Mr. Big + Fozzy: Live Report della data di Pinarella di Cervia

Rock Planet, Pinarella di Cervia, tra Cambogia e Vietnam. Sud Est Asiatico. Una bolgia umida di rocchettari pronti alla calata dei sempre sobri Fozzy di Chris Jericho e dei Mr.Big. Tanta gente e decisamente troppo caldo. Ma andiamo con ordine e parliamo del trasferimento della ridente località balneare romagnola nei meandri della foresta pluviale.

Sembrava davvero di stare in Cambogia (o Vietnam se preferite), sulle rive del Mekong ad attendere la chiatta che trasportava palco e band. Umidità impressionante e gente anche piuttosto rispettabile trasformata in un affluente del detto fiume. Il sudore come simbolo della democrazia. A poco sono serviti i condizionatori ed i ventilatori per spezzare il rogo scatenato dalla presenza di diverse centinaia di esseri umani all’interno del locale. Praticamente dei “portatori sani di calore”. Una gioia degna di un forno aperto a 200°c e poco – molto poco – ventilato.

Tornando a cose più serie

Christopher Keith Irvine, Y2J,  è la perfetta rappresentazione dell’anima pacchiana del rock. Wrestler, metallaro e casinista convinto. Con i suoi Fozzy ha intrattenuto piacevolmente i presenti, facendo il diavolo a quattro e facendo impazzire il pubblico che quasi non riusciva a seguire le sue mosse. Fortunatamente non quelle da lottatore.

Canzoni divertenti, perfette per essere suonate all’interno di un club. “Drinkin’ With Jesus”, “Burn Me Out” “Lights Go Out” e “Painless” ed un continuo saltare da una parte all’altra del palco. Molto divertente l’incursione tra i fotografi per “arringare” il pubblico da una angolazione diversa e soprattutto i siparietti con i fan. Imperdibile il numero della “giacca a led”, accesa strategicamente e splendente dei colori della bandiera degli States. Ah! I Canadesi…

Un caldo atroce ha salutato i Fozzy. Pubblico soddisfatto e sempre più accalcato ai piedi del piccolo palco per attende l’arrivo di Eric, Billy e Paul. Senza dimenticare quel pensiero doveroso al grande Pat che ci ha lasciati pochi mesi fa.

Big, Bigger, Biggest.

Ancora una volta Mr. Big per il sottoscritto, dopo qualche anno e purtroppo senza Pat Torpey portato via ad inizio 2018 dalle complicazioni del morbo di Parkinson. Assenza colmata dietro le pelli dal validissimo Matt Starr. Primo tra l’altro a salire sul palco, apripista per l’arrivo di Billy Sheehan, Paul Gilbert ed Eric Martin.

La band parte subito con il piede sull’acceleratore e l’ormai obbligatoria “Daddy, Brother, Lover, Little Boy” frustra i presenti. Assolo di trapano compreso. Però c’è qualcosa che sembra macinare male, perché Eric soffre vistosamente sui primi pezzi, maschera sapientemente con mestiere ma a volte il respiro sembra quasi mancargli. Non solo l’età (il nostro viaggia vero i 60) ma soprattutto l’umidità ed il gran caldo del locale ad inceppare le corde vocali del nostro che con l’andar avanti della scaletta riesce a rodare lo strumento e soffrire sempre di meno (complice anche il supporto d Billy e Paul ai cori).

Le canzoni poi sono grandi classici (saccheggiato “Lean Into It”) che si mischiano a quelle più “moderne” e sentire una dietro l’altra “Undertow” con il suo groove rotondo ed “Alive And Kickin’” è sempre una gran bella cosa. Due anime diverse che si fondono, ma che trovano spazio per il tenero ricordo di Eric Martin: “Manca qualcuno qui stasera, manca Pat” e gli applausi del pubblico diventano la voce per ricordare un compagno di palchi e vita. Anche di chi la musica l’ha solo ascoltata.

Pirotecnici come sempre Billy e Paul, nei loro soli hanno dimostrato gusto e pazzia. Una corsa folle e condivisa lungo le tastiere di basso e chitarra. Due virtuosi al servizio dello spettacolo.

Applaudita e con l’obbligatoria luce verde in sala “Green-Tinted Sixties Mind”, pezzo di bravura dei nostri. Ma elencare le canzoni non sarebbe giusto, perché alla fine risulterebbe un patetico esercizio di memoria. E allora sì, bisogna ricordare il caldo di un live che ancora rimbomba nelle orecchie, di un clima degno della Cambogia più umida e dell’assoluta inamovibilità di un pubblico che è rimasto lì, a meno di un metro dal palco per ascoltare le canzoni dei Mr. Big.

Ma dopo quasi 90 minuti di show ti rendi conto che lo spettacolo sta per finire, ed allora ecco la tripletta per chiudere il cerchio. “Addicted To That Rush”, “To Be With You” e “Colorado Bulldog” una dopo l’altra per tre anime diverse di una band che ha sempre amato giocare con la musica.

Uno show. Niente di meno. Uno spettacolo per riconciliarsi con il rock a stelle e strisce. Quel tipo di rock che abbraccia senza vergogna (e perché mai dovrebbe? Nda.) quello cafone e ridanciano dei Fozzy e quello più “culturalmente evoluto” dei Mr. Big. C’è qualcosa di male in tutto questo? No. È solo rock ‘n’ roll, e per questo ci piace.

-N.B. Le foto all’interno del live report non fanno riferimento al live svolto all’interno del Rock Planet-

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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