le emozioni. Speriamo che questi ragazzi possano ottenere presto una meritata visibilità.

Cambio palco ed ecco che diventa protagonista il sound sfacciato della Gasolio Blues Band. I pavesi amalgamano con disinvoltura un blues sporco a sonorità più hard, con tanto di contaminazioni southern rock che si confanno allo stile del chitarrista Lele, emulo di Zakk Wylde da tenere d’occhio per le sue qualità. Performance piacevole e sanguigna quella della Gasolio, che con naturalezza e gran voglia di fare casino mette in luce influenze che rimandano a ZZ Top, Lynard Skynard e Black Label Society.

Un commento anche per le gradevoli performance delle due band che terminano gli show della seconda giornata, i cui generi di riferimento sono piuttosto distanti dalle sonorità qui abitualmente trattate. I primi sono i Fiasco De Gama, band che mischia sonorità garage, surf e punk, estremamente popolare nel pavese in forza del suo sound fresco e irriverente. I testi fanno sorridere e riflettere, l’interazione con il pubblico non manca mai e tra un riff di chitarra e un bicchier di vino ci si diverte tutti.

I Matrioska, headliner della serata, sono invece dediti a uno ska frizzante e ballabile, con tanto di sessione di strumenti a fiato. Chi segue il genere è assiepato nelle prime file a seguire uno show brillante e riuscito.

DOMENICA 22 LUGLIO

La giornata di Domenica dà visibilità ad alcune giovani band e a una serie di tributi.

Cominciano i Vixi’s, punk band minimale e violenta come vuole il genere, seguiti dagli Hi-Fire, giovani hard rockers pavesi che propongono un divertente mix tra cover e pezzi propri. Non manca qualche incertezza dovuta alla giovane età, ma lo show prosegue senza grossi intoppi.

Spazio alle cover con altre due band locali, i Jokin’Bees, che ci offrono un fresco cocktail che va dagli AC/DC ai Clash (segnaliamo per loro le potenzialità della vocalist Virgy) e i “metallici” Amnehesia, che tra Ozzy e Iron Maiden fanno la felicità degli headbangers convenuti.

Il primo tributo della giornata sono i Mother’s Milk, dedicati, come lascia supporre il nome, ai Red Hot Chili Peppers. La band offre uno spettacolo piacevole ed esegue i brani dei Peperoncini Piccanti con un’ottima resa formale. Manca solo un pizzico di presenza scenica in più, solo il bassista, con le sue mille smorfie sembra divertirsi come un pazzo, finendo per contagiare tutti!

A questo punto i concerti si interrompono alcuni minuti per lasciare spazio al concorso di Miss Maglietta Bagnata, senza il quale, non ci si sentirebbe appieno in un contesto rock’n’roll. Anche noi ne approfittiamo per rilassarci e prima di proseguire nella cronaca, rinnoviamo i nostri complimenti alla bionda vincitrice!

Per la gioia degli headbangers, salgano poi sul palco i vogheresi Century, cover band heavy metal devota ai mostri sacri (anche nella graffiante attitudine!) e che lascia il segno tra il pubblico, nel quale vi è un nutrito manipoli di sostenitori.

Ancora un tributo, questa volta ai Queen, quello proposto dai The Vision, il cui set va a toccare vari episodi discografici della Regina, dall’emozionante ‘Who Wants To Live Forever’ alle storiche ‘Tie Your Mother Down’ e ‘Keep Yourself Alive’. E il concerto è ovviamente dedicato a Freddie Mercury, una delle voci più belle del rock’n’roll.

Finale con il botto insieme ai veterani Mister No, che con grinta e carisma nettamente superiore alle solite cover band interpretano i più grandi classici dell’hard’n’heavy . La band inanella una serie di classici che omaggiano Metallica, Iron Maiden, Megadeth, Ozzy Osbourne e per salutare l’Open Fire, un magnifico medley dedicato ai Led Zeppelin.

Si chiude così un’iniziativa ben riuscita e lodevole che ha riunito generi diversi in un contesto festivaliero e associato alla musica vari stand, concorsi e soprattutto uno spontaneo divertimento. Dal canto nostro, grazie ancora per l’invito e l’ottimo trattamento.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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