Myles Kennedy: Live Report e Foto della data di Milano

“Amore”. Nient’altro che amore. Questa la parola giusta per sintetizzare la calata italica di Myles Kennedy. In Europa per presentare le canzoni del suo primo disco solista Year of the Tigere quasi sorpreso dall’affetto tributato dai fan italiani nei suoi confronti. Unica data italiana quella di mercoledì 4 aprile ai Magazzini Generali di Milano, sold out già da tempo prima della fila per entrare all’interno del locale milanese.

L’uomo di Spokane non si è fatto attendere più di tanto, perché qualche minuto dopo le 21, ecco sfumare le note di Johnny Cash per lasciare spazio agli applausi usati per accogliere il cantante degli Alter Bridge. Poche parole e molta sostanza, perché il nostro ha subito iniziato a scaldare la folla con “Devil On The Wall” subito cantata a pieni polmoni da tutto il pubblico. Nessuna sosta, e subito dopo ecco arrivare le note di “Standing In The Sun”, presente nell’album registrato insieme a Slash (direttamente da “Apocalyptic Love”). In questa nuova veste, la canzone non ha perso un grammo della sua forza, dimostrando che anche quando una canzone viene spogliata dagli orpelli, se valida è sempre una gran canzone. Altro cambio di “casacca” ed ecco arrivare la prima canzone griffata “Alter Bridge”: la prescelta  “Before Tomorrow Comes”. Una versione più “meditata” di quella originale, ma capace sempre di colpire nel segno e far cantare i presenti.

E poi il Myles che non ti aspetti – o meglio non del tutto – quello che inizia a gigioneggiare con il pubblico, che scherza, racconta e che un poco si prende in giro “Doveva essere un tour per suonare le mie canzoni quasi come se fossi nel mio salotto, ma in fondo va bene così” ed alla fine sorprende riaprendo le porte della memoria chiamate “The Mayfield Four”. La prima vera band di Myles, baciata dal talento ma non dal successo (nonostante due dischi incredibili di rock, a tratti hard, con scorie grunge e dallo spessore artistico ignorato prima dell’esplosione degli Alter Bridge) qui rappresentata dalla intensa “Mars Hotel”.

“She could take my heart and soul, She could take my hand to hold” canta Kennedy, e rimane appeso a quella Taylor, chiudendo quasi gli occhi fino all’applauso del pubblico ed un sorriso di soddisfazione che diventa ancora una volta ritornello e strofa. Piccola pausa ed ancora una volta Alter Bridge. La prescelta? “Addicted Pain”. Una versione dal taglio più country/western, nonostante l’evidentissimo dna hard ‘n’ heavy. Ancora Slash, con una “Starlight” sorprendente ed ancora più emozionante  dell’originale. Una chitarra ed un mare di voci a sommergere di Kennedy, che anche in questa occasione si diverte a giocare con il pubblico plasmando a suo piacere una canzone la linea melodica della canzone. Si ritorna al presente con una “Haunted By Design” che anche dal vivo flirta con il blues delle origini e con un pubblico che ha ben studiato le canzoni del debutto solista del nostro.

E poi via, per uno spettacolo che scorre dinamico ed intenso con “Life Must Go On”, “Blind Faith”, “Losing Patience” e “You Will Be Rememberd”, prima di una delle grandi sorprese della serata “Eden” direttamente da “Second Skin” dei The Mayfield Four. Canzone intensa, drammatica e perfetta per essere spogliata dagli orpelli e rivestita di pura semplicità. Uno dei momenti più intensi della serata, nonostante il piccolo errore di Myles nella sequenza di accordi accompagnata da una risata e poi dall’applauso del pubblico.

Ritorno al passato, con la cover del Dio del Blues Robert Johnson, e quella “Travelling Riverside Blues” tanto cara al cantante. Si va verso la fine e “World On Fire” sembra prosciugare le ultime forze del pubblico…prima della seconda grande sorpresa della serata.

E poi la tripletta che ti sorprende, ti spiazza e spezza il cuore: nel breve scorrere di pochi minuti ecco arrivare “All Ends Well”, “Wonferful Life” e “Watch Over You”. Un turbinio di emozioni a scuotere la spina dorsale dei presenti, incendiando il cuore e l’anima di chi ancora non voleva credere alle proprie orecchie. Chiusura della prima parte della show con la title track del debutto solista, una “Year Of The Tiger” che sembra figlia legittima di “Led Zeppelin III”.

2, anzi tre canzoni come bis e se la scelta di “Love Can Only Heal” appariva quasi scontata, l’indiavolata versione di “The Trooper” (Iron Maiden, mai sentiti? nda.) lasciava senza parole e fiato i presenti. Cori come fosse un concerto della Vergine inglese. Un concerto che ha emozionato (in certi casi fino alle lacrime) una folla di fan calorosa ed innamorata di una delle voci più belle degli ultimi decenni.

Tra le due una improvvisa “Cry Of Achilles”, non prevista in scaletta ed ennesimo regalo ad un pubblico milanese ed italiano che non smette di innamorarsi della musica di questo ragazzo di 48 anni.

21 canzoni, 2 ore di concerto e la certezza di aver assistito ad uno degli spettacoli più intensi ed appassionanti degli ultimi anni. Spogliato dell’elettricità degli Alter Bridge, Kennedy si dimostra perfomer di spessore e musicista dal talento infinito.

 

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per n-mila testate e prodigioso “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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