Metallica: Live Report della data di Bologna

Ecco i migliori prodotti dei nostri “Writer For a Night” per l’unica data italiana del quartetto statunitense. Buona lettura!

Tirava aria di festa la sera dell’11 dicembre 2003 a Casalecchio di Reno, non solo per le vistose ed inevitabili decorazioni prenatalizie presenti ovunque caschi l’occhio: a giudicare dal traffico in strada e dalla bolgia presente di fronte al Palamalaguti ben prima dell’apertura dei cancelli, pare chiaro che i metallari hanno risposto in massa al richiamo di questo ennesimo concerto dei Metallica, tanto chiacchierati e criticati, quanto seguiti e venerati, evidentemente.

Ad aprire le danze sono i Godsmack, band non troppo rinomata in terra italica ma che oltreoceano gode di tutt’altra fama, basta dire che il loro ultimo disco "Faceless" è stato ai vertici delle charts americane. Il tour di supporto ai maestri Metallica quindi si rivela per questi ragazzi come una ghiotta occasione per conquistare anche il mercato europeo, e i nostri ce la mettono tutta, scaraventando sul pubblico il proprio metal decisamente devoto proprio ai Four Horsemen (specialmente quelli del Black Album) con molti riferimenti e influenze a ciò che oggi va per la maggiore, chiamatelo nu metal se lo ritenete opportuno.

Il risultato è decisamente interessante e i Godsmack dimostrano di saper picchiare decisamente bene, peccato che in molti tra il pubblico non hanno gradito e non si sono lasciati perdere l’occasione di esprimere apertamente il proprio dissenso (tanto che James Hetfield durante l’esibizione della propria band chiederà scusa alla band di supporto per quanto accaduto!) per fortuna (si fa per dire) limitandosi a insulti di vario tipo. I Godsmack ribattono a cotanta villaneria con i loro riff quadrati e parti vocali sì urlate ma dannatamente coinvolgenti, forse non tutti apprezzano ma molti altri per fortuna, al contrario, ringraziano. Da segnalare nella parte finale del concerto la spettacolare esibizione di (chiamiamola così) batteria sincronizzata: sbuca all’improvviso sul palco una seconda batteria, subito presa sotto la martellante custodia del singer che così duetta con il batterista lasciando a bocca aperta gli astanti. Si conclude con un tributo (ad essere sinceri non del tutto convincente) a band storiche come Aerosmith e Led Zeppelin, chiamati in causa nella esibizione strumentale con loro riff (come quello di "Walk this way") e citazioni testuali e non, nel megaschermo.

Mario Giampietri

Migliaia di spettatori ormai sono in attesa spasmodica, e nel palazzetto si sente un’unica, gigantesca voce che canta cori di incitamento per i Metallica….Si spengono le luci e parte Ecstacy of Gold: delirio, segue l’intro di ‘Blackened’ e quando i Four Horsemen entrano in scena l’impatto è devastante e il pubblico incontenibile. A ‘Blackened’ seguono ‘Fuel’, ‘Seek And Destroy’, e ‘Fade To Black’, con la folla sotto il palco e sulle gradinate che canta a squarciagola, e Lars che decidere di "potenziare" la ballad inserendo un potentissimo tappeto di doppia cassa sotto l’assolo finale.

La band è in ottima forma e sprigiona una energia e una personalità degna del nome che porta; i suoni sono ottimi, la voglia(sia di chi è sul palco sia di chi è giù) è tanta. Tra una canzone e l’altra la band gioca, incita il pubblico, jamma. Tecnicamente, ad esser pignoli, c’è qualche sbavatura qua e là, ma sono dettagli irrilevanti ai fini della grandezza dello spettacolo, e totalmente ammissibili per un set di due ore e mezzo al fulmicotone. Lo show prosegue senza respiro nè tregua, e cominciano gli estratti dall’ultimo St.Anger con ottima risposta da parte del pubblico, con ‘Frantic’ e ‘Dirty Window’, riproposta live per la terza volta in assoluto, e in cui Kirk esegue un piccolo assolo non presente sul disco. Segue la doppietta ‘Sad but true’ e ‘Unnamed Feeling’, terzo singolo estratto dall’ultimo album, in cui James tocca il massimo di espressività nel fill "Get the fuck out of here…", cantando parole che evidentemente il frontman sente molto sue, complice il suo recente ricovero di disintossicazione. Si torna all’antica e il concerto vive il suo momento più alto con ‘Harvester of sorrow’, ‘Master Of Puppets’, mai vista o sentita così potente, e ‘Battery’.

Dopo tale devastante trio, il primo vero attimo di respiro, e si torna sul palco con la title track dell’ultima fatica del combo di Frisco: ‘St. Anger’, seguita dalla commovente ‘Nothing Else Matters’, preceduta da un divertente siparietto in cui Lars e Kirk si scambiano strumenti con risultati volutamente grotteschi. Dalla pacatezza della ballata metal più famosa del mondo si passa ad una ‘Creeping Death’ suonata ad una velocità folle, che chiarisce ancora una volta quale sia la voglia di "violenza musicale" degli attuali Metallica. Primi finti saluti, piccola pausa, ed ecco che cominciano gli echi delle bombe e degli elicotteri che ci introducono nell’altro gran momento della serata…signori e signore, ‘One’. Applausi a non finire.

Applausi interrotti: ‘Enter Sandman’, ed è la prima volta che sento Hetfield cantare in tono anche le parti più acute della canzone, dandomi l’impressione di aver raggiunto a quarant’anni suonati il massimo della sua espressione vocale. Secondi finti saluti, si aspetta il classico "couple of songs" che chiuderanno la serata, si aspetta la botta finale, e meglio non poteva andare. Ecco ‘Am I Evil’, cover dei Diamond Head suonata dai Metallica sin dall’ 82! E per concludere, altra perla ventennale: ‘Hit The Lights’, ultimo pogo scatenato e luci che si accendono(quelle del palazzetto) su una prestazione convincente, potente, divertente, coinvolgente, come solo i Metallica sanno donare.

E ora "We’ll see again outdoor on June!", parola di Lars.

Marco Mazzetti

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login