Mountains Of Death 2011: Live Report – Day 1

Sono le nove di sera, si apre dopo molta attesa l’ultima ed imperdibile edizione del Mountains Of Death, festival brutal/death che si è tenuto per undici edizioni a Muotathal, per la precisione nella frazione di Gelaende Balm, piccola cittadina nel centro della Svizzera situata nel cantone di Schwyz. Splendide montagne, un torrente dove potersi rinfrescare, tanto sole, bancarelle con il meglio dell’underground, birra e tre giorni di musica violenta sono gli elementi perfetti che nessuno dei presenti scorderà facilmente.

La band che ha aperto le “danze” sono gli svizzeri Oral Fistfuck, mezz’ora di brutal death con venature grind e metalcore che non offre nulla di nuovo e poco mordente. Una prestazione live senza infamia e senza lode, dignitosa se vogliamo, considerando che si possono vedere live band più basonate suonare molto peggio. Il quintetto ha avuto il pregio di aver iniziato a scaldare il pubblico con canzoni come “Starless”, “This Little Part ” e “Cult Of Mictlan”, nonchè una cover dei All Out War “Vengeance For The Angels”,  provocando i primi balli tra l’esile folla che con il gruppo successivo sarà già più folta.

Ci addentriamo sempre di più nella prima serata di “estremità” con i teutonici Absorb. Con qusti ragazzi tedeschi facciamo un passo verso il death metal più grezzo e diretto di matrice old school (vista la veneranda età della band non poteva essere altrimenti) che ci regala rari momenti in cui si lascia spazio alla melodia. Ovviamente scordatevi fronzoli e orpelli vari, gli Absorb non sono votati al tecnicismo e si vede anche sul palco, però la presenza scenica merita e nelle considerazioni globali non sono un gruppo da sottovalutare. La batteria non fa evoluzioni, i riff non abbondano in complicatezze nè tantomeno la voce, la quale a volte è apparsa troppo urlata, sottile e il growl non sempre convincente e consistente. Tuttavia, come detto in precedenza i nostri sono uno di quei gruppi che seppur con qualche neo riesce a comunicare nell’insieme.

Mancano venti minuti alle unidici, si entra nel vivo del festival con una delle band che si è rivelata tra quelle che hanno più piacevolmente stupito; sto parlando dello show degli spagnoli Impure. Questa la tracklist: Priapism/Cracked Clots/Woodworms/Hemorrhagic Bionic Collapse/Flesh Fetish/God Withing You/Surgical Antropophagouses/Brutal Orgasm/Anti-Hippocratic Operation; per quaranta minuti di grondante violenza. Brutalità da tutti i pori per i ragazzi di Bilbao, ottima presenza scenica ed ottima esecuzione delle song. Voce ultra guttural bella brulicante e profonda, passaggi tecnici, mid tempo, riff capaci di intessere melodie il tutto supportato da un drummer sempre puntuale. Il tutto per la gioia dei presenti, per chi aveva voglia di moshpit o per chi ha solamente voluto liberare i propri istinti animali. Divertimento allo stato puro, nulla di più nulla di meno.

Arriva il clou della serata, sto parlando dei brasiliani Krisiun. A loro viene concessa un’ora per fare delle orecchie dei presenti una carneficina. Come al solito pressochè perfetti, i tre fratelli Kolesne sono vera una macchina da guerra. Gli oltre vent’anni di onorata carriera si sentono e si vedono tutti. Hanno suonato in modo egregio, drumming preciso e chirurgico dotato di doppia cassa e blast a tritacarne, voce perfettamente calata nel ruolo e altrettanta precisione dai restanti componenit; il risultato: hanno letteralmente esaltato il pubblico facendolo scapocciare incessantemente e ci hanno regalato momenti di energia pura. Un mix di canzoni storiche come “Hatred Inherit”, recenti come “Vicious Wrath” e “Combustion Inferno” e nuove visto l’album in uscita a novembre. Insomma, hanno lasciato il segno e possiamo considerarli una delle note più positive dell’intero festival.

Dopo la mazzata data dai Krisiun ai presenti, momento più “rilassante” e divertente con la one-man band Putrid Pile: chitarra in spalla, drum campionata e voce ultra guttural; questo è Shawn LaCanne. Meno di quaranta minuti di slam brutal death, danzereccio e distruttivo grazie a canzoni come “Blood Runs Red”, “Gallery Of  Horrors” e “The Satisfying Dead”. Bisogna essere bravi a stare sul palco, ad avere la giusta presenza scenica essendo un singolo individuo sul palco di un festival, e devo dire che da quasto punto di vista Shawn è riuscito nel suo compito, supportato dal fatto che proprio male non suona. Riff veloci ed a tratti quasi epici, velocità folli mescolate a mid tempo e bott da orbi tra il pubblico (nessuna rissa solo tanto pogo).

Mi dispiace per gli olandesi Rectal Smegma messi in chiusura, ma la stanchezza era forte, le orecchie sature e in vista di una dura giornata successiva ho preferito proferire con il sacco a pelo e la tenda. Sarà per la prossima volta.

 

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