Nevermore: Live Report della data di Milano

Uno dei concerti più attesi della stagione thrash italiana. La rinuncia da parte degli Arch Enemy ha consentito ai lombardi Guilty Method di presentarsi e presentare la propria musica sul palco dell’Alcatraz. Un’occasione per questi ultimi e probabile "scusa" per la non eccezionale presenza di pubblico all’Alcatraz. Rispetto a ‘Ink’ i lombardi hanno raddrizzato le linee ed asciugato le composizioni che risultano convincenti nonostante la difficile situazione a livello sonoro ormai padrona del “locale”. Violino e chitarra a sorreggere un impatto scenico che ha dovuto vincere perplessità e pregiudizi, in attesa della prova in studio che seguirà fra non molto.

Introdotti dal richiamo che scandiva il nome della band, Jeff Loomis e soci partono all’assalto. ‘Inside Four Walls’ la si riconosce dopo due minuti abbondanti, tanta è la confusione che esce dalle casse e che perseguiterà tutta la serata anche se diminuendo di intensità. Con ‘In Memory’ migliora il pastone, pur rimanendo ai limiti di una accettabilità almeno nelle prime file. La band è convincente, assesta i propri colpi secondo uno schema che privilegia le canzoni recenti, con qualche incursione in ‘Politics Of Ecstasy’. Da segnalare l’inserimento a sorpresa di ‘Dreaming Neon Black’ cantata con l’aiuto di Cristina Scabbia appena rientrata dal tour americano dei Lacuna Coil. Giù sino a ‘Sounds Of Silence’, trattenuta per le ultime energie della band e del pubblico, è una gara di funamboli. Il maestro cerimoniere dirige sbagliando molte note e facendo deragliare in più occasioni le chitarre, sfruttando il mestiere per sopperire alla mancanza di voce, conducendo canzoni quali ‘Enemies Of Reality’ o ‘Seven Tongues Of God’ diritte nel baratro dell’ignominia a livello esecutivo, anche oltre la sopportabilità di un mestiere che ha permesso di non arrivare al completo sfacelo assestandosi sulla soglia della mediocrità.

Ci dispiace, davvero.

Uscendo, qualcuno ci ha informati che Warrel Dane è stato preso in ostaggio nel tour bus degli Arch Enemy. Quello in maglia rossa sul palco non si sa chi fosse.

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