Metalitalia.com Festival 2013: Live Report del festival

Testo: Stefano, Elena, Francesca, Tommaso
Foto: Mairo Cinquetti

Dopo la fortunata esperienza dell’anno scorso, il team di Metalitalia.com ci riprova anche quest’anno, riproponendo nell’ottima cornice del Live Club di Trezzo, l’edizione 2013 del proprio festival. Ottima organizzazione, ottima accoglienza e TANTI stand come ad un festival non se ne vedevano da tempo. Unica critica che si può muovere è forse un bill un po’ troppo monocorde (si viaggerà quasi sempre sul thrash metal con poche eccezioni) e un po’ troppo prolisso in termini di numero di band. Senza tergiversare oltre, diamo spazio all’esibizione della band.

TANTARA
Apertura affidata ai Tantara, giovane band norvegese che propone un thrash sicuramente molto 80’s ma che vede in Per Semb, chitarrista solista, il vero punto di forza che, con le sue parti solista ricorda i migliori shredder speed / melodici. Solo tre pezzi per i Tantara, sicuramente da rivedere in orario e contesto differente per apprezzarne la qualità.

FUROR GALLICO
E’ ora il momento della prima band “made in Italy” della giornata, i Furor Gallico. Anche quest’oggi lo show è molto caloroso nonostante un pubblico ancora freddino. L’apertura della performance tocca a “Venti di Imbolic”. I Furor Gallico composti da ben 8 musicisti, fra cui il nuovo batterista, incantano e rallegrano l’atmosfera utilizzando strumenti musicali classici del folk, come il flauto, la cornamusa e l’arpa, riuscendo poco a poco a scaldare il pubblico. Detto fatto, ecco che appare per la prima volta un sorriso sulla faccia di Davide Cicalese (ndr. Pagan), che finalmente trova davanti a sé un pubblico intento a fare del sano headbanging sulle note di “Banshee”, la quale, a sorpresa si evolve nella cover di “Breaking The Law”, dei leggendari Judas Priest.
Stefano Panzeri

HELLSTORM
Sono da poco passate le 14,30 e puntuali prendono possesso del palco i milanesi Hellstorm, attivi dal 1995, che propongono un thrash metal a cavallo fra old e moderno. Malgrado i ragazzi ce la mettano tutta, proponendo in mezz’ora brani passati e più recenti tratti dall’ultimo album “Into The Mouth Of The Dead Reign”, il pubblico sotto al palco è decisamente magro e poco partecipe. Complici forse le luci inesistenti e i suoni che hanno penalizzato parecchio la voce di Hurricane Master, la performance degli Hellstorm non è degna della loro fama.
Francesca Carbone

ICY STEEL
Con una perfezione quasi svizzera e un rapidissimo cambio palco, alle 15,15 entrano in scena gli Icy Steel, molto Manowar e ottimi rappresentanti per quanto riguarda il panorama metal italiano. Il pubblico è ancora poco, ma durante il live si dimostra decisamente più attivo rispetto alle esibizioni precedenti. Anche il loro timing è ristretto alla sola mezz’ora, ma ciò non ferma la carica e la voce di Stefano “Icy Warrior” Galeano, voce e mente della band, che con vivacità e pathos coinvolge il pubblico presente. Le luci iniziano a sbucare qua e là, ravvivando l’ambiente, e la resa dei suoni è decisamente migliore. La voce di Galeano, vera protagonista dell’esibizioni, è forte, chiara e trasportatrice, al punto che anche chi non conosce la band si ritrova a canticchiare i ritornelli delle loro canzoni perfettamente incanalate in stile Manowar. Nota d’onore va alla presenza di Kenny “Rhino” Earl (ex Manowar, attuale Angels Of Babylon) che con gli Icy Steel esegue “Metal Warriors”. L’esibizione si chiude con un assolo di batteria e con il saluto di Rhino, ospite fisso nell’area meet & greet per quasi tutta la durata del festival.
Francesca Carbone

TORTURE SQUAD
I Torture Squad arrivano sul palco del Metalitalia.com Festival per una tappa del loro “Speed Of Sound Tour”. I brasiliani festeggiano proprio quest’anno vent’anni di onorata carriera e la celebrano con una scaletta potente e di forte impatto. Da quando sono rimasti orfani del vocalist Rodrigues, che ha lasciato la band lo scorso anno, i thrasher di Sao Paulo si sono reinventati in un trio, ed il chitarrista André Evaristo divide l’onere del canto con il bassista Castor, senza che le loro performance agli strumenti perdano di intensità. Trenta minuti di metal di qualità che sicuramente hanno appagato il pubblico che durante l’esibizione dei Torture Squad ha iniziato a farsi più folto.
Elena Chiappa

GAMA BOMB
Sudore e sangue (sì, c’è stato almeno un sopracciglio rotto nel pubblico!) sono i frutti del set dei Gama Bomb. Gli speed-thrasher irlandesi hanno conquistato la platea fin dal primo pezzo: il frontman Philly Byrne è un vero intrattenitore che ha coinvolto il pubblico nell’esibizione, incitando il pogo e “orchestrando” addirittura il wall of death durante il pezzo “Mussolini Mosh”. Domo Dixon e John Roche – alle chitarre – sanno il fatto loro e hanno servito riff veloci ed entusiasmanti per tutti i 45 minuti dell’esibizione. Si definiscono la “New Wave Of Irish Ripping Metal”: se questo è il futuro che ci aspetta, promette davvero bene.
Elena Chiappa

SCHIZO
I rinati Schizo ormai da qualche anno hanno ripreso una cospicua attività live e a metà bill li ritroviamo anche al Metalitalia Fest. Capitanati dal sempre presente S.B Reder alle sei corde, gli Schizo dal vivo sono una vera macchina da guerra. Anche qui riconfermano la potenza live devastante che va ben oltre il thrash metal, affondando le proprie radici nell’hardcore, appunto, “schizofrenico”. Highlight come sempre sono le storiche “Main Frame Collapse”, “Psychoterror” e la velocissima “Electric Shock”.
Tommaso Dainese

DEMON
Arrivano i Demon a dare finalmente un taglio meno thrash al bill. Degli storici Demon resta ormai solo il singer Dave Hill, dalla voce ancora potente ed efficace in sede live. L’ultimo album “Unbroken” non ha deluso e, dal viv,o ne vengono presentate la tracklist e “Fill Your Head With Rock” ma il pubblico (molto partecipe, con Hill piacevolmente sorpreso) vuole i classici. La prestazione della band è ottima, molto coinvolgente ma soprattutto fedele alle sonorità hard’n’heavy melodiche, a dispetto di molti altri colleghi con la tendenza di modernizzare i vecchi brani in sede live. La tripletta “The Spell” / “Night Of The Demon” / “Don’t Break The Circle” è micidiale e il pubblico non si risparmia. “Cultissimi” e ottimi dal vivo.
Tommaso Dainese

ARTILLERY
Finalmente un pò di urla. Sul palco ci sono gli Artillery, gruppo danese e pionieri del thrash metal. Dato il nome si prospettava uno show esplosivo ma il risultato non ha appagato appieno le nostre aspettative. Da subito si sono manifestati problemi tecnici per tutti i componenti della band con i due chitarristi spesso sovrapposti e la batteria che quasi ci rovina l’udito con un frastuono causato dal mal posizionamento del microfono specifico. Storia a parte per il nuovo cantante Michael Dahl, a tratti fuori contesto per il suo timbro vocale proiettato troppo sullo speed/power metal, l’esatto opposto dello storico frontman Flemming Rönsdorf. Lo show continua come di consueto, ma purtroppo non accade nulla di più, non ci sono grandi emozioni, tranne all’udire le prime note di “Terror Squad”, col quale la band riesce a trovare dei buoni suoni ed un ottimo feeling con il pubblico, che per quasi l’intera esibizione sono mancati. Questo però non basta, un vero peccato per una band di questo calibro e spessore musicale.
Stefano Panzeri

VICIOUS RUMORS
In ritardo fin dall’inizio sulla tabella di marcia, i Vicious Rumors ci riportano indietro nel tempo. Formatisi nel lontano 1979 e con una line up piuttosto pingue e scostante, la band californiana per l’occasione ospita alla voce l’esuberante James Rivera che, vistosamente contento di essere sul palco del Metalitalia Festival, tra una canzone e l’altra interagisce con i fan dilungando di dieci minuti la performance. L’intro è affidato ad “I Am The Gun”, che con poche note attira il pubblico sotto al palco. La voce di Rivera è perfetta, vecchio stampo, molto tecnica e pulita e piena di virtuosismi molto power anni’80. A cantare non sono in molti, ma nonostante ciò la folla, composta da giovanissimi ma anche da chi ha vissuto in prima persona gli anni dei Vicious Rumors, dimostra di essere partecipe. Dopo “I Am The Gun” e i doverosi saluti al fedele e caloroso pubblico italiano, la band continua con altri successi tra cui “Murderball” e “On The Edge”, su cui partono i tanti attesi cori. Con “Immortal” e l’immortale “March Or Die” la band conclude la tanto attesa performance. Nel complesso l’esecuzione è stata ottima, i suoni sono stati puliti e Rivera ha dimostrato di avere ancora una tecnica e una classe che davvero oggi in pochi hanno a partire dal rapporto con i fan, spesso dimenticati.
Francesca Carbone

SADIST
Dopo una carrellata di band estere, approdano sul palco i genovesi Sadist, vera chicca del festival. Stupendo i presenti, per l’occasione i Sadist hanno deciso di osare, stupire, sperimentare e rinnovare “Above The Light”, loro album d’esordio, con due violini, una viola e violoncello. Trevor, la cui voce graffiante è poesia per le orecchie dei presenti, intrattiene, canta, annuncia i pezzi e coinvolge ripetutamente il pubblico che dimostra di gradire la performance. Dopo l’apertura con “Nadir”, l’esibizione raggiunge il suo punto più alto con l’esecuzione di “Breathin Cancer” ed ”Enslaver Of Lies”. Travor intrattiene e coinvolge, Andy Marchini stupisce con il suo basso che sposa perfettamente l’orchestra, Tommy Talamanca e Alessio Spallarossa sono due macchine da guerra infermabili. Il tempo passa e a causa dello sforare dei Vicious Rumors sforano anche i Sadist. Se con i Vicious Rumors si è chiuso un occhio, lo stesso non si ripete con i Sadist, che vedono interrotta la loro esibizione subito dopo l’annuncio di “Happiness N’ Sorrow”. Il pubblico protesta ma è qui che Travor dimostra di avere classe, ringraziando per la partecipazione e calmando gli animi. Malgrado la brusca interruzione abbia decisamente stonato, ciò non toglie che quella dei Sadist sia stata un’esibizione con gli attributi da classificare fra le migliori del festival.
Francesca Carbone

DESTRUCTION
Siamo un po’ provati dalla giornata ma attendiamo con ansia l’arrivo sul palco dei co-headliner del Metalitalia Fest: i Destruction! L’esibizione inizia un po’ in ritardo ma fortunatamente la setlist non verrà tagliata. Si parte quindi alla grande con “Thrash Till Death”, devastante, con il basso di Schmier più prepotente che mai. Segue “Spiritual Genocide” che, insieme a “Carnivore”, rappresentano nella scaletta l’ultimo poco convincente album “Spiritual Genocide”. Anche il precedente “Day Of Reckoning” verrà omaggiato con due brani (“Hate Is My Fuel” e “Armageddonizer”) ma gli highlight della performance arrivano con i vecchi cavalli di battaglia come la più moderna “Nailed To The Cross” seguita da “Mad Butcher”. La tripletta finale non lascia respiro con “Total Desaster”, “Bestial Invasion” e “Curse The Gods” che mettono fine a una performance tutta cuore con buona pace dei puristi della tecnica. Tre è il numero perfetto e i Destruction l’hanno confermato ancora una volta. Peccato per la platea non proprio pienissima. Piccola nota di colore, Schmier anche questa volta ha voluto “omaggiare” la platea con una sentita bestemmia: “Curse The Gods” insomma.
Tommaso Dainese

URIAH HEEP
A vedere nel bill il nome degli Uriah Heep, dopo una giornata votata praticamente solo al thrash metal, qualche dubbio veniva ed invece, con piacevole stupore, la band di Mick Box raccoglie il maggior pubblico della giornata con il suo hard rock d’altri tempi. Come ormai tutti sanno, la line up della band ha subito qualche rimaneggiamento negli ultimi mesi, cambiamento che se all’inizio aveva fatto storcere il naso a più di qualcuno, si è rivelato una vera sorpresa per tutti. Infatti, oltre Dave Rimmer al basso, troviamo John Lawton, singer della band tra il 1976 e il 1979, che ha sfoggiato in quel di Trezzo una prestazione devastante. La performance non è delle più lunghe ma la band da il massimo in una ora e un quarto abbondante dove non mancano i classici ma dove vengono ripescati anche pezzi più ricercati. Emozionanti “I’m Alive”, “Gypsy” e “July Morning” quest’ultima splendidamente interpretata da Lawton. La sensazione è che gli Uriah Heep siano una band ancora estremamente viva ed energica nonostante gli anni di carriera, con un piglio live che in pochi riescono a proporre in sede live. Gli encore vengono dedicati a “Free ‘n’ Easy” (in versione più heavy) dove la band invita le ragazze delle prime file a salire sul palco e, ovviamente, a “Easy Livin”, classico immancabile. Insomma, dopo una giornata di metal thrasheggiante, gli Uriah Heep con il loro hard pomposo e classico convincono tutti, chiudendo in modo ottimo questo festival. Alla fine i vecchi leoni vincono sempre.
Tommaso Dainese

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

francesca.carbone

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Scribacchina dal 2008 e da sempre schietta opinionista del mondo musicale. Dagli Iron Maiden ad Immanuel Casto il passo è breve, almeno per me.

Mairo Cinquetti

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Inguaribile punkettone e amante di tutto ciò che fa tupa-tupa. La mia dimensione ideale è dentro al pit, armato di reflex e pronto a immortalare tutti ciò che va oltre la musica.

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