Mike Tramp & Band Of Brothers: Live Report e foto della data di Milano

Chissà se almeno una parte delle storielle che Mike Tramp ha raccontato nel corso di questo lungo live (circa due ore e mezza totali, di cui una buona mezz’ora passata a chiacchierare) corrispondono a verità. Sarà vero che Angus Young ha fatto i complimenti ai White Lion che facevano da opener a un loro tour perchè finalmente c’erano delle ragazze in prima fila ai concerti degli AC/DC? Probabile. O che lo stesso Tramp una volta è andato nel backstage di un concerto dei Pearl Jam a inizio anni ’90 per far sentire com’erano la musica, il groove e i riff negli anni ’80? Possibile. O che, per scegliere i brani che compongono la scaletta di questo tour, Tramp avrebbe addirittura chiesto consiglio al suo ex chitarrista, il desaparecido Vito Bratta? Improbabile. Comunque sia andata, questi racconti mettono in risalto un altro aspetto, altrettanto importante, del frontman danese, ovvero la sua intelligenza acuta, che lo rende un conversatore interessante, uno di quelli con cui passeresti la notte a disquisire di tutto. Sì, certo, magari una chiacchiera in meno e un paio di pezzi in più, magari estratti dall’ultimo lavoro, “Maybe Tomorrow”, si sarebbero potuti fare; d’altra parte, già solo il fatto di rivedere Mike Tramp sul territorio nazionale dopo un’assenza durata diversi anni, è sufficiente per apprezzare l’intera serata. La scelta dei brani, tra l’altro, non è per niente banale, perchè oltre ad alcuni grandi classici del repertorio dei White Lion, che non possono mancare, come “When The Children Cry“, sono presenti diversi estratti sia dal repertorio, per così dire, minore della band, come “Farewell To You” o “Living On The Edge“, e del repertorio solista di Tramp, ormai molto ampio, come “What I Am” dei Freak Of Nature. L’altra particolarità del live è che tutti i brani più classici del repertorio, grazie sicuramente all’importante contributo dei Band Of Brothers che accompagnano più che degnamente il frontman, sono stati riarrangiati con gusto e imprevedibilità. Così, la stessa “When The Children Cry” mantiene lo stesso ritmo ma è accompagnnato da riff più sostenuti, “Lady Of The Valley” perde i suoi tratti solenni e diventa più scarna e solo “Little Fighter” si mantiene più o meno sullo stesso andamento della sua versione originale. Ma, come Mike Tramp tiene giustamente a ribadire, la sua carriera non si esaurisce con la produzione degli anni ’80; ecco quindi “Coming Home” e “Why Even Worry At All” tratti dall’ultimo album, “Trust In Yourself”, l’intensa “Endless Higway” e l’ultimo singolo pubblicato, “Work It All Out“, dedicata a Malcolm Young. Si ride e ci si commuove nell’ascoltare questi reperti degli anni ’80 e questi tesori ritrovati, per un live che coinvolge in pieno anche Mike Tramp, che si congeda promettendo, finalmente, un ritorno nel nostro Paese tra non molto tempo; auguriamoci che sia di parola.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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