Metal Church: live report del Beast Coast Festival di Ripatransone

Ripatransone non è solo “quel paesino con il vicolo più stretto d’Italia”, e non è solo da ricordare per l’“attestato” che certifica l’attraversamento dello stesso da parte dell’Ufficio Turistico locale. No, perchè Ripatransone è anche un autentico “belvedere” della zona picena, terrazza che si affaccia sul mare. E proprio da questa terrazza privilegiata sull’Adriatico che qualche giorno fa si è svolta la prima edizione del Beast Coast Festival. Un festival a fortissima trazione heavy metal, che ha investito i Metal Church del ruolo di Headliner della serata.

Il festival Marchigiano inizia ad entrare nel vivo con i Centurion. Band che ha vissuto stagioni di maggior fama ad inizio 21esimo secolo, ma che ad oggi continua a combattere live su ogni palco disponibile.  Bella la prova di Robo,  emulo dorico di Rob Halford (e di tanto in tanto Kurnalcool ad interim quando uno dei due cantanti è assente), che tra uno scream e l’altro conquista il pubblico con la sua presenza scenica. La band va avanti sicura, Judas Priest fino al midollo e forse più “veri” della stessa cricca di birmingham, pestando all’inverosimile con bordate heavy metal verso un pubblico sempre più numeroso.  “Centurion” ed “Eye For An Eye” le migliori canzoni del concerto.

E poi Battle Ram: epic metal orgogliosamente made in Marche dal piglio teso e dalle forti influenze americane (Manilla Road? Conoscete?). Mostruosa la prestazione del cantante Franco Sgattoni: autentico cavallo di razza metallico.  Intenso,  emozionante e potente. Un tripletta perfetta per una band degna di migliori palchi. Da segnalare la fantastica “Smash The Gates” , che è emersa come la migliore tra le canzoni portate sul palco dal quintetto.

Cambio di palco rapido e poi Baphomet’s Blood: piglio luciferino e cattiveria debitrice di Lemmy & soci.  Forte matrice Motorhead per l’assalto strumentale che nella mezz’ora a disposizione ha portsto a livelli estemi i volumi della serata. Canzoni come “In Satan We Trust”, la programmatica “Baphomet’s Blood” e la spiritata “Satanic Metal Attack” non sono certi picchi di inventiva ma sono perfetti per un live cattivo e carico. E poi la giusta chiusura con la cover del “più grande gruppo mai passato sulla terra” ovvero i Motorhed e la loro “Overkill”. Applausi convinti e poi palco per i Metal Church.

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Dopo un’intro “marchiata” Terminator 2, la band Americana ha subito iniziato a fare sul serio partendo con “Fake Healer”. Sin dalle prime note è apparso evidente lo stato di grazia del folletto Mike Howe, voce marmorea e capacità di dialogo con il pubblico da consumata rockstar. “In Mourning” e “Start The Fire” hanno proseguito l’opera di “recupero” della canzoni storiche della ciurma capitanata dal Kurdt Vanderhoof. Grande partecipazione ed emozione per la meravigliosa “Watch The Children Pray”: intensa, poderosa ed urlata da un pubblico sempre più rapito dall’esibizione del quintetto. Da applausi la prestazione di Jeff Plate, storico motore dei Savatage, preciso e deciso dietro le pelli della band originaria di Seattle. Spazio anche per l’ultimo nato in casa Metal Church: da “XI” sono state scelte “Reset” e “No Tomorrow”. Non poteva mancare la classicissima “Beyond The Black”, il “calcio d’inizio” della carriera dei nostri, qui riproposta con precisione e passione. Tra le migliori della serata anche una potentissima versione di “Gods Of Second Chance”. “The Human Factor”, estratta dall’album omonimo, ha concluso uno show che tutti hanno apprezzato fino all’ultima nota. Finita l’esibizione foto ed autografi per tutti i fan presenti. Strette di mano e congratulazioni per quella che è stata senza dubbio una delle esibizioni più interessanti dell’anno attualmente in corso. Applausi. Così come meritano applausi convinti gli organizzatori del festival, coraggiosi (e forse anche un pochino pazzi, ma in fin dei conti ci sta) nell’allestire quella che ci auguriamo sia la prima di tante altre edizioni.

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Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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