Header Unit

Napalm Death: Live Report e foto della data di Bologna

Tour europeo all’insegna dello schiacciasassi auricolare, nominato non a caso Campaign For Musical Destruction, quello che sbarca in quel di Zona Roveri patrocinato da HUB Music Factory in un caldo giovedì sera: Lock Up, Power Trip, Brujeria e Napalm Death sono la grande famiglia (è proprio il caso di dirlo, vista la presenza in più band di alcuni membri, vedi Shane Embury impegnato in tre concerti su quattro!) che contribuisce allo show in esame per deliziare i convenuti che fin da orario aperitivo comincia a giungere nella venue bolognese.

Mezz’ora a disposizione dei Lock Up per cominciare a tempestare di watt e cattiveria il pubblico: il grind cowboy Kevin Sharp guida la compagine che non si tira certo indietro dal dispensare sciabolate di suono nonostante il locale cominci pian piano ad affollarsi solo durante la seconda metà del loro concerto: un’ottima apertura dal punto di vista della carica e della proposta della band ma ahinoi penalizzata un po’ troppo da suoni ancora impastati e in corso di assestamento. Poco importa perché va bene così e di certo non si può pretendere il massimo con un locale non ancora rimpinguato a dovere: i Lock Up riescono comunque a soddisfare -fregandosene dei piccoli inconvenienti suddetti- e preparano il terreno per la band successiva.

Ignoranza e old school sono le due parole chiave della performance dei Power Trip: il suono thrash/crossover, tanto in voga “qualche” anno fa rivive grazie alla band e alle capacità tecniche che, insieme ai suoni solo ora regolati a puntino, permettono ai texani di coinvolgere i presenti in circle pit all’insegna dei brani dell’ultimo “Nightmare Logic”, incensato un po’ ovunque, ma non solo. Di sicuro il concerto più riuscito della serata, quello dei Power Trip, in grado di risvegliare l’anima più genuinamente thrash dei presenti, imbastardita dalle folate più estreme che impreziosiscono il suono del gruppo: da seguire con attenzione e supportare assolutamente, per chi ancora non li conosce (e magari, chissà, la prossima volta il buon Shane Embury suonerà pure con loro…).

POWER TRIP

Prendersi sul serio? Anche no. Correttezza? Meno di zero. E’ la volta dei narcos messicani capitanati da Juan Brujo e reduci dall’ultima fatica discografica “Pocho Aztlan”: signore e signori, ecco a voi i Brujeria! Mascherati, forieri di un orgoglio messicano e di un immaginario da signori del cartello degli stupefacenti, mascherati e con due cantanti, non possono che mettere in piedi uno spettacolo all’insegna della coralità: poco importa la resa dei suoni a volte un po’ confusionaria, bastano i dialoghi in lingua madre, le invettive contro il presidente americano e l’esilarante versione della Macarena, riproposta come “Marijuana” e cantata, come parecchi pezzi del combo, dai presenti. Divertenti e freschi come una cerveza ghiacciata, ergo necessari in una serata al calor bianco (e non solo musicale) come questa.

BRUJERIA

Ha forse bisogno di presentazioni un gruppo attivo da più di 30 anni e fra i responsabili della nascita del grindcore? I Napalm Death riescono sempre ad attirare una buona dose di pubblico e stasera non è di certo un’eccezione alla regola: nonostante l’ultima uscita in studio sia rappresentata da “Apex Predator – Easy Meat” (di cui alcuni pezzi vengono riproposti stasera), la gente non li dimentica di certo ed è pronta a tributare i dovuti onori alla band di “Scum” capitanata da Barney. L’impatto sonoro del gruppo è una vera e propria fucilata, in grado di spaziare dai lavori più vecchi e, si passi il termine, “cacofonici” fino ad arrivare alla cover dei Dead Kennedys “Nazi Punks Fuck Off” e a brani costruiti in maniera più accessibile (ci siamo capiti…): la presenza scenica, specie grazie al cantante, risulta forte e sul palco non ci si spreca, considerando anche l’attenzione e la prova fortemente fisica che una scaletta del genere richiede. L’intro primordiale e il magma sonoro finale con cui si chiude il concerto sottolineano la materia dal quale scaturisce tutto ciò che i Napalm Death riescono ancora ad essere nel 2017: pochi come loro.

NAPALM DEATH

anna.minguzzi

view all posts

Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

Fabio Meschiari

view all posts

Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login