Moonspell: Live Report della data di Milano

Dopo i consensi raccolti nella cornice dell’Evolution Festival, i portoghesi Moonspell tornano in Italia per una serie di date da headliner. I recenti autori del controverso ‘Memorial’ (un “back to the roots” non esattamente convinto…) si esibiscono questa sera al Rainbow Club di Milano di fronte a un pubblico non particolarmente numeroso ma coinvolto e partecipe.

Aprono i Darkside, death metal band austriaca e in parte italiana (un chitarrista è nato nel nostro paese, mentre il vocalist sfoggia un divertente accento napoletano e sottolinea con orgoglio le sue origini) che offre un buon set pescando dai vari episodi della propria discografia, tra i quali segnaliamo ‘The Gloaming’, ‘The Blood On My Hands’ e ‘Dying World’. La band può contare su di un insieme compatto e professionale, una buona presenza scenica e doti intrattenitorie di tutto rispetto. Il loro è un death metal tecnico e granitico, interessato da alcune aperture melodiche. Si avvertono influenze che vanno dalla scuola nordeuropea sullo stile degli At The Gates, a quella americana, con richiami ai Carcass e ai Death del periodo mediano. Nulla di innovativo, ma l’ottimo mestiere e la grinta profusa dai nostri sono indiscutibili.

Il tempo di allestire il cambio palco ed ecco i Moonspell calcare le assi del Rainbow immediatamente seguiti da Fernando Ribeiro, che questa sera sfoggia un look a metà strada tra Alice Cooper e Armand il vampiro. La scaletta proposta sarà piuttosto estensiva e prenderà in considerazione vari episodi discografici dei portoghesi. Spazio dunque non solo a brani tratti da ‘Memorial’ ma a una vera e propria retrospettiva che comprende tra le altre la splendida ‘Opium’ (anthemica song tratta da’Irreligious’, dal quale saranno eseguite anche ‘Mephisto’ e ‘Full Moon Madness’), ‘Everything Invaded’ e ‘Capricorn At Her Feet’ (da ‘The Antidote’) e ‘Nocturna’ (da ‘Darkness And Hope’). In un set che predilige senza dubbio l’aggressività, si mettono in luce i brani estratti da ‘Wolfheart’: ‘Wolfshade (A Werewolf Masquerade’), ‘Vampiria’ (davvero teatrale) e l’emozionante ‘Alma Mater’. Come dicevamo, lo show pone l’accento sui risvolti più squisitamente heavy della band, lo stesso Fernando farà un ricorso maggiore al growl, senza però rinunciare ad alcuni passaggi di voce pulita, più che mai profonda e sensuale. Il front-man non mancherà di ringraziare gli astanti e di interagire più volte con loro, arrivando a un siparietto in cui si scusa di non aver mai avuto la costanza di imparare l’italiano: “So dire solo poche parole come – e giù due bestemmie – non ho avuto il tempo di studiare…”. Inevitabile l’approvazione degli astanti, a conferma di come i “pesteccorna” siano ormai i termini immediatamente imparati dagli stranieri dopo il canonico “vaff..”. Si ride poi di gusto quando il nostro accenna a ‘L’Italiano’ di Toto Cutugno, inaspettata parentesi kitsch.

Ma il concerto torna presto sui consueti livelli, la band è in gran forma e si distingue oltre a quella di Fernando, la prova del chitarrista RicardoAmorim, esecutore perfetto e dall’ottima presenza scenica.

Romantici vampiri mediterranei.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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