Meshuggah + High On Fire: Live Report della data di Bologna

I Meshuggah conquistano Bologna. Basterebbero queste pochissime parole per descrivere la concretezza di un live atteso dai fan, che già un paio di ore prima dello spettacolo della band di Umeå erano lì per occupare le prime file dell’Estragon.

Ma prima dello show della band di “The Violent Sleep Of Reason” spazio per gli americanissimi High On Fire. Il power trio capitanato da Matt Pike è stato protagonista con un pugno di canzoni cattive e dai fortissimi tratti motorheadiani. (spruzzate di stoner, ovviamente). “The Black Plot”, “Carcosa” e “Rumors Of War” hanno subito messo in chiaro le intenzioni del trio: cattiveria e precisione. Una prestazione di circa un’ora, che ha visto i nostri concludere con “Blood From Zion” e “Snakes For The Divine”. Applausi convinti da un pubblico che oltre ad attendere i Meshuggah, ha saputo apprezzare la musica ad alto coefficiente di “molestia” di Matta Pike & Soci.


Breve cambio di palco, pubblico sempre più “caldo” e via le luci. “Clockworks” annichilisce i fan in delirio sin dalle prime note di Thortendal e Hagstrom, e mette in chiaro che lo show dei Meshuggah sarà di quelli da ricordare. Spazio, logicamente, anche per altri estratti da “Violent Sleep Of Reason” che oltra alla traccia d’apertura ha raccontato le prodezze di “Born In Dissonance” e della poderosa title-track.

Scelgono una scaletta equilibrata, guardando al passato remoto (ma non troppo di “Nothing”) di “Stengah” e “Perpetual Black Second” ed “ObZen”, da dove è stata estratta dal cilindro “Lethargica”. Poche parole, molti fatti. Ed infatti le poche frasi rivolte al pubblico sono state quelle per ringraziare i molti presenti e per lanciare l’ultima canzone prima dei bis dei nostri: “Bleed”.

Chiusura con le acclamate “Demiurge” e l’obbligatoria “Future Breed Machine”, che hanno salutato un pubblico alla fine della performance soddisfatto e sfinito.

Analizzando la prova dei Meshuggah la sensazione è stata quella di sentire un mare che si infrange con forza contro gli scogli. Un assalto continuo di note che hanno percosso i fan arrivati da ogni parte del centro Italia per vedere i 5 svedesi. E quel suono è stato sempre accompagnato dalla prestazione maiuscola di Jens Kidman, gran maestro di cerimonia di una band che non ha bisogno di parole ma solo di canzoni e riff.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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