Manilla Road: Live Report della data di Brescia

In una serata densa di prospettiva ci accingiamo ad assistere al concerto di un gruppo che merita più di tante altri il titolo di cult band per eccellenza dell’epic metal! Parlo ovviamente degli americani Manilla Road, autori durante gli anni ’80 di una serie di strepitosi classici che rimangono negli annali della musica metal e non devono mancare agli amanti del genere.

Mark Shelton (chitarrista e cantante, leader della band e ultimo membro storico rimasto) non ha saputo resistere all’invito di raggiungere l’Italia una seconda volta, dopo il tour dell’anno scorso. Questa volta, oltre al Brunch a Porto d’Ascoli, i nostri riescono a organizzare una seconda data a Brescia, alla Sfinge (grazie soprattutto al mitico Gianluca Silvi che ha reso possibile questa serata).

L’occasione per poter suonare insieme ai Manilla Road è ghiotta e ben tre gruppi metal italiani accompagnano gli americani sul palco.

Spetta ai Jotunheim di Gianluca Silvi (chitarrista) aprire le danze. Il gruppo sorprende oltre misura! Il loro breve show (solo 4 brani, purtroppo) inizia con la più insospettabile cover, ossia ‘Ride OF The Chariots’ dei Thor (cantante degli anni ’80 che era divenuto abbastanza famoso per i suoi show, durante i quali faceva scoppiare borse d’acqua calda sul petto, flettendo i pettorali!!)! La prima cosa che colpisce è la voce tonante del singer, un vero portento!! La cover è ottima ed i tre pezzi successivi, tutti scritti dal gruppo, sono altrettanto validi. Segnalo in particolare la potente ‘Skullcrusher’, epic metal ferale e distruttivo! Sicuramente i Jotunheim ci faranno ascoltare qualcosa di notevole quando uscirà il loro debut CD di heavy metal tradizionale, epico ed estremamente intenso!

Seguono gli Hyades, band che ha già ben figurato in molti palchi e che ora, con un sound decisamente più vicino ad un thrash primordiale (nel passato erano decisamente più sul metal classico), sferra il suo attacco! Brani dalla potenza di ‘Sharpen The Iron’ e ‘Rush Of Deathbringers’ riescono ad esaltare nella giusta misura il pubblico, senza dimenticare l’ottimo singer Marco Colombo, che si dimostra sempre un grandioso frontman, cercando in tutti i modi di coinvolgere i presenti. Il concerto dei nostri si chiude con l’addio a Bardo, il loro bassista, che riceve un applauso meritato.

E’ quindi il turno dei romani Rosae Crucis, senz’altro uno dei migliori gruppi della scena metal italiana. In quest’occasione purtroppo il mitico singer Ciape risulta affetto da una forte influenza che mina la sua prova sul palco. Il cantante però non molla e si lancia lo stesso in un estenuante concerto insieme ai suoi compagni. La chitarra di Andrea Magini macina un sacco di riff e il basso di Massimiliano pulsa impazzito ma qualcosa non funziona. Purtroppo il muro di suoni delle due chitarre non rende come dovrebbe. La magia dei Rosae Crucis risulta a mio avviso accresciuta dall’apporto di una sola chitarra e da un maggior spazio per le linee vocali. In questo concerto, per ovvi motivi, le linee vocali erano poco presenti e il sound risultava quindi un po’ troppo “spigoloso”, diverso da ciò che ci si potrebbe aspettare dai Rosae Crucis. Comunque sia il gruppo ce la mette tutta e riesce a colpire a fondo i cuori dei suoi fan con l’esecuzione di brani stupendi come ‘Worms OF The Earth’ (in cui alcuni versetti vengono cantati in italiano, per la gioia dei fan più accaniti!), ”The Justice Of Roma’ e ‘The Witch’. Conclusi gli show della triade italiana non resta che la discesa sul palco dei Manilla Road! L’attesa, per le decine di fan presenti si fa spasmodica, ma il risultato di tante aspettative è più che lusinghiero.

Mark Shelton e compagni arrivano pimpanti e sfornano uno dopo l’altro una serie interminabile di classici che folgorano l’audience. Colpisce l’intervento, ad un certo punto, di Gianluca Silvi (che quindi imbraccia una seconda chitarra) e di Matteo, il cantante dei Jotunheim, che accompagnano i Manilla Road nell’esecuzione della criptica ‘Queen Of The Black Coast’. Il cantante ufficiale, Brian Patrick, si dimostra all’altezza del difficile compito di sostituire la leggenda Mark Shelton, che ora non se la sente di ricoprire il duplice ruolo di singer e chitarrista; ma ogni tanto anche il leader della band prende il posto di Brian a canta alcuni pezzi. Colpiscono in modo particolare, durante lo show, la furia scatenata per ‘Up From The Crypt’, l’ipnotica ‘The Riddle Master’, la potente ed epicissima ‘Road Of The Kings’ (forse uno dei brani migliori dei Manilla), il rock di ‘Flaming Metal System’ e la magia della finale ‘Dreams Of Eschaton’.

Dietro le pelli della batteria troviamo un ragazzo di soli diciannove anni, Cory Christner, che vi assicuro suona come una furia scatenata e non molla per tutta la durata del concerto. I fan accorsi a questa magica serata hanno preparato un omaggio per il gruppo, una bandiera italiana dedicata, che Mark e Brian sventolano per bene sul palco ringraziando a più non posso i presenti. L’emozione continua a salire e trova picchi notevoli come per ‘Mystification’ o ‘Divine Victim’. Mark e i Manilla Road concludono lo show in un tripudio che li accompagna per il resto della nottata!

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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