Metalitalia Festival 2019: Live Report e foto del Day 2

Il Metalitalia Festival 2019 continua a regalare emozioni anche in occasione del suo secondo giorno, una soleggiata e calda domenica 2 Giugno all’insegna dell’hard rock in tutte le sue sfaccettature.

Arriviamo nella bellissima location del Live Club di Trezzo Sull’Adda in perfetta sincronia con la prima rullata da parte del batterista dei Bad Bones, una band ormai rodata dal punto di vista delle esibizioni live, nonchè determinata nel proporre un hard rock di stampo Motorheadiano. Buoni gli estratti dall’ultimo album, intitolato “High Rollers”, e in generale la band riesce a scaldare bene gli animi dei presenti.

Ne approfittiamo per un giretto esplorativo nella parte esterna che, tra beergarden e zona ristoro, incarna l’ideale di ogni metallaro che desideri trascorrere una giornata di buona musica, certo, ma con una certa dose di rilassatezza.

Il tempo di procurarci una bella birra fredda ed è già ora di correre sotto il palco per l’esibizione degli emiliani Speed Stroke; nonostante l’ora appena appena post prandiale, il pubblico non manca e la band fa del suo meglio per intrattenerlo a colpi di caro, vecchio hard rock in stile 80s, perfetto per fare casino e scaldare gli animi. Gli Speed Stroke accompagnano i presenti sulla loro “The Scene Of Crime” (direttamente dal prossimo disco della band) e forniscono davvero un ottimo biglietto da visita per chi, come la sottoscritta, non aveva mai avuto modo di assistere ad un loro concerto.
Un bel calcio sui denti per iniziare la giornata, esattamente come quello che il frontman Jack riceve goliardicamente per chiudere lo show.

Ancora un giro tra le bancarelle del merchandise e siamo pronti per l’esibizione dei Rain, altri esponenti del metal made in Italy su cui questa giornata del festival va decisamente (e giustamente) a puntare. Ci spostiamo su lidi che provano ad accattivare con un sound più moderno rispetto allo show precedente: tra i brani eseguiti, spicca anche un’interessante omaggio ai Megadeth, con la cover della meravigliosa “Peace Sells”. Oltre alla musica dei Rain, però, ad attirare l’attenzione di certa parte del pubblico è senza dubbio la comparsa di quattro aitanti signorine che si esibiscono in balletti di contorno e coreografie di pole dance, tornando sul palco in ben tre occasioni.

Ed eccoci arrivati al momento degli Hell In The Club: il quartetto capitanato da Davide “Dave” Moras è una vera garanzia di qualità, professionalità e presenza scenica e non si smentisce neppure in questa occasione. L’hard rock c’è e si sente, anima, trascina e travolge con pezzi tutti da cantare e ballare come “Devil On My Shoulder” o la conclusiva “No Appreciation”. Un altro spettacolo degno di tale nome.

È tempo di abbandonare i lidi del bel paese e iniziare il nostro viaggio verso nord: la prima delle due tappe svedesi è Malmö, città natale dei Crazy Lixx e del loro hair metal sfacciatamente ignorante. Ignorante, badate bene, va qui inteso in termini assolutamente positivi, va ad incarnare quella musica che toglie ogni pensiero e libera la mente: conta solo il qui e ora, all’insegna della libertà che solo il rock ‘n’ roll sa dare. E, nota a margine, tocca ora ad un’altra certa parte del pubblico rifarsi gli occhi, quando bassista e chitarrista ricompaiono sul palco a petto nudo. Come dire, ciliegina sulla torta.

Torniamo geograficamente un po’ più giù con gli attesissimi Phil Campbell And The Bastard Sons: per chi non lo sapesse, Phil Campbell è proprio QUEL Phil Campbell (e anche un fan di Sheldon Cooper, a giudicare dalla maglia sfoggiata on stage), accompagnato dai figli Todd, Dane e Tyla e dal cantante Neil Starr. Lo show della band è, c’è da aspettarselo, granitico e tirato. Il pubblico è ormai in delirio, figuriamoci quando, tra i pezzi della combo inglese, compaiono brani quali “Born To Raise Hell” e l’intramontabile coppia fornata da “Ace Of Spades” e “Bomber“; ed è subito un’esplosione di voci e corna al cielo. Ma attenzione, perchè i Phil Campbell And The Bastard Sons sanno trascinare anche quando non indossano le vesti dei Motörhead, sarebbe troppo facile, e lo dimostra l’entusiasmo suscitato da pezzi che sono già delle piccole chicche dell’heavy metal, quali “Get On Your Knees”, da cantare dall’inizio alla fine.

No rest for the wicked. Forse. Perchè mentre cala il sipario su Phil Campbell e i suoi figli bastardi, un inatteso problema tecnico si abbatte su questo day 2 del Metalitalia Festival e ritarda di ben 45 minuti l’inizio dello show degli Hardcore Superstar.
I presenti iniziano a rumoreggiare, ma basta un po’ di pazienza per far rientrare un allarme che si temeva potesse funestare lo show della scoppiettante band di Göteborg.
Gli Hardcore Superstar sono ormai di casa in Italia, dove hanno suonato dappertutto, praticamente anche alla festa della birra e salamella del comune di 100 anime, eppure poter assistere ad un loro spettacolo è sempre un’emozione e una gioia.
Lo show è praticamente un best of dei pezzi che li hanno resi famosi e amatissimi, da “Moonlight” a “We Don’t Celebrate Sundays”, da “Liberation” alle irriverenti “Wild Boys” e “My Good Reputation”.
Jocke Berg e Vic Zino sono inossidabili nel loro continuare a dimostrare 20 anni, incuranti del tempo che passa. Che il segreto dell’eterna giovinezza sia lo Jägermeister che scorre a fiumi sul palco durante l’esplosiva “Last Call For Alcohol”? Coronata, ovviamente, dal consueto party sul palco, quando la security porta on stage anche dei fortunati astanti (inclusa una promessa sposa vestita da unicorno per il suo addio al nubilato).
Chi può dirlo, ma una cosa è certa, e non possiamo che unirci all’inno degli Hardcore Superstar: You Can’t Kill My Rock ‘n Roll!!!

Siamo ormai sudati, stanchi, sfatti, ma abbiamo ancora un graditissimo compito da portare a termine. Eccoci qui, ancora una volta pronti e carichi per i Gotthard, accompagnati alla batteria da un ospite d’eccezione, Daniel Löble degli Helloween, e da due meravigliose, bravissime coriste, un’aggiunta già sentita in occasione dell’uscita del recente album acustico “Defrosted 2”.
La combo svizzera ci porta sul viale dei ricordi e ci fa cantare a squarciagola su brani come “Bang“, “Top Of The World“, “Hush”, “Feel What I Feel”, “Mountain Mama”, la parentesi acustica in cui non possono mancare “One Life, One Soul” ed “Heaven” e “Lift U Up”. Niente male per quella che è la prima tappa di una serie abbastanza limitata di date estive, in attesa di un nuovo album che dovrebbe essere pubblicato l’anno prossimo. La setlist scelta insiste sui grandi classici della band, senza azzardare ripescaggi particolari o rarità di qualche tipo, ma permette comunque di riprecorrere rapidamente alcuni degli stpe più importanti di una band che si avvia con sicurezza al traguardo dei trent’anni di carriera.
L’emozione è tanta e la band non perde davvero mai un colpo, forte della fantastica prova vocale di Nic Maeder, che vediamo sempre più sicuro e padrone del palco, e dell’apporto fondamentale degli altri membri, in primis lo spumeggiante Leo Leoni, che non perde occasione per scherzare in italiano con il suo pubblico.
A chiudere la serata ci pensa “Anytime Anywhere”, l’encore che tutti aspettavano dai Gotthard.

Le luci si spengono, cala il sipario su quest’edizione del Metalitalia Festival, che si conferma uno degli appuntamenti più interessanti, convincenti e meglio riusciti dell’estate metal italiana.
È ora di mettersi in macchina e tornare verso casa: accendiamo la radio, mettiamo su un po’ di musica, siamo consapevoli che il rock, quello vero, quello autentico e sincero, non morirà mai.

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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