Myrath: Live Report della data di Milano

L’arrivo al Legend a concerto già iniziato non è dei più promettenti visto che di fronte ai Manigance noto un gruppo veramente sparuto di persone; fortunatamente la serata “svolterà” col passare dei minuti fino alla sentita esibizione dei Myrath.

Ma andiamo con ordine ritornando sull’esibizione dei Manigance; i francesi puntano principalmente su un’attitudine metal che più classica non si può con vistosi riferimenti agli Accept anche se coniugati in guisa più melodica grazie alla voce femminile della nuova entrata Carine Pinto (perltro imprecisa in più di un passaggio). In piena promozione dell’ultimo arrivato “Machine Nation” che ho avuto modo di ascoltare, devo ammettere di non essere un gran conoscitore della band proveniente dall’Aquitania a parte il debut “Ange Ou Démon”; mi ripeterò ma l’attitudine è tutto per quest o combo perché sinceramente i riff dei pur bravi Bruno Ramos e François Merle (ex Killers insieme al batterista Patrick Soria) sanno di già sentito, seguendo in piena la tradizione francese (Trust e Killers appunto) con l’utilizzo della lingua madre e ritornelli che non hanno la presa che converrebbe per un coinvolgimento più totale. Non male la pseudo title track “Machination” mentre il resto della scaletta scorre via senza colpire pur essendo sufficiente a livello qualitativo.

E’ ora il turno dei Myrath e non cambiano solo luci e scenografia perché si percepisce un livello di professionalità di tutt’altro spessore; la presenza di una danzatrice del ventre (come già sperimentato dagli Orphaned Land in precedenza) arricchisce uno spettacolo pieno di misticismo e desiderio di unire culture differenti già dall’inedito iniziale “Born To Survive” (ricordiamo che il nuovo album è in fase d’ultimazione).

Il pubblico ora assai numeroso viene decisamente più coinvolto dalla ficcante “Storm Of Lies” grazie allo splendido guitar work di Malek Ben Arbia e al drumming millimetrico del febbricitante Morgan Berthet; i pezzi estratti da “Legacy” giocano la parte del leone (come non citare “Get Your Freedom Back”, “Endure The Silence”, “Nobody’s Lives” e l’arcinota “Believer”) ma un po’ tutta la discografia dei tunisini è passata in rassegna con la padronanza vocale di Zaher Zorgati a guidare la truppa dall’alto della sua preparazione tecnico/interpretativa.

Ultime due note a margine: non si è capita l’assenza del tastierista (e cantante sul debut “Hope”) Elyes Bouchoucha sostituito da una serie di magniloquenti campionature mentre l’altra è in realtà una sottolineatura sulla bontà dell’inedito presentato nei bis, “No Holding Back” (mi sembra fosse questo il titolo) che fa presagire un nuovo album di alto livello e che si segnala per una leggera differenziazione di songwriting (in senso positivo).

Il Legend si conferma luogo ideale per concerti dal grande coinvolgimento emotivo, con suoni sempre all’altezza; personalmente, dopo la memorabile esibizione dei Fates Warning il secondo concerto dell’anno per completezza.

Chapeau!






Sito Web: https://www.myrath.com/

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