Megadeth + Gamma Ray: le foto e il report del concerto di Bologna

Due dei protagonisti del Gods Of Metal si danno appuntamento la sera successiva al grande Festival in quel dell’Estragon di Bologna, ma se qualcuno temeva che due date tanto ravvicinate, e di peso oggettivamente diverso, generassero un certo disinteresse nel pubblico puramente metal, beh, la fila infinita che alle 19 si può notare fuori dal locale avrà certamente fugato ogni pensiero.

La curiosità di vedere in abbinata le due band più classic metal del bill, tra l’altro per la prima volta in Italia dopo importanti cambi di line-up ha portato al contrario un tutto esaurito che ha contribuito e creare la giusta atmosfera per una concerto che ha soddisfatto ogni aspettativa.

Cominciano i Gamma Ray con il pubblico ancora in parte impegnato nelle manovre di ingresso, un ritardo che però pare essersi reso necessario proprio dalla necessità di completare al meglio il soundcheck. Ed in effetti la qualità del suono appare da subito ottima, con i tedeschi in bella forma e fautori di un set forse un po’ troppo breve, con i classici 45 minuti tipici della band di supporto. Decisamente poco, almeno se pensiamo alla grande carriera della band. Non di meno Kai Hansen e soci hanno messo l’anima per intrattenere il pubblico, presentando anche una scaletta (per altro identica a quella del giorno prima) di grande intensità. “Heaven Can Wait” apre le danze, seguita da “Fight” e dalla immancabile “I Want Out” (che arriva dai tempi degli Helloween, ma è la canzone di Hansen per antonomasia). Se la resa strumentale della band è ineccepibile come da capitolato, c’era curiosità nel capire il ruolo preciso del nuovo singer Frank Beck, che si prende carico di gran parte delle linee vocali, sgravando Kai Hansen dalla fatica di tenere lo show intero, permettendo comunque al nostro di affiancarglisi e occasionalmente di riprendere il ruolo di lead singer. Se da un lato va sottolineato come le doti vocali di Beck siano buone, ma non certo straordinarie (non è uno Scheepers, per intenderci), è però evidente che la scelta sia caduta su un singer in grado di produrre una timbrica e un’estensione che potesse sia sostituire che fiancheggiare quella di Hansen. In questo caso si può che parlare di innesto perfettamente riuscito e di una band che non ha perso i propri equilibri rodati ormai da anni. Come sempre infatti il gruppo porta sul palco tutta la voglia di divertimento che ha dato origine al termine happy metal, così come la velocità impressionante con cui vengono eseguite alcune parti, su tutte “Man On A Mission”. Si chiude con la classica “Send Me A Sign”, con ormai il locale completamente gremito e una soddisfazione palpabile.

Se i Gamma Ray hanno fatto uno show di tutto rispetto, i Megadeth mettono in atto un vero e proprio spettacolo. L’inserimento in line-up di un chitarrista mostruoso come Kiko Loureiro ha funzionato da volano per l’espressività dell’intera band, che si presenta sul palco con una emozionante esecuzione del super classico “Hangar 18” e prosegue con la recente (ed apprezzatissima) “The Threat Is Real”, per poi sfondare definitivamente ogni difesa con una strepitosa “Wake Up Dead”. L’entusiasmo di tutti i presenti si può quasi toccare con mano e la sicurezza con cui i Megadeth eseguono una canzone dopo l’altra senza il più piccolo cedimento è impressionante. Dave Mustaine appare in forma smagliante, con anche una convincente prestazione vocale, spesso tallone d’Achille di un artista immenso sullo strumento. L’intesa con Loureiro è totale e sentire la coppia duettare negli assoli è pura estasi. Senza dimenticare come anche la base ritmica metta in campo tutto quello che si deve fare per tenere alto il tiro dei brani. Un plauso certamente va quindi a Dirk Verbeuren, appena entrato a far parte della band, ma già totalmente a proprio agio, quasi fosse un veterano con centinaia di show alle spalle. Una versione a dir poco totale di “Poison Was The Cure” (non suonata il giorno prima durante il Gods) vale da solo il biglietto sborsato al botteghino, ma è in brani come “She-Wolf” e “Sweating Bullets” che si capisce quanto l’apporto di Kiko anche in fase di backin’ vocalist sia importante per la band. In tanti anni raramente ci è capitato di assistere a concerti migliori di questo e quindi per cercare di non apparire troppo di parte vi diciamo che siamo rimasti terribilmente delusi dall’assenza di “Tornado Of Souls” e dalla scaletta cortissima (in realtà erano sedici brani, ma è sembrato tutto troppo breve lo stesso). Scherzi a parte, l’unica nota stonata della serata è stata l’incapacità di qualche scalmanato di tenere il richiesto minuto di silenzio in ricordo dello scomparso Nick Menza, situazione che ha evidentemente (e giustamente) indispettito Mustaine. Lo spettacolo si conclude appena dopo con una versione al fulmicotone di “Holy Wars… The Punishment Due”, ennesimo tassello di un mosaico perfetto che ha reso la serata indimenticabile per tutti i presenti. Tanti big staranno anche per mollare, ma fino a quando i Megadeth riusciranno a tenere il livello mostrato questa sera, potete stare certi che il futuro del metal old school è in cassaforte.

E’ passato solo un giorno dalla loro eccellente esibizione al Gods Of Metal ed ecco che Megadeth e Gamma Ray sono tornati ad esibirsi insieme  sul palco di un Estragon gremito fino all’inverosimile, regalandoci un’altra esibizione ad altissimi livelli. Li abbiamo fotografati in azione anche questa volta.

Megadeth

Ed ecco le immagini della coda all’ingresso e dentro il locale.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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