Nightwish: Live Report della data di New York

Trovandomi a New York lo stesso giorno del concerto dei Nightwish, ho deciso di testare di persona la resa live della formazione finlandese, soprattutto in vista della data milanese di ottobre, che li porterà in Italia per la prima volta nel corso della loro carriera. La prima cosa ad avermi colpito, osservando la lunga ed ordinata fila (ordinata, capite? Noi italiani avremmo molto da imparare in proposito…) al di fuori dell’elegante locale di Times Square dove si svolgerà il concerto, è la straordinaria popolarità di cui sembrano godere i Nightwish negli States. Lo show è sold out già da una settimana, e in città si respira l’atmosfera dell’evento, tutto questo nonostante il loro ultimo album ‘Once’ non sia ancora disponibile in terra americana… che il successo di Evanescence e Lacuna Coil centri qualcosa? Probabile, considerando che il popolare magazine Voices ha definito la band di Tarja come ispirata dagli autori di ‘Bring Me To Life’! No comment… Quella di stasera è la seconda data americana del gruppo (la prima è stata a Philadelphia), ed appare subito chiaro come la venue scelta dagli organizzatori sia assolutamente inadatta ad un concerto metal: gli eleganti tavolini rubano parecchio spazio al pubblico, e il palco è talmente basso che risulta quasi impossibile scorgere qualcosa se non si è posizionati nelle prime file. Alle 20 in punto fanno il loro ingresso i Lullacry, band che ha all’attivo un mini cd fresco di stampa, e che ci propone per una quarantina di minuti un classico heavy metal con molte influenze hard rock che risulterebbe anche efficace in certi momenti, se non fosse completamente rovinato da una pessima prestazione della frontgirl di turno (ovviamente di bella presenza, come vuole la moda di questi anni), dotata non solo di una mediocre estensione vocale, ma anche stonata fino all’inverosimile! A parte il mio vicino di posto, nessuno dei presenti pare comunque accorgersene, dato che la partecipazione al loro show è altissima: che sia stata la bellezza della singer? Boh, per quanto mi riguarda sono bocciati su tutta la linea, almeno finché non cambieranno cantante! Viene finalmente il turno dei Nightwish e a questo punto i suoni, fino a quel momento impeccabili, peggiorano drasticamente, trasformandosi in un impasto confuso in cui le chitarre scompaiono sovrastate dalle tastiere e la voce va e viene, al punto che è davvero difficile distinguere le singole canzoni! I cinque danno comunque anima e corpo nello show, trascinati splendidamente da un pubblico in delirio, che canta a squarciagola tutti i ritornelli, e sembra totalmente calamitato dalla prestazione di Tarja, la quale è assolutamente eccezionale, riuscendo a riprodurre alla perfezione anche le linee più complicate dei brani, senza mostrare alcun segno di cedimento. Decisamente l’elemento migliore della serata! Il set è fortemente improntato sugli ultimi due album, e l’entusiasmo del pubblico raggiunge il culmine con ‘Nemo’, ‘Bless The Child’ e la cover di ‘Phantom Of The Opera’ (non quella dei Maiden!) ma, con mia somma delusione, la band estrae solo due brani da ‘Wishmaster’ (la title track e la fantastica ‘Come Cover Me’) e assolutamente nulla da ‘Oceanborn’, per chi scrive il loro vero capolavoro! Speriamo sia solo una scelta imputabili a ragioni puramente commerciali, perché in caso contrario non so come reagiranno i fans italiani… Una piccola e gradita sorpresa i nostri ce la fanno a metà show: Tarja si prende una pausa e la band ne approfitta per lanciarsi in una furiosa versione di ‘Symphony Of Destruction’, con la straordinaria presenza di Jens Johansonn alle tastiere, da tempo residente a New York e buon amico della band. Peccato solo che il pubblico (che canta a squarciagola ogni singola parola della song) sembri non sapere assolutamente chi sia! Dopo appena 75 minuti e due soli bis proposti, i Nightwish lasciano il palco sulle note di ‘Wish I Had An Angel’: nonostante l’entusiasmo dei presenti, esco dal locale con molti punti interrogativi. Oltre alla scarsa durata dello show e la scaletta non proprio soddisfacente per un fan di vecchia data, a non convincere è stata la presenza scenica dei cinque, troppo statici on stage e in evidente difficoltà ad interagire col pubblico. Sul piano tecnico non ci sono stati problemi (del resto la band la conosciamo tutti), anche se in alcuni frangenti i cinque non sembravano andare del tutto insieme…nel complesso un’esibizione sufficiente, ma non di più, aspettiamoli al varco in Italia prima di giudicare, dopotutto il tour è appena cominciato!

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