Marduk: Live Report della data di Milano

La stagione degli appuntamenti autunnali inizia bene al Transilvania Live di Milano che ospita in questo Lunedì di Settembre una serata di metal estremo che vede headliner i Marduk, seminale black metal band svedese. Sono circa le 21 quando si accendono le luci del palco e la prima band prevista in scaletta fa il suo ingresso.

Ad aprire l’evento sono gli Amphitrium, una band in parte lariana e in parte svizzera che propone un buon death metal melodico di scuola svedese ispirato ai primi lavori dei Dark Tranquillity e alle produzioni più recenti dei Dissection. Nel poco tempo a loro disposizione gli Amphitrium si mostrano professionali e dotati di un valido bagaglio tecnico, proponendo brani tratti dal repertorio personale (citiamo ‘Point Of No Return’ e ‘Silence Is Mine’) oltre alla cover dei Testament ‘Curse Of The Legions Of Death’, interpretata in modo sufficientemente personale.

Terminato lo show degli Amphitrium, tocca ai tedeschi Mystic Circle intrattenere il pubblico milanese in attesa degli headliner. Va detto che il black/death melodico della band mitteleuropea acquista dal vivo una forma inedita, decisamente più cruda e adrenalinica rispetto alle release discografiche. Sul palco i nostri mostrano un’attitudine ben più old-school thrash metal, sparano riff e malignità a tutto spiano ricordando ben più Venom e Celtic Frost piuttosto che un act recente. I brani sono sempre molto veloci e privi di troppi compromessi, tra quelli proposti citiamo ‘God Is Dead – Satan Arise’, ‘Open The Gates Of Hell’ e ‘Babylon Whore’, spezzata da un accenno di ‘Raining Blood’ che suscita l’ovvio entusiasmo dei convenuti. Va detto che il pubblico presente segue lo show più che altro con curiosità, senza lasciarsi coinvolgere più tanto, complice forse una proposta pur interessante ma a tratti un po’ monotona.

Una breve pausa e, introdotti come di consueto dalle diaboliche litanie di Diamanda Galas, ecco i Marduk fare il loro ingresso sul palco. Chiunque avanzasse ancora obiezioni sulla validità del singer Mortuus, questa sera rimarrà stupito dalla grande performance dell’ex Triumphator e Funeral Mist. Uno screaming raggelante il suo, spaventoso ma interpretativo, capace di sostenere senza sforzi anche i brani più datati. Tutta la band sarà come di consueto autrice di una prova notevole e di grande professionalità, peccato solo per quella solita freddezza verso il pubblico…ma in fondo, non che un gruppo black metal abbia tante necessità da intrattenitore. La scaletta è piuttosto varia e pesca da periodi differenti della discografia degli svedesi: tra i brani eseguiti segnaliamo ‘Seven Angels, Seven Trumpets’, l’epica ‘On Darkened Wings’, le veloci e raggelanti ‘Slay The Nazarene’ e ‘Panzer Division Marduk’ (che ci danno l’impressione di essere state accelerate ulteriormente) e ancora ‘Burn My Coffin’, ‘Wolves Part II’, ‘Those Of The Unlight’ e ‘Throne Of Rats’, track scelta per chiudere uno show di grande spessore. Ci rimane solo un po’ di amaro bocca per la breve durata del concerto (solo 55 minuti), cosa dovuta forse ad un accumulo di ritardo, una necessità che sembra infastidire anche la band, che lascia il palco in fretta e furia salutando con un freddo “Thanks for coming, see you next time!”. Ma poco importa, i Marduk si sono resi ancora una volta protagonisti di un’ottima prova, ennesima conferma della loro superiorità in ambito black metal.

Le foto del servizio sono di Ciro De Luca.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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