Montelago Celtic Festival: Live Report dell’edizione 2019

Il Montelago Celtic Festival è giustamente anche definito il più grande raduno celtico degli Appennini, infatti questa manifestazione, che si svolge nel cuore delle Marche è giunta ben al diciassettesimo appuntamento annuale consecutivo, con un aumento esponenziale di adesioni del pubblico, sempre più entusiasta e numeroso. Montelago è una sorta di città sorta tra i monti, nomade ed eco-sostenibile per eccellenza, priva di cemento, dove ci si sposta a piedi e si vive all’aria aperta, il tempo scandito da albe e tramonti immaginifici, tra musica folk, conferenze letterarie, workshop, sport e giochi non-stop per settantadue ore. Una città fatta di 4 mila tende e centinaia di camper e moto piazzati nei cinquanta ettari di campeggio, due mega tensostrutture che assicurano relax e ombra per tutti, novanta stand di produttori artigianali con ben ventitrè attività locali coinvolte, più di ottomila kit per la raccolta differenziata distribuiti gratuitamente all’ingresso e depositati in quarantasette punti di raccolta, venticinquemila piatti e stoviglie biodegradabili, un ospedale da campo che insieme alle decine di associazioni di pronto soccorso assicura assistenza per tutta la durata del festival.

E poi c’è la musica, fedele compagna di Montelago, che accompagna la narrazione di queste giornate memorabili grazie ad esponenti di tutto quello che può essere “folk”, arrivati da diverse parti del mondo per fare festa e far ballare quasi trentamila persone appassionate e pronte a vivere una esperienza unica, fino alle sei del mattino di domenica tre agosto, in cui l’ultima nota degli irish punk folksters Lennon Kelly viene consumata ed i fuochi celebrativi, lentamente, si spengono per altri trecentosessantacinque giorni.

VENERDI’ 2 AGOSTO

 Giovedì 1 agosto alle 18 parte in tono minore il festival, con esibizioni sul palco più ridotto del Mortimer Pub, con un European Celtic Contest che coinvolge diverse band giovani ed il finale con i piemontesi The Gamblers, vincitori dell’edizione dello scorso anno ed autori di un folk contaminato con rock, country e blues. Il clou ha inizio il giorno dopo, ovviamente noi ci soffermeremo sulle band più vicine al folk metal, che viene rappresentato a Montelago da poche realtà ma sicuramente “buone”.

Gli attesissimi spagnoli Mago De Oz irrompono sul main stage alle 21.15 davanti a quindicimila fans scatenati, mancano dall’Italia da quattro anni e sono ben intenzionati a rendere infuocato il palco, grazie al loro folk metal in lingua madre, sicuramente orecchiabile (e ben assecondato da parti di flauto, violino e ben due vocalist, Javier Domínguez ‘Zeta’ e Patricia Tapia) ma sempre possente e robusto al punto giusto. I nove “filibustieri” iberici si presentano con un look total black e inflessioni zingaresche, grandi sorrisi ed una voglia totale di coinvolgere tutto il pubblico presente. Poco da dire sulla “storicità” e solidità di una band che festeggia quest’anno i trentuno gloriosi anni di carriera, quindici album in studio ed un successo che è andato ben oltre i patri confini. “El Libro De Las Sombras” parte con ritmiche veloci e ben sostenute, una folla già carica e pronta a cantare fino a notte fonda e suoni leggermente impastati, che miglioreranno nettamente durante la serata. I Mago De Oz, coraggiosamente propongono, oltre a classici come “Molinos De Viento” e “Hasta Que El Cuerpo Aguante” molti estratti dal recente nuovo album “Ira Dei”, sempre ben accolti dal pubblico, che raramente si concederà una pausa, grazie anche al ritmo sempre alto e “ballabile” delle canzoni, ed alle pose plastiche di una band che certamente sa come scaldare un’audience sotto le stelle dell’estate. Le quasi due ore di spettacolo filano molto veloci e si concludono degnamente con l’inno immortale “Fiesta Pagana”, un titolo emblematico e definitivo, per un concerto trionfale, che infatti sarà bissato da altre date italiche nel prossimo autunno/inverno.

L’atmosfera diventa anche più bollente dopo le 23, grazie all’arrivo dei cinque pazzi finlandesi Steve ‘n Seagulls, una band finlandese, che suona versioni con arrangiamento in stile country/bluegrass di famosissime canzoni hard rock e metal. Certamente non sono i primi a cimentarsi in qualcosa di così strano (penso agli Hayseed Dixie) ma portano una tonnellata di energia e melodia sul palco di Montelago, in una corsa folle e veloce che va da “November Rain” dei Guns and Roses (leggermente velocizzata..), “The Trooper” dei Maiden, “Black Dog” dei Led Zeppelin, la celeberrima “Born To Be Wild” e la mitica versione del gruppo di “Thunderstruck” degli AC/DC ( il cui video ha collezionato quasi 81 milioni di visualizzazioni), che li ha resi certamente molto conosciuti. Nessuna pietà e nessuna intenzione del pubblico di far scendere dal palco la band, che si offre generosamente spendendo ogni oncia di energia residua superando i novanta minuti di concerto e concludendo stremata all’una di notte. Un meritato riposo attende loro ed anche noi, che ci prepariamo ad una giornata finale lunga e ricca di grandi sorprese.

SABATO 3 AGOSTO

La musica riprende e si alterna tra lo stage intimo del Mortimer Pub ed il main stage fin dalle undici del mattino, culminando con l’esibizione pomeridiana degli irlandesi The Led Farmers, che scuotono ogni singola asse del pub con il loro terremotante folk rock, grazie a perle come la classicissima e desideratissima “Whiskey in the Jar” e la sorprendente finale “Smells Like Teen Spirit” (si proprio quella), che provoca un pogo improvviso quanto spettacolare.

Scaldati da tanta passione, ci prepariamo al grande finale, che porterà sul main stage ben cinque band, dalle 21 fino alle sei del mattino. Citiamo certamente i polacchi Beltaine (folk strumentale a volte un po’ troppo cerebrale e con qualche elemento elettronico di troppo) e la star Hevia, autore di un pop folk illuminato dalla sua gaita (una specie di cornamusa) tecnologica, ma una presenza scenica troppo statica e quindi noiosa alla lunga distanza.

Il momento che aspettavamo con trepidazione arriva solo alle due e trenta del mattino, quando gli agguerritissimi Folkstone arrivano sul palco spezzando ogni desiderio di riposare, con una prestazione intensissima e commovente. Grande spazio viene concesso agli estratti del recente “Diario di un Ultimo” che si integrano alla perfezione con i loro grandi classici, in un concerto grandioso quanto “normale” per una band che ha sempre dato il suo meglio dal vivo, anche in versione “ridotta” a solo sette elementi e quindi ancora più metallica ed essenziale. Una energia speciale sembra muovere la band che suona senza tregua fino alle quattro abbondanti del mattino, e diventando una sola cosa con un pubblico che non si è fermato per un istante, malgrado la tardissima ora. “Con Passo Pesante” ci avviamo verso una bevanda rinfrescante, pensando ad un disco eccellente che rimarrà la settima ed ultima perla di una grande discografia. I Folkstone infatti concluderanno la loro storia dopo l’ultimo giro di concerti alla fine del 2019, ed anche se ad agosto nulla si poteva prevedere, ci portiamo con noi una strana emozione, come di aver assistito a qualcosa di unico e memorabile.

Così termina un festival intenso, non perfetto ma che ci ha regalato grandi emozioni, e certamente ha ancora una lunga vita da percorrere insieme a tanti di noi.

Antonino Blesi

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Ascolta metal dal 1983, ha 46 anni e non vuole certo smettere. La passione vince su tutto, e sarà anche scontato, ma la buona musica non morirà mai, finchè qualcuno continuerà a parlarne ed a canticchiare un vecchio refrain....

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