METAL CHURCH: Il live report della data di Fontaneto D’Agogna

In quella che si rivela una freschissima serata di agosto ci rechiamo per la prima volta al Phenomenon di Fontaneto D’Agogna per assistere ad un evento atteso come il primo passaggio italiano dei Metal Church da quando ha fatto ritorno Mike Howe nel ruolo di lead singer. La prima graditissima sorpresa della serata è proprio la location. Il Phenomenon è in effetti un locale spettacolare, pensato in modo perfetto per le esibizioni live, di costruzione recente, esteticamente molto bello e dotato di un impianto eccellente. Sicuramente una delle venue migliori in assoluto tra quelle a disposizione di chi organizza concerti metal in Italia.

Abbiamo parlato dei Metal Church, ma la serata comincia in effetti verso le 19,30 con quella che è una vera e propria scorpacciata di metal di casa nostra. Aprono i bravi Burning Black, che onestamente non avevamo mai avuto modo di ascoltare né in sede live né su disco. La prima impressione sulla band è comunque molto buona, sia perché si capisce di aver davanti un gruppo di musicisti preparati e completamente a proprio agio sul palco (una lode al cantante Dan Ainlay, davvero bravissimo), sia perché canzoni come “Hell Is Now” o “Remission Of Sin” hanno quella che si dice una bella pacca e meritavano forse un po’ più di attenzione da un pubblico ancora sparuto e spesso distratto.

Tocca subito dopo ai veterani White Skull, ormai da qualche anno nuovamente capitanati da Federica “Sister” De Boni nel ruolo di cantante solista. Avendo avuto modo di vedere la band un paio di volte ai tempi di “Tales Of The North” e mai più negli anni successivi, dobbiamo dire di esserci trovati di fronte un gruppo ancora in grande forma, assolutamente tosto e trascinante come ai vecchi tempi. La scaletta pesca da pezzi più classici come appunto “Tales From The North”, nota anche per lo storico duetto con Chris Boltendahl, oppure “The Roman Empire”, fino a canzoni tratte dall’ultimo disco come la title track “Under This Flag” o “Nightmares”. Sinceramente abbiamo preferito non di poco i brani più datati, ma è anche vero che essendo canzoni che si hanno nelle orecchie da anni il risultato era forse scontato. Piacevole il recupero di un brano del periodo centrale della discografia come “The Dark Age”, sarebbe stato in effetti un peccato scartare una song così azzeccata. La chiusura di uno show molto adrenalinico e largamente apprezzato anche dai presenti è affidata ad un classico come “Asgard” che si prende il giusto applauso!

Dopo la consueta pausa per il cambio palco salgono in cattedra i sempreverdi Skanners, inossidabili rappresentanti degli albori della scena hard & heavy italica e non solo. Anche in questo caso è piuttosto evidente (e sarebbe forse strano il contrario) che ci si trovi ad ascoltare una band con grande esperienza e una scioltezza sul palco che è sintomo di personalità e professionalità ineccepibili. Fin dall’incipit di “Welcome To Hell” il frontman Claudio Pisoni arringa il pubblico e lo incita a partecipare attivamente al concerto. Tantissima energia e molto sudore, è questo che ci si aspetta da una band heavy metal con i fiocchi, e in questo gli Skanners non si tirano certo indietro. Canzoni come “We Are The Night” o “Blood In My Eyes” conservano quella urgenza espressiva che anima il classic metal più amato dai defenders e l’effetto è assicurato. Anche loro pescano brani un po’ da tutta la carriera, senza farsi mancare canzoni più recenti come “Factory Of Steel” o la conclusiva “Hard & Pure”, vero inno ad un’integrità che riamane certamente la caratteristica più marcata di una band che non smette di dare emozioni.

Se fino a questo punto c’è stato davvero poco da lamentarsi, a rendere la serata qualcosa di speciale ci pensano però gli headliner Metal Church. Il ritorno di Mike Howe è stato quello che si definisce un toccasana per una band che viveva da anni nel limbo tipico della formazione storica che tira a campare grazie a ricordi dei tempi migliori. Con un disco molto valido come “XI” e con le prestazioni stratosferiche messe in mostra nella turné successiva si può invece parlare oggi di una formazione del tutto rilanciata e tornata ai migliori livelli. D’altronde basta una “Fake Healer” qualsiasi, che arriva ad inizio scaletta come un macigno sulle teste dei presenti, suonata con una grinta incredibile dalla band e cantata in modo superbo dallo stesso Mike, per capire di cosa stiamo parlando.

La band sciorina una canzona dopo l’altra, alternando classici senza tempo, come “Start The Fire”, “Date With Poverty” o “When The Children Prey”, a brani tratti dall’ultimo disco come “Reset”, “No Tomorrow” o “Killing Your Time”, fino a qualche gradita sorpresa come “Gods Of Second Chance” o “No Friend Of Mine”.

A conferma di quanto detto prima le canzoni più recenti si amalgamano alla perfezione con il materiale più datato, senza mai far calare la tensione di uno show che si concentra quasi tutto sulla presenza scenica da simpatico istrione di Mike Howe, che salta, scherza e fa cantare il pubblico come un consumato animale da palco. Più defilato dal centro dell’attenzione, ma ovviamente fondamentale è invece Kurdt Vanderhoof, che lo stesso Howe definisce “Riff Master”. Il nostro è infatti una vera macchina, capace di una precisione e di un feeling che danno spessore e personalità ad ogni canzone. Da applausi anche il resto della band, tutti perfettamente calati nel ruolo loro assegnato e fondamentali nel creare quell’amalgama che fa si che il muro sonoro proposta diventi impenetrabile ed esaltante.

Più ci si avvicina alla la fine, più la voce di Howe si fa impressionante, arrivando a sfornare in canzoni come “Beyond The Black” o “Badlands” una serie di urla belluine e passaggi più melodici che crediamo siano del tutto inarrivabili per qualsiasi cantante a noi noto. Si chiude con “The Human Factor” un concerto che è letteralmente volato e che vede tutti i presenti a dir poco elettrizzati per l’intensità dello show a cui hanno assistito. Unico neo, la mancanza in scalette di almeno un paio di classicissimi come “Ton Of Bricks” o “Gods Of Wrath”, ma siamo sicuri che sarà per la prossima volta. Al momento c’è solo da esaltarsi per il ritorno in sella di una della grandi band del metal del passato che, dopo stasera, siamo certi ha ancora molte soddisfazioni da regalare ai propri fan.

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Sito Web: http://metalchurchofficial.com/

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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